PAKISTAN: CONFERMATE DUE CONDANNE A MORTE PER BLASFEMIA
una sezione dell’Alta Corte di Lahore ha respinto gli appelli di due fratelli accusati di blasfemia e ha
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una sezione dell’Alta Corte di Lahore ha respinto gli appelli di due fratelli accusati di blasfemia e ha confermato le loro condanne a morte. I due si trovano in carcere da marzo 2006.
La sezione, presieduta dal giudice Abdul Sami Khan, ha respinto le loro richieste e ha detto che la Corte renderà pubblica in seguito una dettagliata sentenza.
Liaquat Ali e suo fratello Umar Daraz sono stati denunciati sulla base della sezione 295-C del codice penale pakistano da Hafiz Ghulam Hussain. La denuncia è stata presentata sulla base di una testimonianza della ex moglie di Daraz, secondo cui i fratelli spesso usavano espressioni blasfeme. Un giudice distrettuale di Jhang li aveva condannati a morte il 27 marzo 2009 e multati per 500.000 rupie ciascuno.
Nella sua sentenza, il giudice distrettuale aveva detto che gli imputati non meritano clemenza. "Non solo sono accusati ai sensi della sezione 295-C, ma inoltre non hanno fede in Allah Onnipotente e nel suo profeta Maometto". Per il giudice i due hanno tentato di creare disordini nella società e hanno ferito i sentimenti dei musulmani. Ha aggiunto: "queste persone stanno cercando di stabilire una nuova fede in modo da danneggiare l'Islam ... il che è niente di meno di una bomba atomica contro l'Islam".
Il giudice ha sostenuto che era meglio stroncare il male sul nascere e li ha condannati a morte ai sensi della sezione 295-C del codice penale. Sono stati anche multati di 500.000 rupie e in caso di mancato pagamento dovranno scontare cinque anni di carcere duro. Nell’esposto, Hussain ha detto che Mulazim Hussain e Ahmed Nawaz sono andati a trovarlo il 17 marzo 2006 confidandogli che l'ex moglie di Daraz aveva detto loro che i due fratelli erano blasfemi. Aveva aggiunto che Daraz aveva ottenuto il divorzio il 13 marzo 2006.
Gli imputati hanno sostenuto davanti al giudice che, indipendentemente dal loro credo, non hanno mai bestemmiato contro il Profeta o Allah. Il loro avvocato ha detto che gli imputati non dovevano essere perseguiti ai sensi della sezione 295-C in quanto non hanno pronunciato commenti sprezzanti o mancato di rispetto al santo profeta.
Un gruppo di avvocati è comparso pro bono dinanzi al giudice contro gli imputati.
La sezione, presieduta dal giudice Abdul Sami Khan, ha respinto le loro richieste e ha detto che la Corte renderà pubblica in seguito una dettagliata sentenza.
Liaquat Ali e suo fratello Umar Daraz sono stati denunciati sulla base della sezione 295-C del codice penale pakistano da Hafiz Ghulam Hussain. La denuncia è stata presentata sulla base di una testimonianza della ex moglie di Daraz, secondo cui i fratelli spesso usavano espressioni blasfeme. Un giudice distrettuale di Jhang li aveva condannati a morte il 27 marzo 2009 e multati per 500.000 rupie ciascuno.
Nella sua sentenza, il giudice distrettuale aveva detto che gli imputati non meritano clemenza. "Non solo sono accusati ai sensi della sezione 295-C, ma inoltre non hanno fede in Allah Onnipotente e nel suo profeta Maometto". Per il giudice i due hanno tentato di creare disordini nella società e hanno ferito i sentimenti dei musulmani. Ha aggiunto: "queste persone stanno cercando di stabilire una nuova fede in modo da danneggiare l'Islam ... il che è niente di meno di una bomba atomica contro l'Islam".
Il giudice ha sostenuto che era meglio stroncare il male sul nascere e li ha condannati a morte ai sensi della sezione 295-C del codice penale. Sono stati anche multati di 500.000 rupie e in caso di mancato pagamento dovranno scontare cinque anni di carcere duro. Nell’esposto, Hussain ha detto che Mulazim Hussain e Ahmed Nawaz sono andati a trovarlo il 17 marzo 2006 confidandogli che l'ex moglie di Daraz aveva detto loro che i due fratelli erano blasfemi. Aveva aggiunto che Daraz aveva ottenuto il divorzio il 13 marzo 2006.
Gli imputati hanno sostenuto davanti al giudice che, indipendentemente dal loro credo, non hanno mai bestemmiato contro il Profeta o Allah. Il loro avvocato ha detto che gli imputati non dovevano essere perseguiti ai sensi della sezione 295-C in quanto non hanno pronunciato commenti sprezzanti o mancato di rispetto al santo profeta.
Un gruppo di avvocati è comparso pro bono dinanzi al giudice contro gli imputati.
— FONTI
- (Fonti: The Express Tribune, 19/09/2015)
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