Le autorità del carcere di Kohat stanno negando ad...
Le autorità del carcere di Kohat stanno negando ad una donna condannata a morte per adulterio di ricevere qualsiasi visita, affermando che si tratta di un "prigioniero pericoloso"
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Le autorità del carcere di Kohat stanno negando ad una donna condannata a morte per adulterio di ricevere qualsiasi visita, affermando che si tratta di un "prigioniero pericoloso". Zafran Bibi non ha potuto ricevere le visite nemmeno della madre e del fratello, e potrà farlo solo dopo aver registrato le sue ultime volontà.
Le autorità della prigione affermano che secondo le leggi carcerarie tutti i condannati a morte sono considerati pericolosi e confinati in piccole celle fino al giorno dell'esecuzione.
La Zafran è stata condannata a morte per lapidazione, ma non è ancora chiaro chi potrà eseguire la sentenza poiché la prigione non dispone del numero di guardie necessario per eseguire la sentenza.
La figlia della donna, sette mesi, si trova in cella con la madre, in condizioni troppo dure per un neonato dato il caldo. Il giudice del tribunale ha dichiarato la bimba "corpo del reato", da mantenere in carcere finché la Corte di Sharia incaricata dell'appello non avrà emesso nuovo verdetto.
L'avvocato della difesa Sardar Ali ha dichiarato che sebbene la sentenza sia stata emessa in base alla confessione della donna, esistono ampi margini per l'appello.
L'avvocato ha anche affermato che il caso è unico, poiché la pena è stata da lungo tempo abbandonata. Non ci sono, nella storia del Pakistan altri casi di donne, evidentemente vittime di stupro, condannate alla lapidazione e per di più pubblicamente.
Le autorità della prigione affermano che secondo le leggi carcerarie tutti i condannati a morte sono considerati pericolosi e confinati in piccole celle fino al giorno dell'esecuzione.
La Zafran è stata condannata a morte per lapidazione, ma non è ancora chiaro chi potrà eseguire la sentenza poiché la prigione non dispone del numero di guardie necessario per eseguire la sentenza.
La figlia della donna, sette mesi, si trova in cella con la madre, in condizioni troppo dure per un neonato dato il caldo. Il giudice del tribunale ha dichiarato la bimba "corpo del reato", da mantenere in carcere finché la Corte di Sharia incaricata dell'appello non avrà emesso nuovo verdetto.
L'avvocato della difesa Sardar Ali ha dichiarato che sebbene la sentenza sia stata emessa in base alla confessione della donna, esistono ampi margini per l'appello.
L'avvocato ha anche affermato che il caso è unico, poiché la pena è stata da lungo tempo abbandonata. Non ci sono, nella storia del Pakistan altri casi di donne, evidentemente vittime di stupro, condannate alla lapidazione e per di più pubblicamente.
— FONTI
- (Fonti: www.dawn.com, 23/04/2002)
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