MORATORIA. NYT, DA VITTORIA ALL’ONU SPERANZE PER GLI USA
il New York Times dedica oggi un editoriale al voto dell’Onu sulla moratoria
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il New York Times dedica oggi un editoriale al voto dell’Onu sulla moratoria delle esecuzioni, definendolo ''una pietra miliare'' nella battaglia contro la pena di morte.
Sottolineando che negli Stati Uniti non c'e' solo il ''partito della forca'', l'editoriale esprime la linea politica del quotidiano con aggettivi che qualificano il sistema della pena capitale come ''perverso'' e ''crudele''.
A livello di media, negli Usa erano stati in pochi ad accorgersi del voto sulla moratoria. Ne aveva scritto il Los Angeles Times, affiancando ieri alla cronaca dall'Onu un articolo dell’Alto commissario per i diritti umani Louise Arbour.
Sul New York Times un trafiletto del corrispondente dal Palazzo di Vetro aveva espresso l'imbarazzante posizione americana, schierata sul fronte del 'no' con un manipolo di ''Stati canaglia'': Corea del Nord, Iran, Sudan, Birmania, Zimbabwe.
Un concetto ripreso e sviluppato nell'editoriale di oggi: ''E’ una confraternita del sangue” - scrive il quotidiano, aggiungendo al gruppo dei 'cattivi' anche Iraq e Pakistan, Arabia Saudita e Singapore.
In questi Paesi ''la devozione al principio della sovranita' nazionale e' rigida'', cosi' come la ''fede perversa nelle esecuzioni come deterrente e strumento di giustizia civile''.
Il NYT e' ben consapevole che, a livello di opinione pubblica, il ''peso simbolico'' del voto sulla moratoria ha ''appena increspato l'oceano di notizie degli Stati Uniti dove il diritto del governo a uccidere chi ha ucciso e' codificato nella legge e nel costume''.
Cio' nonostante secondo il giornale ci sono a tutti livelli motivi di speranza: ''Oltre al Texas e alla Virginia, a Birmania, Singapore, Arabia Saudita e Zimbabwe, c'e' un crescente numero di stati e di persone che si aspettano di meglio dall'umanita'''.
Il NYT rende atto agli sforzi del movimento abolizionista che taglia trasversalmente la societa' civile. Cita gruppi laici come Amnesty e cattolici come gli italiani della Comunita' di Sant'Egidio, il cui attivismo ''ha contribuito molto al successo del voto in Assemblea Generale''.
E' gente ''motivata dalla speranza''. E c'e' anche speranza per gli Stati Uniti, osserva l'editoriale, ricordando ''il prossimo dibattito alla Corte Suprema Usa sulla crudelta' delle esecuzioni con l'iniezione letale e la recentissima abolizione della pena di morte in New Jersey''.
Anche il voto del New Jersey - ricorda il giornale - e' caduto nell'indifferenza generale dell'America, ma all'estero l'abolizione del boia in questo stato e la moratoria dell'Onu ''sono state salutate come splendide notizie''.
E in un richiamo alla centralita' della battaglia dell'Italia contro la pena di morte, il quotidiano americano ha ricordato che in entrambi i casi a Roma e' stato illuminato il Colosseo, ''l'arena dove i cristiani un tempo venivano dati in pasto ai leoni''.
Sottolineando che negli Stati Uniti non c'e' solo il ''partito della forca'', l'editoriale esprime la linea politica del quotidiano con aggettivi che qualificano il sistema della pena capitale come ''perverso'' e ''crudele''.
A livello di media, negli Usa erano stati in pochi ad accorgersi del voto sulla moratoria. Ne aveva scritto il Los Angeles Times, affiancando ieri alla cronaca dall'Onu un articolo dell’Alto commissario per i diritti umani Louise Arbour.
Sul New York Times un trafiletto del corrispondente dal Palazzo di Vetro aveva espresso l'imbarazzante posizione americana, schierata sul fronte del 'no' con un manipolo di ''Stati canaglia'': Corea del Nord, Iran, Sudan, Birmania, Zimbabwe.
Un concetto ripreso e sviluppato nell'editoriale di oggi: ''E’ una confraternita del sangue” - scrive il quotidiano, aggiungendo al gruppo dei 'cattivi' anche Iraq e Pakistan, Arabia Saudita e Singapore.
In questi Paesi ''la devozione al principio della sovranita' nazionale e' rigida'', cosi' come la ''fede perversa nelle esecuzioni come deterrente e strumento di giustizia civile''.
Il NYT e' ben consapevole che, a livello di opinione pubblica, il ''peso simbolico'' del voto sulla moratoria ha ''appena increspato l'oceano di notizie degli Stati Uniti dove il diritto del governo a uccidere chi ha ucciso e' codificato nella legge e nel costume''.
Cio' nonostante secondo il giornale ci sono a tutti livelli motivi di speranza: ''Oltre al Texas e alla Virginia, a Birmania, Singapore, Arabia Saudita e Zimbabwe, c'e' un crescente numero di stati e di persone che si aspettano di meglio dall'umanita'''.
Il NYT rende atto agli sforzi del movimento abolizionista che taglia trasversalmente la societa' civile. Cita gruppi laici come Amnesty e cattolici come gli italiani della Comunita' di Sant'Egidio, il cui attivismo ''ha contribuito molto al successo del voto in Assemblea Generale''.
E' gente ''motivata dalla speranza''. E c'e' anche speranza per gli Stati Uniti, osserva l'editoriale, ricordando ''il prossimo dibattito alla Corte Suprema Usa sulla crudelta' delle esecuzioni con l'iniezione letale e la recentissima abolizione della pena di morte in New Jersey''.
Anche il voto del New Jersey - ricorda il giornale - e' caduto nell'indifferenza generale dell'America, ma all'estero l'abolizione del boia in questo stato e la moratoria dell'Onu ''sono state salutate come splendide notizie''.
E in un richiamo alla centralita' della battaglia dell'Italia contro la pena di morte, il quotidiano americano ha ricordato che in entrambi i casi a Roma e' stato illuminato il Colosseo, ''l'arena dove i cristiani un tempo venivano dati in pasto ai leoni''.
— FONTI
- (Fonti: ANSA, 20/12/2007)
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