USA - Delaware. Jermaine Wright, ex detenuto nel braccio della morte, è stato formalmente dichiarato innocente
Viene aggiunto con il numero 203 alla lista degli ex condannati a morte che sono stati prosciolti

05/08/2026 - USA. Delaware. Jermaine Wright, ex detenuto nel braccio della morte, è stato formalmente dichiarato innocente
Viene aggiunto con il numero 203 alla lista degli ex condannati a morte che sono stati prosciolti
Wright, nero, oggi ha 53 anni.
Era stato condannato a morte nel 1992 con l’accusa di aver ucciso, durante una rapina ad un negozio di liquori il 14 gennaio 1991, il commesso Phillip Seifert, 66 anni. All’epoca Wright aveva 18 anni e problemi di dipendenza dall’eroina.
Nel 2012 il giudice John A. Parkins aveva annullato il verdetto di colpevolezza, definendo “molto deboli se non inesistenti” le prove contro Wright. Nessuna prova fisica, l’arma del delitto non è stata ritrovata, nessuna impronta digitale o di scarpa, nessuna immagine di videocamere di sorveglianza, e testimoni che non lo avevano riconosciuto nel corso di confronti. A parte una confessione videoregistrata, che però il giudice Parkins ha ridimensionato, definendola “chiaramente rilasciata in condizioni anormali da una persona sotto l’effetto dell’eroina”, contro Wright c’era solo la testimonianza di un detenuto che asseriva di averlo sentito confessare il crimine, ma anche questa testimonianza in seguito era stata ritrattata. Il giudice Parkins aveva poi rilevato che alcuni importanti elementi che avrebbero potuto essere molto favorevoli per la difesa erano stati tenuti nascosti dalla pubblica accusa, ad esempio il fatto che in zona fossero state effettuate altre rapine con modalità quasi identiche. Contro quella sentenza aveva fatto ricorso la pubblica accusa, e la Corte Suprema di stato aveva annullato 4-1 l’annullamento stabilendo che il giudice Perkins non avrebbe dovuto occuparsi del tema della confessione contestata, perché era già stata affrontata compiutamente nei ricorsi presentati dall’imputato in precedenza, e che la circostanza di altre rapine effettuate nella zona non sembrava, da sola, sufficiente a superare l’importanza della confessione videoregistrata. Il 19 maggio 2014 la stessa Corte Suprema aveva cambiato parere, e dopo aver esaminato ulteriori elementi presentati dalla difesa, aveva stabilito che “l’effetto cumulativo dei nuovi elementi forniti dalla difesa era sufficiente ad annullare il verdetto di colpevolezza e richiedere un nuovo processo”. Nel nuovo processo nel 2015 il giudice Perkins aveva accolto la richiesta della difesa di escludere la confessione dalle prove a disposizione della pubblica accusa. La pubblica accusa il 2 febbraio 2015 aveva preso atto dell’ordine scritto del giudice Perkins, ed aveva ritirato tutte le accuse. Wright era stato scarcerato il 2 febbraio 2015. Contro quella decisione la pubblica accusa aveva fatto ricorso alla Corte Suprema di Stato chiedendo di poter celebrare il processo davanti ad un altro giudice, e di poter utilizzare nel nuovo processo la vecchia confessione. Il 12 gennaio 2015 la Corte Suprema aveva accolto il ricorso dell’accusa, e nel 2016 Wright si era costituito. Poco dopo Wright aveva accettato un accordo con la pubblica accusa, un accordo che viene chiamato “no contest”, in cui l’imputato accetta l’imputazione (in questo caso omicidio di 2° grado) ma al tempo stesso non si dichiara colpevole. In cambio di questo accordo Wright è stato condannato a “non più di 20 anni”, e il giudice Eric Davis ne aveva disposto l’immediata scarcerazione in considerazione dei 24 anni già scontati. All’epoca Wright dichiarò: «Dopo 24 anni di detenzione, vorrei solo tornare a casa».
Questi “ritardi” sono la tipica strategia processuale della pubblica accusa, restia ad ammettere i propri errori, e che è in grado di “ricattare” i detenuti spingendoli a dichiararsi colpevoli di un reato minore ottenendo in cambio la scarcerazione immediata. Se non accettassero questo tipo di accordi, dovrebbero rimanere in carcere ancora molti anni in attesa di ottenere una assoluzione completa.
Dal 2016 Wright è in libertà, ma solo oggi, dopo altri 10 anni, ha ottenuto la dichiarazione di “effettiva innocenza”
Il 23 luglio 2026, il giudice Calvin Scott ha ordinato il rilascio di un certificato di innocenza a Jermaine “Marlow” Wright e ha disposto la cancellazione della sua condanna.
Roberts viene aggiunto con il numero 203 alla “Innocence List” del Death Penalty Information Center, che tiene il conto di tutte le persone che, dal 1973 ad oggi, sono prima state condannate a morte e poi, spesso dopo molti anni, sono state dichiarate innocenti, o comunque contro di loro sono state ritirate tutte le accuse. I criteri per essere inseriti nella “Innocence List” sono rigidi: mentre non è infrequente che un condannato a morte riesca ad ottenere un annullamento del verdetto di colpevolezza, o anche solo della condanna a morte, una persona viene dichiarata “effettivamente innocente” solo al termine di un ulteriore iter giudiziario incentrato proprio sulla richiesta di veder riconosciuto formalmente l’errore giudiziario. La dichiarazione di “effettiva innocenza” è anche indispensabile per ottenere un risarcimento per l’ingiusta detenzione. Come detto all’inizio, il Death Penalty Information Center tiene un database delle persone “esonerate” (è questo il termine che viene usato) dal 1972 ad oggi. Come ricorda il DPIC, “Per ogni 8 persone giustiziate negli Stati Uniti, un’altra persona è stata scagionata dal braccio della morte”.
Sul caso di Wright vedi anche NtC 03/01/2012, 11/01/2012, 24/05/2013, 19/05/2014, 02/02/2015, 15/01/2016, 12/09/2016.
- (Fonte: Death Penalty Information Center, 05/08/2026)
- https://deathpenaltyinfo.org/jermaine-marlow-wright-former-delaware-death-row-prisoner-is-203rd-person-exonerated-34-years-after-his-wrongful-conviction
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