PAKISTAN. GRUPPI PER I DIRITTI UMANI CONTRARI ALL'ANNULLAMENTO DI UNA CONDANNA A MORTE
i gruppi a difesa dei diritti umani in Pakistan hanno criticato il governo e la polizia dopo che una corte ha annullato il verdetto di colpevolezza di cinque uomini condannati a morte per un grave caso di violenza sessuale.
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i gruppi a difesa dei diritti umani in Pakistan hanno criticato il governo e la polizia dopo che una corte ha annullato il verdetto di colpevolezza di cinque uomini condannati a morte per un grave caso di violenza sessuale. Hanno detto che le autorità non hanno protetto i testimoni dell’aggressione nel 2002 a Mukhtiar Mai, che diventò lei stessa attivista perchè l’alta corte di Multan confermasse le condanne.
"Siamo contrariati dal fatto che gli autori di gravi crimini abbiano evitato la punizione e che la vittima sia stata costretta a pagare il prezzo per il fallimento dello Stato nell’assicurare la giustizia," ha detto I.A Rehman, direttore della Commissione diritti umani del Pakistan.
Mai era stata violentata su ordine di un consiglio tribale del villaggio di Meerwala nella provincia del Punjab nel giugno 2002, per un così detto crimine d’onore legato al fatto che suo fratello aveva avuto una relazione con una donna appartenente ad un potente clan rivale.
Il caso aveva scioccato il paese e suscitato le proteste internazionali. Più tardi lo stesso anno, una corte anti terrorismo del Punjab aveva condannato a morte per impiccagione sei uomini e rilasciato altri otto imputati.
Tuttavia gli avvocati hanno detto che cinque dei condannati erano stati rilasciati mentre il sesto aveva avuto la sentenza commutata in ergastolo. La corte ha anche rigettato un appello di Mai contro il rilascio degli otto. Shehnaz Bukhari, a capo dell’associazione “Donne progressiste” con sede ad Islamabad e già vincitrice del premio Americano al coraggio civile “US Civil Courage Award” ha detto di essere sconcertata dall’esito dell’appello. Ha lamentato che il governo non abbia operato per assicurare un corretto svolgimento del processo e che non abbia fornito protezione ai possibili testimoni. "Una simile sentenza incoraggerà solo la nostra società maschilista a sfruttare le donne," ha aggiunto.
"I proclami del governo affinchè siano rispettati i diritti delle donne sono solo parole volte a far migliorare l’immagine del paese all’estero," ha detto l’attivista ed esperto legale Hina Jilani.
"Siamo contrariati dal fatto che gli autori di gravi crimini abbiano evitato la punizione e che la vittima sia stata costretta a pagare il prezzo per il fallimento dello Stato nell’assicurare la giustizia," ha detto I.A Rehman, direttore della Commissione diritti umani del Pakistan.
Mai era stata violentata su ordine di un consiglio tribale del villaggio di Meerwala nella provincia del Punjab nel giugno 2002, per un così detto crimine d’onore legato al fatto che suo fratello aveva avuto una relazione con una donna appartenente ad un potente clan rivale.
Il caso aveva scioccato il paese e suscitato le proteste internazionali. Più tardi lo stesso anno, una corte anti terrorismo del Punjab aveva condannato a morte per impiccagione sei uomini e rilasciato altri otto imputati.
Tuttavia gli avvocati hanno detto che cinque dei condannati erano stati rilasciati mentre il sesto aveva avuto la sentenza commutata in ergastolo. La corte ha anche rigettato un appello di Mai contro il rilascio degli otto. Shehnaz Bukhari, a capo dell’associazione “Donne progressiste” con sede ad Islamabad e già vincitrice del premio Americano al coraggio civile “US Civil Courage Award” ha detto di essere sconcertata dall’esito dell’appello. Ha lamentato che il governo non abbia operato per assicurare un corretto svolgimento del processo e che non abbia fornito protezione ai possibili testimoni. "Una simile sentenza incoraggerà solo la nostra società maschilista a sfruttare le donne," ha aggiunto.
"I proclami del governo affinchè siano rispettati i diritti delle donne sono solo parole volte a far migliorare l’immagine del paese all’estero," ha detto l’attivista ed esperto legale Hina Jilani.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 04/03/2005)
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