l’esecuzione di Raheleh Zamani, secondo le testimonianze...
l’esecuzione di Raheleh Zamani, secondo le testimonianze, è stata posticipata intorno al 2 gennaio 2008. La donna doveva essere impiccata per l’assassinio del marito, nella prigione di Evin, nella capitale Teheran, il 19 dicembre 2007 (non il 20 dicembre
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l’esecuzione di Raheleh Zamani, secondo le testimonianze, è stata posticipata intorno al 2 gennaio 2008. La donna doveva essere impiccata per l’assassinio del marito, nella prigione di Evin, nella capitale Teheran, il 19 dicembre 2007 (non il 20 dicembre come dichiarato inizialmente).
Raheleh Zamani, madre di due bambini di cinque e tre anni, era stata condannata al qesas-e nafs (letteralmente, castigo in natura) ad ottobre 2005 per l’assassinio, all’inizio dello stesso anno, di suo marito Mohammad, il quale, secondo la donna aveva una relazione extra-coniugale. Raheleh Zamani aveva dichiarato, in sua difesa, che il marito la minacciava con violenza ogni volta che lei gli chiedeva di porre fine alla relazione.
Ha aggiungo inoltre, che non aveva mai premeditato di uccidere suo marito, ma che voleva semplicemente “dargli una lezione”. Un mese e mezzo prima dell’omicidio, Raheleh Zamani aveva partorito il suo secondo figlio. La donna, quindi, potrebbe aver sofferto di una sindrome depressiva post-parto. La famiglia di suo marito si era rifiutata di accettare il diyeh (il prezzo del sangue). Tuttavia, si ritiene che la decisione di rinviare l’esecuzione sia avvenuta per il fatto che la famiglia del marito aveva richiesto due settimane ulteriori, per permettere alla donna di raccogliere il denaro necessario al pagamento del diyeh. La somma di denaro in questione non è nota ad Amnesty International.
Raheleh Zamani, madre di due bambini di cinque e tre anni, era stata condannata al qesas-e nafs (letteralmente, castigo in natura) ad ottobre 2005 per l’assassinio, all’inizio dello stesso anno, di suo marito Mohammad, il quale, secondo la donna aveva una relazione extra-coniugale. Raheleh Zamani aveva dichiarato, in sua difesa, che il marito la minacciava con violenza ogni volta che lei gli chiedeva di porre fine alla relazione.
Ha aggiungo inoltre, che non aveva mai premeditato di uccidere suo marito, ma che voleva semplicemente “dargli una lezione”. Un mese e mezzo prima dell’omicidio, Raheleh Zamani aveva partorito il suo secondo figlio. La donna, quindi, potrebbe aver sofferto di una sindrome depressiva post-parto. La famiglia di suo marito si era rifiutata di accettare il diyeh (il prezzo del sangue). Tuttavia, si ritiene che la decisione di rinviare l’esecuzione sia avvenuta per il fatto che la famiglia del marito aveva richiesto due settimane ulteriori, per permettere alla donna di raccogliere il denaro necessario al pagamento del diyeh. La somma di denaro in questione non è nota ad Amnesty International.
— FONTI
- (Fonti: Payvand.com, 20/12/2007)
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