REGNO UNITO. 10 ARRESTATI PER TERRORISMO RISCHIANO DEPORTAZIONE
dieci stranieri considerati pericolosamente contigui al terrorismo sono stati fermati nelle ultime 24 ore dalla polizia britannica, in vista di una loro deportazione. Tra loro, anche Abu Qatada, il predicatore fondamentalista soprannominato
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dieci stranieri considerati pericolosamente contigui al terrorismo sono stati fermati nelle ultime 24 ore dalla polizia britannica, in vista di una loro deportazione. Tra loro, anche Abu Qatada, il predicatore fondamentalista soprannominato “l'ambasciatore di Al Qaida” in Europa, condannato all'ergastolo in contumacia in Giordania per il suo ruolo in una serie di attentati.
I raid di Scotland Yard e dei servizi di immigrazione sono avvenuti nel Leicestershire, a Londra, Luton e nelle West Midlands, nel centro dell'Inghilterra. La retata segue la sigla, il 10 agosto, di un accordo tra Londra e la Giordania, nel quale Amman si è impegnata a non applicare la tortura e la pena di morte nei confronti di chi venga inviato nel Paese.
Secondo i legali degli arrestati, le espulsioni sono contro le leggi europee sui diritti umani, sottoscritte dalla Gran Bretagna, mentre le garanzie di alcuni paesi - dove sono comuni la tortura e gli abusi - valgono poco.
“Le circostanze della nostra sicurezza nazionale sono cambiate: è vitale agire contro coloro che la minacciano”, ha dichiarato il ministro dell'Interno Charles Clarke.
Secondo lo Human Rights Act, la Gran Bretagna non può deportare nessuno verso un Paese dove costui rischi di essere perseguitato. Alcuni degli arrestati, oltre che dalla Giordania, vengono dal Libano e dall'Algeria, paesi con un discutibile curriculum in materia di diritti umani. Per questo Londra sta negoziando con 10 paesi, tra cui appunto Libano ed Algeria, per ottenere garanzie che queste persone espulse non saranno maltrattate.
Queste garanzie vengono considerate solo chiacchiere da organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Liberty, per le quali non c'è alcuna garanzia reale che non verranno commessi abusi. Si ritiene che la battaglia legale contro le deportazioni possa durare mesi. Smai Chakrabarti, di Liberty, ha dichiarato che “ci vorrà più di un pezzo di carta per convincermi che la Giordania o alcuni di quei regimi del Nord Africa e del Medio Oriente sono improvvisamente posti sicuri”. E il responsabile di Amnesty International Mike Blakemore ha affermato che le assicurazioni che cerca il governo “non valgono la carta sulla quale sono scritte. Ci fidiamo di noti torturatori che ci dicono che non lo rifaranno”.
I raid di Scotland Yard e dei servizi di immigrazione sono avvenuti nel Leicestershire, a Londra, Luton e nelle West Midlands, nel centro dell'Inghilterra. La retata segue la sigla, il 10 agosto, di un accordo tra Londra e la Giordania, nel quale Amman si è impegnata a non applicare la tortura e la pena di morte nei confronti di chi venga inviato nel Paese.
Secondo i legali degli arrestati, le espulsioni sono contro le leggi europee sui diritti umani, sottoscritte dalla Gran Bretagna, mentre le garanzie di alcuni paesi - dove sono comuni la tortura e gli abusi - valgono poco.
“Le circostanze della nostra sicurezza nazionale sono cambiate: è vitale agire contro coloro che la minacciano”, ha dichiarato il ministro dell'Interno Charles Clarke.
Secondo lo Human Rights Act, la Gran Bretagna non può deportare nessuno verso un Paese dove costui rischi di essere perseguitato. Alcuni degli arrestati, oltre che dalla Giordania, vengono dal Libano e dall'Algeria, paesi con un discutibile curriculum in materia di diritti umani. Per questo Londra sta negoziando con 10 paesi, tra cui appunto Libano ed Algeria, per ottenere garanzie che queste persone espulse non saranno maltrattate.
Queste garanzie vengono considerate solo chiacchiere da organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Liberty, per le quali non c'è alcuna garanzia reale che non verranno commessi abusi. Si ritiene che la battaglia legale contro le deportazioni possa durare mesi. Smai Chakrabarti, di Liberty, ha dichiarato che “ci vorrà più di un pezzo di carta per convincermi che la Giordania o alcuni di quei regimi del Nord Africa e del Medio Oriente sono improvvisamente posti sicuri”. E il responsabile di Amnesty International Mike Blakemore ha affermato che le assicurazioni che cerca il governo “non valgono la carta sulla quale sono scritte. Ci fidiamo di noti torturatori che ci dicono che non lo rifaranno”.
— FONTI
- (Fonti: Ansa, 11 agosto 2005)
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