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COREA DEL NORD

Nel suo Rapporto del 2001 al Comitato Diritti Umani...

Nel suo Rapporto del 2001 al Comitato Diritti Umani dell'ONU, il Governo nordcoreano ha asserito di aver ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5

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Nel suo Rapporto del 2001 al Comitato Diritti Umani dell’Onu, il Governo nord-coreano ha asserito di aver ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5. Ma 4 di quelli rimasti sono di natura essenzialmente politica. Il Codice Penale prevede infatti la pena di morte obbligatoria per attività “in collusione con gli imperialisti” volte a “sopprimere la lotta di liberazione nazionale”.
Il 1° marzo 2006, le autorità della Corea del Nord hanno emesso un decreto speciale che prevede la pena di morte per chi confeziona e traffica droghe. Il decreto sostituirebbe il nuovo codice penale adottato dalla Corea del Nord nel 2004, che prevede due anni di carcere per i consumatori di droga e fino a cinque anni per chi la prepara o vende.
La pena di morte può essere inoltre applicata per “divergenza ideologica”, “opposizione al socialismo” e “crimini controrivoluzionari”. In base a questi “reati” il regime comunista ha continuato a giustiziare prigionieri politici, oppositori pacifici, disertori o transfughi rimpatriati, ascoltatori di trasmissioni estere, possessori di materiale stampato cosiddetto “reazionario”.
Alla fine del 2004, funzionari dello spionaggio sud-coreano, il National Intelligence Service (NIS), hanno confermato che il 29 aprile 2004 la Corea del Nord ha rivisto il suo codice penale. In base al nuovo codice, i nord-coreani riconosciuti colpevoli di attività sovversive contro il governo rischiano la pena di morte o l’ergastolo da scontare in uno dei famigerati campi di lavoro del paese. Prima la pena era di dieci anni di lavori forzati o la pena di morte.
I disertori, definiti come “quelli che tradiscono la madrepatria e scappano in altri stati”, in precedenza erano incarcerati fino a dieci anni. Questo limite massimo è stato cambiato e potrebbero essere incarcerati a vita o giustiziati, anche se in base alla nuova legge devono essere condannati a un minimo di cinque anni. Negli ultimi anni migliaia di profughi nord-coreani che tentavano di fuggire verso la Corea del Sud o il Giappone, sono stati rimpatriati forzatamente nel loro paese dalla Cina.
In base ad alcuni articoli aggiuntivi al “Codice Penale della Repubblica Democratica del Popolo di Corea”, adottati dalla Corea del Nord nel 2007 e trapelati all’esterno del Paese solo molto tempo dopo, sono puniti con la pena capitale molti reati comuni minori anche di natura non violenta. Per esempio, per la contraffazione di moneta il codice stabilisce più di 10 anni di rieducazione mediante il lavoro, o la rieducazione a tempo indeterminato per i casi gravi, tuttavia uno degli articoli contenuti negli allegati stabilisce che “In circostanze estreme, il colpevole può essere giustiziato”. Dei 23 articoli contenuti nelle “Clausole Aggiuntive del Codice Penale”, sono 17 quelli che prevedono l’esecuzione capitale per “casi molto gravi” di diversi reati comuni, mentre il solo Codice Penale stabilisce l’esecuzione per quattro soli reati di tradimento. Il Comitato esecutivo dell’Assemblea Suprema del Popolo ha adottato gli articoli aggiuntivi il 19 dicembre 2007, con l’Ordinanza N. 2483. L’art. 1 stabilisce che “l’esecuzione è ammessa per gravi atti relativi a risorse strategiche e nel caso di distruzione volontaria o attacco contro complessi militari”. Invece, in base al codice penale in vigore, in questo caso “è appropriata una condanna a più di 10 anni di rieducazione tramite lavori forzati o i lavori forzati a tempo indeterminato, in circostanze particolarmente gravi.” Altri crimini che in base agli articoli aggiuntivi portano all’esecuzione includono: saccheggio, furto, distruzione o danneggiamento di beni nazionali, frode valutaria, diffamazione intenzionale, sequestro, stupro, furto di beni privati, traffico di metalli e di beni naturali, narcotraffico e tangenti per traffici di natura sessuale. Fatto estremamente grave, l’articolo 23 prevede l’esecuzione o la condanna alla rieducazione mediante lavoro a tempo indeterminato nel caso un individuo commetta un certo numero di gravi reati oppure non ammetta la propria colpa o mostri segni di ravvedimento. Nella metà degli anni ’90, esecuzioni pubbliche extra-giudiziarie venivano praticate nei confronti di persone riconosciute colpevoli di reati come furto di mucche o cibo, fatti molto comuni in tutti i settori della società nord-coreana. Ma dopo l’adozione dell’articolo 23, questo tipo di condanne a morte sono rese possibili all’interno di processi giudiziari. Come stabilisce chiaramente sempre l’articolo 23, il codice penale non riguarda fatti specifici di natura criminale, tuttavia rende possibile l’esecuzione “in circostanze gravi” o per “persone incorreggibili” in senso lato. Sicché, le condanne capitali possono applicarsi in teoria a tutti i reati, in violazione patente dei principi giuridici stabiliti, sebbene queste violazioni non siano nuove nella pratica legale della Corea del Nord.
Gruppi religiosi e per la difesa dei diritti umani fuori dal paese hanno continuato a fornire informazioni relative alla persecuzione di protestanti, cattolici, buddisti e membri di chiese cristiane clandestine. Fedeli cristiani sono stati imprigionati, picchiati, torturati o uccisi per aver letto la Bibbia e predicato su Dio, in particolare per aver avuto legami con gruppi evangelici operanti oltre confine in Cina.
Secondo un rapporto pubblicato nel giugno 2003 dalla Conferenza per il Fondo di Sostegno dei Rifugiati Nord-coreani, un gruppo cinese fondato nel 1998, il paese è ridotto talmente alla fame che al mercato nero si vende carne di cadaveri o di bambini rapiti e uccisi. Per scoraggiare questa pratica, il governo nord-coreano ha giustiziato pubblicamente delle persone giudicate colpevoli di traffico di carne umana.
Sebbene quelle pubbliche siano drasticamente calate negli ultimi anni a fronte delle forti critiche espresse dalla comunità internazionale, esecuzioni continuano a essere effettuate nelle strutture dei servizi di sicurezza e nelle prigioni con la stessa frequenza di prima.
Il numero delle esecuzioni nel 2005 è imprecisato, ma è dell’ordine di molte decine.
L'11 febbraio 2005, la Commissione per il Sostegno dei Rifugiati Nordcoreani, gruppo con sede a Seoul, nella Corea del Sud, ha reso noto che circa 70 profughi nordcoreani, che erano stati catturati in Cina e rimpatriati forzatamente, sono stati giustiziati a gennaio. La Cina considera i profughi nordcoreani, circa 300.000, immigrati illegali piuttosto che rifugiati. Si sono registrate almeno tre esecuzioni nel 2006 e almeno 13 nel 2007.
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 la Corea del Nord ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.