PAKISTAN: PROSCIOLTO IN APPELLO CRISTIANO CHE ERA STATO CONDANNATO A MORTE PER BLASFEMIA
E’ stato prosciolto in appello un pakistano cristiano che in primo grado era stato condannato a morte per blasfemia.
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E’ stato prosciolto in appello un pakistano cristiano che in primo grado era stato condannato a morte per blasfemia.
Si tratta di Barkat Masih, 56 anni, nato da una famiglia indù ma convertitosi al cristianesimo. E’ originario della città di Bahawalpur, nella provincia del Punjab, ed è stato coinvolto in un caso di blasfemia il primo ottobre del 2011, ricevendo in primo grado la condanna alla pena capitale.
Fonti locali raccontano che l'uomo, guardiano di professione, è finito nel mezzo di una disputa fra lavoratori, che volevano occupare senza averne diritto una porzione di terra. Egli ha impedito l'ingresso in un ufficio, dove erano conservati i documenti di proprietà, per mantenere fede al compito assegnato. Al rifiuto opposto dal custode, due operai musulmani - Muhammad Saleem e Muhammad Shoaib - lo hanno insultato e minacciato, promettendogli di "fargliela pagare".
Essi hanno presentato denuncia alle forze dell'ordine, che hanno eseguito l'arresto a carico di Barkat Masih per insulti al profeta Maometto, una colpa che può condurre alla condanna a morte in base all'articolo 295 C del Codice penale pakistano. Tuttavia, dopo aver trascorso 18 mesi in carcere, il giudice Javed Ahmed dell'Alta corte di Bahawalpur ha accolto il ricorso in appello e prosciolto l'imputato perché il fatto non sussiste.
Attivisti per i diritti umani e leader cristiani sono soddisfatti per la sentenza, un segnale positivo anche per molti casi analoghi in futuro. L'ong World Vision In Progress, che ha sostenuto la difesa dell'uomo, è felice per il verdetto e parla di "inizio di un cambiamento". Haroon Barkat Masih, presidente della Masihi Foundation, ricorda che le leggi sulla blasfemia sono sfruttate per "colpire le comunità emarginate" e che un'accusa "equivale a una condanna a morte". Per questo egli auspica che il caso sia un "precedente" importante e che alla norma vengano fatte le "opportune modifiche". Infine p. Nawaz George, sacerdote della diocesi di Lahore e impegnato nella difesa dei diritti dei cristiani, si dice "entusiasta" per la liberazione "di un innocente" che ha saputo mantenere "salda la propria fede". "Auspichiamo che questo fatto - conclude - possa infondere nuova speranza alla gente che è in prigione, in attesa che venga fatta giustizia".
Si tratta di Barkat Masih, 56 anni, nato da una famiglia indù ma convertitosi al cristianesimo. E’ originario della città di Bahawalpur, nella provincia del Punjab, ed è stato coinvolto in un caso di blasfemia il primo ottobre del 2011, ricevendo in primo grado la condanna alla pena capitale.
Fonti locali raccontano che l'uomo, guardiano di professione, è finito nel mezzo di una disputa fra lavoratori, che volevano occupare senza averne diritto una porzione di terra. Egli ha impedito l'ingresso in un ufficio, dove erano conservati i documenti di proprietà, per mantenere fede al compito assegnato. Al rifiuto opposto dal custode, due operai musulmani - Muhammad Saleem e Muhammad Shoaib - lo hanno insultato e minacciato, promettendogli di "fargliela pagare".
Essi hanno presentato denuncia alle forze dell'ordine, che hanno eseguito l'arresto a carico di Barkat Masih per insulti al profeta Maometto, una colpa che può condurre alla condanna a morte in base all'articolo 295 C del Codice penale pakistano. Tuttavia, dopo aver trascorso 18 mesi in carcere, il giudice Javed Ahmed dell'Alta corte di Bahawalpur ha accolto il ricorso in appello e prosciolto l'imputato perché il fatto non sussiste.
Attivisti per i diritti umani e leader cristiani sono soddisfatti per la sentenza, un segnale positivo anche per molti casi analoghi in futuro. L'ong World Vision In Progress, che ha sostenuto la difesa dell'uomo, è felice per il verdetto e parla di "inizio di un cambiamento". Haroon Barkat Masih, presidente della Masihi Foundation, ricorda che le leggi sulla blasfemia sono sfruttate per "colpire le comunità emarginate" e che un'accusa "equivale a una condanna a morte". Per questo egli auspica che il caso sia un "precedente" importante e che alla norma vengano fatte le "opportune modifiche". Infine p. Nawaz George, sacerdote della diocesi di Lahore e impegnato nella difesa dei diritti dei cristiani, si dice "entusiasta" per la liberazione "di un innocente" che ha saputo mantenere "salda la propria fede". "Auspichiamo che questo fatto - conclude - possa infondere nuova speranza alla gente che è in prigione, in attesa che venga fatta giustizia".
— FONTI
- (Fonti: asianews.it, 30/01/2013)
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