PAKISTAN: IMPICCATO UN ALTRO MILITANTE, 20° DALLA FINE DELLA MORATORIA
il Pakistan ha impiccato un altro militante di un gruppo anti-sciita fuorilegge, portando a venti il numero delle
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il Pakistan ha impiccato un altro militante di un gruppo anti-sciita fuorilegge, portando a venti il numero delle esecuzioni nel Paese dopo la revoca della moratoria sulla pena di morte.
Ikramul Haq, alias Lahori, è stato impiccato nella prigione di Kot Lakhpat a Lahore dopo che il tribunale ha respinto il compromesso raggiunto dalla sua famiglia con i parenti della persona uccisa.
Haq era legato al gruppo militante Sipah-i-Sahaba Pakistan (SSP) ed era coinvolto nell'omicidio di un uomo sciita, Nayyar Abbas, nel 2001 nella zona di Shorkot a Jhang, Provincia del Punjab.
Un tribunale anti-terrorismo di Faisalabad lo aveva condannato a morte nel 2004 e l’ordine di esecuzione era stato emesso il 6 gennaio 2015 dopo che il Presidente Mamnoon Hussain aveva respinto il suo appello alla clemenza.
Doveva essere impiccato l'8 gennaio, ma l'esecuzione era stata sospesa dopo un accordo raggiunto con la famiglia di Abbas. In seguito, è emerso che, su otto familiari della vittima, solo due dei suoi fratelli e una sorella l’avevano perdonato. La corte ha respinto il compromesso e ha confermato la sua condanna a morte.
Ikramul Haq, alias Lahori, è stato impiccato nella prigione di Kot Lakhpat a Lahore dopo che il tribunale ha respinto il compromesso raggiunto dalla sua famiglia con i parenti della persona uccisa.
Haq era legato al gruppo militante Sipah-i-Sahaba Pakistan (SSP) ed era coinvolto nell'omicidio di un uomo sciita, Nayyar Abbas, nel 2001 nella zona di Shorkot a Jhang, Provincia del Punjab.
Un tribunale anti-terrorismo di Faisalabad lo aveva condannato a morte nel 2004 e l’ordine di esecuzione era stato emesso il 6 gennaio 2015 dopo che il Presidente Mamnoon Hussain aveva respinto il suo appello alla clemenza.
Doveva essere impiccato l'8 gennaio, ma l'esecuzione era stata sospesa dopo un accordo raggiunto con la famiglia di Abbas. In seguito, è emerso che, su otto familiari della vittima, solo due dei suoi fratelli e una sorella l’avevano perdonato. La corte ha respinto il compromesso e ha confermato la sua condanna a morte.
— FONTI
- (Fonti: PTI, 17/01/2014)
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