PAKISTAN: MINORENNI NEL BRACCIO DELLA MORTE
attualmente ci sono cinque detenuti nel braccio della morte del carcere di Mach in Balucistan
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attualmente ci sono cinque detenuti nel braccio della morte del carcere di Mach in Balucistan, nel Pakistan, condannati a morte quando erano minori di 18 anni, ha reso noto l’avvocato Nadir Ali Khoso in una lettera pubblicata il 17 gennaio 2012 sul giornale pakistano The Express Tribune.
Il primo è Shah Mewal. Ora ha 20 anni ed è stato condannato a morte dal tribunale anti-terrorismo di Mastung. Dopo quattro anni in isolamento la sua pena è stata commutata dall’Alta Corte del Balucistan a 25 anni di carcere duro. Aveva 13 anni nel momento in cui commise il reato.
Il secondo, Sarfaraz, aveva 16 o 17 anni al momento in cui si dice che abbia commesso un omicidio. Fu condannato a morte nel 2009 e il suo ricorso è pendente presso l’Alta Corte del Balucistan.
Il terzo è Bhai Khan, figlio di Shah Mohammad Chandio. Ora ha 18 anni, ma era minorenne quando fu condannato a morte dal giudice della corte di assise distrettuale di Dera Allah Yar.
Il quarto caso riguarda Naseerullah che, avendo di 17 anni, è ancora minorenne. Fu condannato a morte nel marzo 2010.
L'ultimo è un prigioniero di nome Ahmed Zahoor, figlio di Sajawal Jakhrani. Ha ancora 17 anni e gli è stata comminata la pena di morte nel marzo 2010 dal giudice della corte di assise distrettuale di Dera Allah Yar.
Quel che è scioccante è che in tutti e cinque i casi, quando venivano processati in tribunali inferiori, i loro avvocati non hanno usato l'argomento che essi erano minorenni e, di conseguenza, la clemenza doveva essere esercitata. L’avessero fatto, forse alla maggior parte di loro non sarebbe stata data la pena di morte. La procedura, nella maggior parte dei casi è che se un avvocato solleva la questione, il tribunale stabilisce che l'età dell’imputato debba essere accertata da una perizia medica. E se è dimostrato che il sospetto non è un adulto, poi il caso procede secondo le modalità previste dall’Ordinanza sul sistema di giustizia minorile (JJSO), la quale stabilisce che “nessun fanciullo deve essere condannato a morte".
La Society for the Protection of the Rights of the Child, una ONG di Islamabad ha inviato appelli che li riguardano sia al presidente della Corte suprema del Pakistan sia al presidente dell’Alta Corte del Balucistan, sperando che gli alti giudici agiscano e rendano giustizia a questi detenuti, come previsto dalla legge del paese per il trattamento dei minori all'epoca del reato.
Il primo è Shah Mewal. Ora ha 20 anni ed è stato condannato a morte dal tribunale anti-terrorismo di Mastung. Dopo quattro anni in isolamento la sua pena è stata commutata dall’Alta Corte del Balucistan a 25 anni di carcere duro. Aveva 13 anni nel momento in cui commise il reato.
Il secondo, Sarfaraz, aveva 16 o 17 anni al momento in cui si dice che abbia commesso un omicidio. Fu condannato a morte nel 2009 e il suo ricorso è pendente presso l’Alta Corte del Balucistan.
Il terzo è Bhai Khan, figlio di Shah Mohammad Chandio. Ora ha 18 anni, ma era minorenne quando fu condannato a morte dal giudice della corte di assise distrettuale di Dera Allah Yar.
Il quarto caso riguarda Naseerullah che, avendo di 17 anni, è ancora minorenne. Fu condannato a morte nel marzo 2010.
L'ultimo è un prigioniero di nome Ahmed Zahoor, figlio di Sajawal Jakhrani. Ha ancora 17 anni e gli è stata comminata la pena di morte nel marzo 2010 dal giudice della corte di assise distrettuale di Dera Allah Yar.
Quel che è scioccante è che in tutti e cinque i casi, quando venivano processati in tribunali inferiori, i loro avvocati non hanno usato l'argomento che essi erano minorenni e, di conseguenza, la clemenza doveva essere esercitata. L’avessero fatto, forse alla maggior parte di loro non sarebbe stata data la pena di morte. La procedura, nella maggior parte dei casi è che se un avvocato solleva la questione, il tribunale stabilisce che l'età dell’imputato debba essere accertata da una perizia medica. E se è dimostrato che il sospetto non è un adulto, poi il caso procede secondo le modalità previste dall’Ordinanza sul sistema di giustizia minorile (JJSO), la quale stabilisce che “nessun fanciullo deve essere condannato a morte".
La Society for the Protection of the Rights of the Child, una ONG di Islamabad ha inviato appelli che li riguardano sia al presidente della Corte suprema del Pakistan sia al presidente dell’Alta Corte del Balucistan, sperando che gli alti giudici agiscano e rendano giustizia a questi detenuti, come previsto dalla legge del paese per il trattamento dei minori all'epoca del reato.
— FONTI
- (Fonti: The Express Tribune, 17/01/2012)
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