La pena di morte è prevista dalla legge basata sulla Sharia
La pena di morte è prevista dalla legge basata sulla Sharia
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La pena di morte è prevista dalla legge penale basata sulla Sharia. Sono reati capitali anche lo stupro e i reati contro la sicurezza dello Stato. Dal 1995, la pena di morte è obbligatoria per il reato di spaccio di droga.
Contro le condanne a morte, che sono di solito eseguite per impiccagione, si possono presentare due appelli ed è necessaria l’approvazione finale dell’Emiro.
Da quando ha introdotto la pena di morte a metà degli anni 60, il Kuwait ha giustiziato un totale di 74 uomini e tre donne straniere, la maggior parte dei quali condannati per omicidio e traffico di droga.
La precedente esecuzione era stata effettuata il 20 maggio 2007, quando un cittadino pachistano, Khan Anwar Islam, è stato impiccato per traffico di droga.
Nel 2015, sono state imposte almeno 14 condanne a morte, tra cui 7 per terrorismo. Almeno 11 persone erano in attesa di esecuzione, alla fine dell’anno, secondo Amnesty International.
Nel 2016, sono state imposte almeno 49 condanne a morte, secondo Amnesty International, quando nel 2015 erano state 14.
Al 14 agosto 2016, c’erano 36 prigionieri, tra cui sei donne, condannati a morte per vari reati, ha reso noto il quotidiano Al-Shahed.
Il prezzo del sangue
Anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui il consenso dei parenti della vittima in caso di omicidio e l’approvazione finale da parte dell’Emiro del Paese.
La pena di morte nei confronti delle donne
Secondo l'art 59 del codice penale, una donna incinta che dà alla luce un bambino vivo avrà la sua condanna a morte commutata in ergastolo. Il Kuwait ha aderito alla Carta araba sui diritti umani, che proibisce anche l'esecuzione di donne incinte e di madri che allattano.
In Kuwait al 14 agosto 2016, c’erano 36 prigionieri, tra cui 6 donne, condannati a morte per vari reati, come omicidio premeditato, traffico di droga, sequestro di persona e stupro, ha reso noto il quotidiano Al-Shahed.
Le Nazioni Unite
Il 28 gennaio 2015, il Kuwait è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel suo Rapporto Nazionale, il Governo ha detto che anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è limitata ai casi di reati capitali ed è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui l'approvazione da parte dell’Emiro del Paese. Il Governo ha comunicato che, nel periodo 2007-2013, la pena capitale è stata eseguita solo in sei casi (quattro casi di omicidio, un caso di contrabbando di droga e un caso di rapimento e stupro) e, nello stesso periodo, l’Emiro ha emesso tre decreti in base ai quali le condanne a morte di 16 persone sono state commutate in ergastolo.
Il 19 dicembre 2016, il Kuwait ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Contro le condanne a morte, che sono di solito eseguite per impiccagione, si possono presentare due appelli ed è necessaria l’approvazione finale dell’Emiro.
Da quando ha introdotto la pena di morte a metà degli anni 60, il Kuwait ha giustiziato un totale di 74 uomini e tre donne straniere, la maggior parte dei quali condannati per omicidio e traffico di droga.
Il 15 novembre 2016, il capo della protezione minorile presso il Ministero degli Interni, Bader Al Ghadhoori ha reso noto che il Kuwait ha abbassato la maggiore età da 18 a 16 anni, con una legge approvata alla fine del 2015, il che comporta che possano essere condannati a morte minorenni dal gennaio 2017.
Nel 2014 e nel 2015, non si sono registrate esecuzioni in Kuwait che le aveva effettuate nel 2013, mettendo a morte 5 persone, quattro per omicidio e una per rapimento e stupro, dopo una sospensione che durava dal 2007. Secondo il Procuratore Capo Mohammad al-Duaij, dopo queste esecuzioni, altre 46 persone erano nel braccio della morte in attesa di una decisione definitiva sul loro destino da parte dell’Emiro.La precedente esecuzione era stata effettuata il 20 maggio 2007, quando un cittadino pachistano, Khan Anwar Islam, è stato impiccato per traffico di droga.
Nel 2015, sono state imposte almeno 14 condanne a morte, tra cui 7 per terrorismo. Almeno 11 persone erano in attesa di esecuzione, alla fine dell’anno, secondo Amnesty International.
Nel 2016, sono state imposte almeno 49 condanne a morte, secondo Amnesty International, quando nel 2015 erano state 14.
Al 14 agosto 2016, c’erano 36 prigionieri, tra cui sei donne, condannati a morte per vari reati, ha reso noto il quotidiano Al-Shahed.
Il prezzo del sangue
Anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui il consenso dei parenti della vittima in caso di omicidio e l’approvazione finale da parte dell’Emiro del Paese.
La pena di morte nei confronti delle donne
Secondo l'art 59 del codice penale, una donna incinta che dà alla luce un bambino vivo avrà la sua condanna a morte commutata in ergastolo. Il Kuwait ha aderito alla Carta araba sui diritti umani, che proibisce anche l'esecuzione di donne incinte e di madri che allattano.
In Kuwait al 14 agosto 2016, c’erano 36 prigionieri, tra cui 6 donne, condannati a morte per vari reati, come omicidio premeditato, traffico di droga, sequestro di persona e stupro, ha reso noto il quotidiano Al-Shahed.
Le Nazioni Unite
Il 28 gennaio 2015, il Kuwait è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel suo Rapporto Nazionale, il Governo ha detto che anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è limitata ai casi di reati capitali ed è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui l'approvazione da parte dell’Emiro del Paese. Il Governo ha comunicato che, nel periodo 2007-2013, la pena capitale è stata eseguita solo in sei casi (quattro casi di omicidio, un caso di contrabbando di droga e un caso di rapimento e stupro) e, nello stesso periodo, l’Emiro ha emesso tre decreti in base ai quali le condanne a morte di 16 persone sono state commutate in ergastolo.
Il 19 dicembre 2016, il Kuwait ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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