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SIERRA LEONE

La Sierra Leone prevede la pena di morte nell’art. 16

La Sierra Leone prevede la pena di morte nell’art. 16

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La Sierra Leone prevede la pena di morte nell’art. 16 (1) della Costituzione del 1991. Sono reati capitali omicidio, rapina aggravata e tradimento.
Con la firma di un accordo di pace nel luglio 1999, la guerra civile scoppiata nel 1991 tra le forze del Governo del President Joseph Saidu Momoh e il Fronte Unito Rivoluzionario (RUF) di Foday Sankoh e che ha causato oltre 50.000 morti, la mutilazione deliberata di migliaia di persone e il trasferimento forzato di 2 milioni di persone (pari a un terzo della popolazione), è stata dichiarata formalmente chiusa.
Le ultime esecuzioni risalgono all’ottobre 1998, quando sono stati fucilati in pubblico 24 dei 34 condannati a morte per tradimento dalla corte marziale di Freetown. Ad agosto 2008 erano 14 i detenuti nel braccio della morte del paese, tutti nel carcere di massima sicurezza di Pademba Road, a Freetown. Di questi, 11 sono stati condannati per tradimento nel 2003. Sono tutti in attesa di una decisione sui loro appelli.
Nel luglio 1999, con la firma dell’accordo, i condannati a morte per alto tradimento sono stati graziati. Tra questi il leader dei ribelli, Foday Sankoh, che per un certo periodo ha anche occupato un posto di rilievo nel Governo del paese.
Il Tribunale Speciale per la Sierra Leone istituito nel 2002 sulla base di un accordo con le Nazioni Unite per processare le persone accusate di atrocità commesse nel corso della guerra civile, esclude il ricorso alla pena di morte.
Nel 2002, con la chiusura definitiva delle ostilità nel paese e le prime elezioni parlamentari e presidenziali davvero libere e imparziali che hanno visto la rielezione di Ahmad Tejan Kabbah, un ex diplomatico delle Nazioni Unite, si è aperto il dibattito nel paese sulla abolizione della pena di morte.
Nel suo rapporto finale pubblicato nell’ottobre 2004, la Truth and Reconciliation Commission (Commissione Verità e Riconciliazione), istituita nel 2000 per indagare sulle violazioni dei diritti umani connesse al conflitto armato in Sierra Leone, ha raccomandato al governo di “abolire la pena di morte abrogando immediatamente tutte le norme che ne autorizzano l’uso”. Questa raccomandazione è classificata come “imperativa”, il che significa che il governo è tenuto a metterla in atto “senza indugi”. La Commissione ha inoltre raccomandato l’introduzione di una moratoria delle esecuzioni in attesa di un voto sulla abolizione da parte del Parlamento. Ha anche chiesto che tutte le sentenze capitali pendenti fossero immediatamente commutate dal Presidente.
Il 13 settembre 2011, la delegazione della Sierra Leone ha annunciato in un addendum al rapporto del gruppo di lavoro sul Riesame Periodico Universale (UPR) da parte del Consiglio Diritti Umani di accettare "in linea di principio e soggette a revisione costituzionale" quindici raccomandazioni nel senso dell’abolizione della pena di morte. Il 5 maggio 2011, nel quadro dell’UPR, alla Sierra Leone era stato richiesto di abolire la pena di morte, aderire al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e stabilire una moratoria de jure sull'applicazione della morte penale nella prospettiva della sua definitiva abolizione. La delegazione ha spiegato che tali raccomandazioni sono state accettate "in linea di principio" e sarebbero state "oggetto di revisione costituzionale".
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 la Sierra Leone si è astenuta sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.