La pena di morte è prevista dalla legge basata sulla Sharia
La pena di morte è prevista dalla legge basata sulla Sharia
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La pena di morte è prevista dalla legge penale basata sulla Sharia. Sono reati capitali anche lo stupro e i reati contro la sicurezza dello Stato. Dal 1995, la pena di morte è obbligatoria per il reato di spaccio di droga.
Contro le condanne a morte, che sono di solito eseguite per impiccagione, si possono presentare due appelli ed è necessaria l’approvazione finale dell’Emiro.
Nel 2014 e nel 2015, non si sono registrate esecuzioni in Kuwait che le aveva effettuate ultimamente nel 2013, mettendo a morte 5 persone, quattro per omicidio e una per rapimento e stupro. Da quando ha introdotto la pena di morte a metà degli anni 60, il Kuwait ha giustiziato un totale di 74 uomini e tre donne straniere, la maggior parte dei quali condannati per omicidio e traffico di droga.
La precedente esecuzione era stata effettuata il 20 maggio 2007, quando un cittadino pachistano, Khan Anwar Islam, è stato impiccato per traffico di droga.
Nel 2015, sono state imposte almeno 14 condanne a morte, tra cui 7 per terrorismo. Almeno 11 persone erano in attesa di esecuzione, alla fine dell’anno, secondo Amnesty International.
Il prezzo del sangue
Anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui il consenso dei parenti della vittima in caso di omicidio e l’approvazione finale da parte dell’Emiro del Paese.
Le Nazioni Unite
Il 28 gennaio 2015, il Kuwait è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel suo Rapporto Nazionale, il Governo ha detto che anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è limitata ai casi di reati capitali ed è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui l'approvazione da parte dell’Emiro del Paese. Il Governo ha comunicato che, nel periodo 2007-2013, la pena capitale è stata eseguita solo in sei casi (quattro casi di omicidio, un caso di contrabbando di droga e un caso di rapimento e stupro) e, nello stesso periodo, l’Emiro ha emesso tre decreti in base ai quali le condanne a morte di 16 persone sono state commutate in ergastolo.
Il 18 dicembre 2014, il Kuwait ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Contro le condanne a morte, che sono di solito eseguite per impiccagione, si possono presentare due appelli ed è necessaria l’approvazione finale dell’Emiro.
Nel 2014 e nel 2015, non si sono registrate esecuzioni in Kuwait che le aveva effettuate ultimamente nel 2013, mettendo a morte 5 persone, quattro per omicidio e una per rapimento e stupro. Da quando ha introdotto la pena di morte a metà degli anni 60, il Kuwait ha giustiziato un totale di 74 uomini e tre donne straniere, la maggior parte dei quali condannati per omicidio e traffico di droga.
La precedente esecuzione era stata effettuata il 20 maggio 2007, quando un cittadino pachistano, Khan Anwar Islam, è stato impiccato per traffico di droga.
Nel 2015, sono state imposte almeno 14 condanne a morte, tra cui 7 per terrorismo. Almeno 11 persone erano in attesa di esecuzione, alla fine dell’anno, secondo Amnesty International.
Il prezzo del sangue
Anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui il consenso dei parenti della vittima in caso di omicidio e l’approvazione finale da parte dell’Emiro del Paese.
Le Nazioni Unite
Il 28 gennaio 2015, il Kuwait è stato esaminato nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel suo Rapporto Nazionale, il Governo ha detto che anche se la pena di morte è ammessa secondo la Sharia, è limitata ai casi di reati capitali ed è soggetta a numerosi passaggi di verifica e nullaosta, tra cui l'approvazione da parte dell’Emiro del Paese. Il Governo ha comunicato che, nel periodo 2007-2013, la pena capitale è stata eseguita solo in sei casi (quattro casi di omicidio, un caso di contrabbando di droga e un caso di rapimento e stupro) e, nello stesso periodo, l’Emiro ha emesso tre decreti in base ai quali le condanne a morte di 16 persone sono state commutate in ergastolo.
Il 18 dicembre 2014, il Kuwait ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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