l'Arcivescovo Desmond Tutu ha appreso con soddisfazione la notizia della sentenza della Corte Suprema
l'Arcivescovo Desmond Tutu ha appreso con soddisfazione la notizia della sentenza della Corte Suprema
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l'Arcivescovo Desmond Tutu ha appreso con soddisfazione la notizia della sentenza della Corte Suprema dell'India che ha commutato le condanne a morte di 15 persone.
In questo caso, i tempi dei processi d’appello erano stati tali da far trascorrere ai condannati fino a 12 anni in attesa dell’esecuzione. Secondo la Corte, l'imposizione della pena di morte non autorizza le autorità a punire ulteriormente o a torturare i condannati che hanno diritto a un processo ragionevolmente rapido. Per la Corte, tutti i cittadini indiani - anche quelli riconosciuti colpevoli di crimini efferati –hanno il diritto, costituzionalmente riconosciuto, ad un trattamento equo ed umano. Tuttavia, la sentenza della Corte Suprema non è giunta a mettere al bando la pena di morte.
Desmond Tutu ha in proposito dichiarato: " La terribile verità è che la ragione principale per cui la Corte ha commutato le condanne a morte è che i prigionieri non sono stati giustiziati entro un ragionevole periodo breve". L’Arcivescovo ha poi aggiunto: "L'India è un paese straordinario che ha molto da insegnare al resto del mondo sulla compassione e sul comune senso di umanità. Per un tale Paese, continuare a legittimare la pena di morte è incongruo e sconveniente, oltre ad essere barbaro.” " La pena di morte riduce il senso di umanità delle società che continuano a praticarla. Dio ha creato l'uomo per relazioni di interdipendenza ed amore. Ciò che ci distingue dalle altre specie è la nostra capacità intrinseca di tendere la mano, riconciliarsi e perdonare. La pena di morte non affronta alla radice le cause di comportamenti anti -sociali e non scoraggia altre persone dal commettere il crimine . E’ crudele e disumana e deve essere rottamata", ha concluso l'Arcivescovo Tutu.
In questo caso, i tempi dei processi d’appello erano stati tali da far trascorrere ai condannati fino a 12 anni in attesa dell’esecuzione. Secondo la Corte, l'imposizione della pena di morte non autorizza le autorità a punire ulteriormente o a torturare i condannati che hanno diritto a un processo ragionevolmente rapido. Per la Corte, tutti i cittadini indiani - anche quelli riconosciuti colpevoli di crimini efferati –hanno il diritto, costituzionalmente riconosciuto, ad un trattamento equo ed umano. Tuttavia, la sentenza della Corte Suprema non è giunta a mettere al bando la pena di morte.
Desmond Tutu ha in proposito dichiarato: " La terribile verità è che la ragione principale per cui la Corte ha commutato le condanne a morte è che i prigionieri non sono stati giustiziati entro un ragionevole periodo breve". L’Arcivescovo ha poi aggiunto: "L'India è un paese straordinario che ha molto da insegnare al resto del mondo sulla compassione e sul comune senso di umanità. Per un tale Paese, continuare a legittimare la pena di morte è incongruo e sconveniente, oltre ad essere barbaro.” " La pena di morte riduce il senso di umanità delle società che continuano a praticarla. Dio ha creato l'uomo per relazioni di interdipendenza ed amore. Ciò che ci distingue dalle altre specie è la nostra capacità intrinseca di tendere la mano, riconciliarsi e perdonare. La pena di morte non affronta alla radice le cause di comportamenti anti -sociali e non scoraggia altre persone dal commettere il crimine . E’ crudele e disumana e deve essere rottamata", ha concluso l'Arcivescovo Tutu.
— FONTI
- (Fonti: http://www.tutu.org.za 3 febbraio 2014)
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