NUOVO CATECHISMO. D’ELIA (NESSUNO TOCCHI CAINO), IL GIUSTIZIALISMO DELLA CHIESA È DURO A MORIRE
sul Compendio del Nuovo Catechismo che verrà presentato domani dal Papa, il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, ha dichiarato quanto segue: “Non siamo mai stati dei fondamentalisti dell’abolizione della pena di morte e non saremo quindi
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sul Compendio del Nuovo Catechismo che verrà presentato domani dal Papa, il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, ha dichiarato quanto segue:
“Non siamo mai stati dei fondamentalisti dell’abolizione della pena di morte (siamo, infatti, per una moratoria ONU delle esecuzioni capitali, nella prospettiva di una sua abolizione paese per paese) e non saremo quindi noi a criticare il Compendio del Nuovo Catechismo nella parte sulla quale la Chiesa Cattolica ha una posizione ragionevole, pragmatica e antiproibizionista tanto quanto quella di Marco Pannella. Il problema è quasi tutto il resto, su cui il ‘no’ della Chiesa è assoluto e non ammette la benchè minima o rara delle eccezioni.
A ben vedere, il relativismo della Chiesa sulla pena di morte non è altro che un tener conto della propria storia e della propria tradizione. Nello Stato Pontificio, dal 1796 al 1864, il ‘maestro di giustizia’ Mastro Titta praticò da solo ben 516 esecuzioni; nello Stato Città del Vaticano la pena di morte era ancora in vigore nel 1968 e, fino al 1992, era ancora considerata pienamente legittima dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il giustizialismo della Chiesa è duro a morire se, ancora oggi, essa contrappone la ‘vita innocente’ dell’embrione a quella ‘colpevole’ dell’’aggressore ingiusto’, il condannato a morte che in ‘casi di assoluta necessità’ può essere giustiziato.
“Non siamo mai stati dei fondamentalisti dell’abolizione della pena di morte (siamo, infatti, per una moratoria ONU delle esecuzioni capitali, nella prospettiva di una sua abolizione paese per paese) e non saremo quindi noi a criticare il Compendio del Nuovo Catechismo nella parte sulla quale la Chiesa Cattolica ha una posizione ragionevole, pragmatica e antiproibizionista tanto quanto quella di Marco Pannella. Il problema è quasi tutto il resto, su cui il ‘no’ della Chiesa è assoluto e non ammette la benchè minima o rara delle eccezioni.
A ben vedere, il relativismo della Chiesa sulla pena di morte non è altro che un tener conto della propria storia e della propria tradizione. Nello Stato Pontificio, dal 1796 al 1864, il ‘maestro di giustizia’ Mastro Titta praticò da solo ben 516 esecuzioni; nello Stato Città del Vaticano la pena di morte era ancora in vigore nel 1968 e, fino al 1992, era ancora considerata pienamente legittima dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Il giustizialismo della Chiesa è duro a morire se, ancora oggi, essa contrappone la ‘vita innocente’ dell’embrione a quella ‘colpevole’ dell’’aggressore ingiusto’, il condannato a morte che in ‘casi di assoluta necessità’ può essere giustiziato.
— FONTI
- (Fonti: Nessuno tocchi Caino, 28/06/2005)
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