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SUDAN DEL SUD

La Repubblica del Sudan del Sud ha ottenuto l'indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011

La Repubblica del Sudan del Sud ha ottenuto l'indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011

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Il Sudan del Sud ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011 come risultato dell’accordo globale di pace del 2005 che ha posto fine alla più lunga guerra civile registrata in Africa. L’accordo prevedeva anche un referendum per l’indipendenza che si è svolto nel gennaio 2011, nel quale il 99% dei cittadini del Sud ha votato per la secessione dal Sudan. Formato dai 10 Stati più meridionali del Sudan, il Sudan del Sud è altamente diversificato etnicamente e linguisticamente. A differenza della popolazione prevalentemente musulmana del Nord, i sudanesi del Sud seguono religioni tradizionali e una minoranza di loro quella cristiana.
In base al Codice Penale del 2008 (pre-indipendenza), la pena di morte è prevista per tradimento; insurrezione, banditismo, sabotaggio o atti di terrorismo con conseguenze mortali; falsa testimonianza in un caso capitale che porti all’esecuzione di un innocente; omicidio; tentato omicidio che provochi lesioni da parte di una persona condannata all’ergastolo per un omicidio precedente; brigantaggio con omicidio; spaccio di droga in circostanze aggravanti.
Le persone che a parere della Corte sono sotto i 18 anni di età non possono essere condannate a morte, così anche le persone che a parere della Corte hanno superato i 70 anni.
Secondo la legge del Sudan del Sud la Corte Suprema deve esaminare e confermare tutte le condanne a morte e il Presidente deve approvare tutte le esecuzioni prima che abbiano luogo.
Il Codice di procedura penale del 2008 prevede che l’esecuzione avvenga per impiccagione. I responsabili di omicidio possono essere condannati a morte o all’ergastolo, ma c’è una terza opzione. Possono essere multati e imprigionati per un tempo più breve, se il più vicino parente della vittima opta per il tradizionale “prezzo del sangue”.
La pena di morte è prevista anche dalla Costituzione Transitoria adottata il 9 luglio 2011.
Nel gennaio 2012, il Presidente Salva Kiir ha istituito una commissione di revisione costituzionale con il mandato di elaborare una costituzione permanente. La pena di morte è già emersa come una questione controversa in questo processo, come è accaduto già durante la stesura della Costituzione ad Interim del 2005 e della Costituzione Transitoria del 2011. Il Presidente si dice che sia molto a disagio nel firmare ordini di esecuzione, mentre stanno emergendo posizioni contro la pena di morte. Molti sudsudanesi sono cristiani e si oppongono alla pena di morte per motivi religiosi, altri sostengono che la pena di morte, introdotta sotto il dominio coloniale britannico, è incompatibile con i costumi e le tradizioni del popolo del Sudan del Sud. Secondo le norme consuetudinarie della maggior parte delle comunità del Paese, le persone condannate per omicidio devono pagare un risarcimento alla famiglia della vittima, una soluzione volta a ripristinare le relazioni piuttosto che esigere una retribuzione attraverso la vita del colpevole.
Il settembre 2012, Riek Puok Riek, rappresentante permanente del Sudan del Sud al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, ha detto che “il Sudan del Sud è d’accordo con la logica di abolire la pena di morte”, anche se “è un processo da affrontare con gradualità”.
Il 3 maggio 2013, il Presidente della Corte Suprema, Chan Reec Madut, ha dichiarato che il Sudan del Sud manterrà in vigore la pena capitale fino a quando non saranno introdotte modifiche nella Costituzione del Paese.
Secondo la South Sudan Law Society (SSLS), da quando il Sudan del Sud è diventato uno Stato indipendente nel luglio 2011 e fino al 18 novembre 2013, almeno 14 persone sono state giustiziate per omicidio. Alla fine del 2013 almeno 200 persone erano nei bracci della morte.
Secondo le informazioni della missione ONU nel Paese (UNMISS), altre 19 persone sono state giustiziate tra il 2008 e il 2010. Il governo, tuttavia, non rende pubbliche informazioni sulle condanne a morte e sulle esecuzioni. Il numero effettivo di persone giustiziate è probabilmente più alto.
Il 29 novembre 2013, l’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha invitato le autorità del Sudan del Sud a fermare l’uso della pena di morte, sottolineando che il sistema giudiziario del Paese, appena agli albori, non può garantire un processo equo per le oltre 200 persone nel braccio della morte. “Siamo particolarmente preoccupati per il limitato accesso alla rappresentanza legale durante i processi, anche per le persone condannate a morte”, ha detto ai giornalisti a Ginevra la portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), Cécile Pouilly.
Il 18 Dicembre 2014, per la seconda volta, il Sudan del Sud ha votato a favore della Risoluzione per la moratoria sulla pena di morte all’Assemblea generale dell’ONU.