Nel 1996 l'allora Presidente Boris Yeltsin, per adempiere...
Nel 1996 l'allora Presidente Boris Yeltsin, per adempiere agli obblighi dell'adesione al Consiglio d'Europa (28 febbraio 1996), ha imposto una moratoria sulle esecuzioni
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Nel 1996 l'allora Presidente Boris Yeltsin, per adempiere agli obblighi dell'adesione al Consiglio d'Europa (28 febbraio 1996), ha imposto una moratoria sulle esecuzioni. Yeltsin ha imposto la moratoria per aggirare il rifiuto da parte del Parlamento (Duma) di abolire la pena di morte.Il nuovo Codice Penale prevede la pena di morte per tre reati: omicidio premeditato, atti terroristici e genocidio. L'ultima esecuzione in Russia ha avuto luogo il 2 settembre 1996. Il 2 febbraio del 1999 la Corte Costituzionale ha stabilito che seguendo alcune scappatoie legali, nessun tribunale potrebbe emettere una condanna a morte. In altre parole, la moratoria presidenziale sulle esecuzioni è essenzialmente una moratoria della Corte Costituzionale. Il 2 giugno 1999, il Presidente Yeltsin ha emanato un decreto che commutava tutte le 716 condanne a morte pendenti in Russia in ergastolo o condanne a 25 anni. Yeltsin ha anche inteso, con questo gesto, rinnovare la pressione sul Parlamento perché approvi la definitiva abolizione della pena di morte, come richiesto dal Consiglio d'Europa. Il 6 agosto, il Presidente Yeltsin ha inviato alla Duma il Protocollo della Convezione Europea sui Diritti Umani che richiede l'abolizione della pena di morte dai codici, e ha chiesto formalmente al Parlamento di legiferare di conseguenza.Nel settembre del 1999 le forze armate russe hanno intrapreso una campagna militare tesa a riottenere il controllo politico della Cecenia. Una serie di bombardamenti in Russia, che il governo ha imputato alle forze armate cecene, e l'invasione cecena del Dagestan nell'estate del 1999 hanno scatenato il conflitto armato, il secondo negli ultimi cinque anni. Entrambe le parti in conflitto hanno commesso gravi abusi in una guerra brutale, nella quale hanno già perso la vita migliaia di civili, che ha creato decine di migliaia di profughi e che ha causato gravi danni alle abitazioni e alle infrastrutture civili. Nel 1990 la popolazione della Cecenia contava 1,21 milioni di abitanti; nell'agosto del 1999 erano rimasti solo 350.000 abitanti. Più di 600.000 ceceni e più di 220.000 russi sono stati costretti a lasciare la repubblica.
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