Nel suo Rapporto del 2001 al Comitato Diritti Umani...
Nel suo Rapporto del 2001 al Comitato Diritti Umani dell'ONU, il Governo nordcoreano ha asserito di aver ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5
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Nel suo Rapporto del 2001 al Comitato Diritti Umani dell’ONU, il Governo nord-coreano ha asserito di aver ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5. Ma 4 di quelli rimasti sono di natura essenzialmente politica. Il Codice Penale prevede infatti la pena di morte obbligatoria per attività “in collusione con gli imperialisti” volte a “sopprimere la lotta di liberazione nazionale”. La pena di morte può essere inoltre applicata per “divergenza ideologica”, “opposizione al socialismo” e “crimini controrivoluzionari”. In base a questi “reati” il regime comunista ha continuato a giustiziare prigionieri politici, oppositori pacifici, disertori o transfughi rimpatriati, ascoltatori di trasmissioni estere, possessori di materiale stampato cosiddetto “reazionario”.
Alla fine del 2004, funzionari dello spionaggio sud-coreano, il National Intelligence Service (NIS), hanno confermato che il 29 aprile 2004 la Corea del Nord ha rivisto il suo codice penale. In base al nuovo codice, i nord-coreani riconosciuti colpevoli di attività sovversive contro il governo rischiano la pena di morte o l’ergastolo da scontare in uno dei famigerati campi di lavoro del paese. Prima la pena era di dieci anni di lavori forzati o la pena di morte. I disertori, definiti come “quelli che tradiscono la madrepatria e scappano in altri stati”, in precedenza erano incarcerati fino a dieci anni. Questo limite massimo è stato cambiato e potrebbero essere incarcerati a vita o giustiziati, anche se in base alla nuova legge devono essere condannati a un minimo di cinque anni. Negli ultimi anni migliaia di profughi nord-coreani che tentavano di fuggire verso la Corea del Sud o il Giappone, sono stati rimpatriati forzatamente nel loro paese dalla Cina.
Secondo il Rapporto 2004 del Dipartimento di Stato americano sulla situazione dei diritti umani nel mondo, tra le 150.000 e le 200.000 persone sono detenute per ragioni politiche in campi di “rieducazione” in aree remote del paese. Le condizioni di vita nei campi sono al limite, i detenuti sono soggetti a tortura, aborti forzati e infanticidi.
Gruppi religiosi e per la difesa dei diritti umani fuori dal paese hanno continuato a fornire informazioni relative alla persecuzione di protestanti, cattolici, buddisti e membri di chiese cristiane clandestine. Fedeli cristiani sono stati imprigionati, picchiati, torturati o uccisi per aver letto la Bibbia e predicato su Dio, in particolare per aver avuto legami con gruppi evangelici operanti oltre confine in Cina.
Secondo un rapporto pubblicato nel giugno 2003 dalla Conferenza per il Fondo di Sostegno dei Rifugiati Nord-coreani, un gruppo cinese fondato nel 1998, il paese è ridotto talmente alla fame che al mercato nero si vende carne di cadaveri o di bambini rapiti e uccisi. Per scoraggiare questa pratica, il governo nord-coreano ha giustiziato pubblicamente delle persone giudicate colpevoli di traffico di carne umana.
Sebbene quelle pubbliche siano drasticamente calate negli ultimi anni a fronte delle forti critiche espresse dalla comunità internazionale, esecuzioni continuano a essere effettuate nelle strutture dei servizi di sicurezza e nelle prigioni con la stessa frequenza di prima.
Il numero delle esecuzioni nel 2004 è imprecisato, ma è dell’ordine di molte decine.
L'11 febbraio 2005, la Commissione per il Sostegno dei Rifugiati Nordcoreani, gruppo con sede a Seoul, nella Corea del Sud, ha reso noto che circa 70 profughi nordcoreani, che erano stati catturati in Cina e rimpatriati forzatamente, sono stati giustiziati a gennaio.
Alla fine del 2004, funzionari dello spionaggio sud-coreano, il National Intelligence Service (NIS), hanno confermato che il 29 aprile 2004 la Corea del Nord ha rivisto il suo codice penale. In base al nuovo codice, i nord-coreani riconosciuti colpevoli di attività sovversive contro il governo rischiano la pena di morte o l’ergastolo da scontare in uno dei famigerati campi di lavoro del paese. Prima la pena era di dieci anni di lavori forzati o la pena di morte. I disertori, definiti come “quelli che tradiscono la madrepatria e scappano in altri stati”, in precedenza erano incarcerati fino a dieci anni. Questo limite massimo è stato cambiato e potrebbero essere incarcerati a vita o giustiziati, anche se in base alla nuova legge devono essere condannati a un minimo di cinque anni. Negli ultimi anni migliaia di profughi nord-coreani che tentavano di fuggire verso la Corea del Sud o il Giappone, sono stati rimpatriati forzatamente nel loro paese dalla Cina.
Secondo il Rapporto 2004 del Dipartimento di Stato americano sulla situazione dei diritti umani nel mondo, tra le 150.000 e le 200.000 persone sono detenute per ragioni politiche in campi di “rieducazione” in aree remote del paese. Le condizioni di vita nei campi sono al limite, i detenuti sono soggetti a tortura, aborti forzati e infanticidi.
Gruppi religiosi e per la difesa dei diritti umani fuori dal paese hanno continuato a fornire informazioni relative alla persecuzione di protestanti, cattolici, buddisti e membri di chiese cristiane clandestine. Fedeli cristiani sono stati imprigionati, picchiati, torturati o uccisi per aver letto la Bibbia e predicato su Dio, in particolare per aver avuto legami con gruppi evangelici operanti oltre confine in Cina.
Secondo un rapporto pubblicato nel giugno 2003 dalla Conferenza per il Fondo di Sostegno dei Rifugiati Nord-coreani, un gruppo cinese fondato nel 1998, il paese è ridotto talmente alla fame che al mercato nero si vende carne di cadaveri o di bambini rapiti e uccisi. Per scoraggiare questa pratica, il governo nord-coreano ha giustiziato pubblicamente delle persone giudicate colpevoli di traffico di carne umana.
Sebbene quelle pubbliche siano drasticamente calate negli ultimi anni a fronte delle forti critiche espresse dalla comunità internazionale, esecuzioni continuano a essere effettuate nelle strutture dei servizi di sicurezza e nelle prigioni con la stessa frequenza di prima.
Il numero delle esecuzioni nel 2004 è imprecisato, ma è dell’ordine di molte decine.
L'11 febbraio 2005, la Commissione per il Sostegno dei Rifugiati Nordcoreani, gruppo con sede a Seoul, nella Corea del Sud, ha reso noto che circa 70 profughi nordcoreani, che erano stati catturati in Cina e rimpatriati forzatamente, sono stati giustiziati a gennaio.
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