PENA DI MORTE. ONU, VOTO SU MORATORIA 19 O 20 DICEMBRE
Il voto finale dell'Assemblea Generale dell'Onu sulla moratoria delle esecuzioni
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Il voto finale dell'Assemblea Generale dell'Onu sulla moratoria delle esecuzioni e' atteso al Palazzo di Vetro tra il 19 ed il 20 dicembre 2007, e non si esclude affatto che prima del via libera definitivo i cosiddetti Paesi 'amici della pena di morte' guidati da Singapore e dall'Egitto, tornino alla carica con una serie di emendamenti-killer.
Sono questi gli elementi raccolti nei corridoi del Palazzo di Vetro dagli esponenti newyorchesi del Partito Radicale, secondo cui ci sono buone speranze di far crescere il consenso in seno all'Assemblea Generale, superando i 99 si' (52 i contrari ma ben 33 gli astenuti) del voto in commissione, se in queste settimane non si abbassa la guardia.
Ne hanno parlato oggi in un incontro con i giornalisti Matteo Mecacci, rappresentante all'Onu e vicepresidente del Senato del Partito Radicale italiano, e Marco Cappato, deputato europeo, relatore sui diritti umani, in questi giorni a New York insieme con una delegazione dell'Assemblea di Strasburgo.
I radicali hanno identificato una ventina di Paesi che potrebbero votare a favore o astenersi, diversi dei quali africani. Tra essi Paesi che non hanno votato in commissione come Tunisia (paese in moratoria di fatto), Repubblica Democratica del Congo, Guinea Bissau, Senegal, oltre a Seychelles e Kiribati; Paesi in moratoria ma che si sono astenuti in commissione: Marocco, Congo Brazzaville, Ghana, Niger, Lesotho e anche la Corea del Sud.
Il testo sulla moratoria e' stato approvato dalla Terza Commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu il 15 novembre, ed ha rappresentato un successo per la diplomazia italiana, che e' riuscita non solo a mantenere compatta l'Unione europea ma anche a costruire un vasto consenso in tutti e cinque in continenti.
La risoluzione sulla moratoria, come tutti i documenti dell'Assemblea Generale, non ha valore vincolante ma forte peso morale: chiede 'la moratoria delle esecuzioni in vista della loro abolizione' e fa appello agli Stati che hanno la pena di morte a 'ridurne progressivamente' l'uso e 'il numero di delitti per i quali puo' essere imposta'.
Sono questi gli elementi raccolti nei corridoi del Palazzo di Vetro dagli esponenti newyorchesi del Partito Radicale, secondo cui ci sono buone speranze di far crescere il consenso in seno all'Assemblea Generale, superando i 99 si' (52 i contrari ma ben 33 gli astenuti) del voto in commissione, se in queste settimane non si abbassa la guardia.
Ne hanno parlato oggi in un incontro con i giornalisti Matteo Mecacci, rappresentante all'Onu e vicepresidente del Senato del Partito Radicale italiano, e Marco Cappato, deputato europeo, relatore sui diritti umani, in questi giorni a New York insieme con una delegazione dell'Assemblea di Strasburgo.
I radicali hanno identificato una ventina di Paesi che potrebbero votare a favore o astenersi, diversi dei quali africani. Tra essi Paesi che non hanno votato in commissione come Tunisia (paese in moratoria di fatto), Repubblica Democratica del Congo, Guinea Bissau, Senegal, oltre a Seychelles e Kiribati; Paesi in moratoria ma che si sono astenuti in commissione: Marocco, Congo Brazzaville, Ghana, Niger, Lesotho e anche la Corea del Sud.
Il testo sulla moratoria e' stato approvato dalla Terza Commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu il 15 novembre, ed ha rappresentato un successo per la diplomazia italiana, che e' riuscita non solo a mantenere compatta l'Unione europea ma anche a costruire un vasto consenso in tutti e cinque in continenti.
La risoluzione sulla moratoria, come tutti i documenti dell'Assemblea Generale, non ha valore vincolante ma forte peso morale: chiede 'la moratoria delle esecuzioni in vista della loro abolizione' e fa appello agli Stati che hanno la pena di morte a 'ridurne progressivamente' l'uso e 'il numero di delitti per i quali puo' essere imposta'.
— FONTI
- (Fonti: ANSA, 21/11/2007)
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