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GUINEA-BISSAU·PENA DI MORTE·31 DICEMBRE 2004·1 MIN DI LETTURA

Nel febbraio del 1993 l'Assemblea Nazionale ha approvato...

Nel febbraio del 1993 l'Assemblea Nazionale ha approvato un emendamento alla Costituzione del 1984 che garantisce i diritti umani fondamentali e l'abolizione della pena di morte

Durante il periodo coloniale, sotto il Portogallo, la pena di morte non esisteva in Guinea-Bissau. Era stata introdotta con l’indipendenza nel 1974.
Nel febbraio del 1993 l’Assemblea Nazionale ha approvato un emendamento alla Costituzione del 1984 che garantisce i diritti umani fondamentali e l’abolizione della pena di morte.
L’ultima esecuzione risale al 1986, quando sei persone condannate a morte dalla Corte Suprema Militare per aver tentato di rovesciare il governo, furono giustiziate. Altre cinque persone sarebbero state condannate a morte e giustiziate per omicidio aggravato tra il 1985 e il 1988.
Il 14 settembre 2003, un colpo di stato ha spodestato il Presidente Kumba Yala. Eletto nel 2000 con il 72% dei voti, Yala aveva ripetutamente rinviato le elezioni politiche, si era rifiutato di promulgare la nuova Costituzione approvata dall’Assemblea Nazionale nel 2001 e, alla fine, aveva dimesso il Primo Ministro e sciolto il Parlamento. Il 3 ottobre 2003, i militari hanno nominato due civili, Henrique Rosa e Arthur Sanha, rispettivamente Capo di stato e Primo Ministro, per un periodo di transizione. Rosa è stato incaricato di organizzare le elezioni parlamentari entro sei mesi e nei 12 mesi successivi quelle presidenziali.