La pena capitale in Bielorussia è prevista per 14 reati
La pena capitale in Bielorussia è prevista per 14 reati
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La pena capitale in Bielorussia è prevista per 14 reati che vanno dall’omicidio a una serie di reati militari e contro la sicurezza dello Stato, ai crimini contro l’umanità. Nell’articolo 24 della Costituzione si legge che “la pena di morte può essere applicata come misura eccezionale di punizione solo in caso di gravi crimini, nel rispetto della legge e in base a sentenza di tribunale, fino a che non sarà abolita”.
Le informazioni sulla pena di morte sono considerate segreto di Stato. I prigionieri sono informati della loro esecuzione solo un momento prima che sia effettuata. In genere, i condannati vengono giustiziati con un colpo alla nuca. I corpi sono sepolti in tombe senza nome in luoghi che sono tenuti segreti alla famiglia e agli amici.
In un referendum del 1996, non riconosciuto dalla comunità internazionale a causa di gravi irregolarità, la maggioranza dei votanti (80,44%) si era espressa a favore della pena capitale. Il Presidente Alexander Lukashenko è stato aspramente criticato in Occidente per il suo ruolo autoritario e nel gennaio del 1997 l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ha sospeso la Bielorussia dallo status di osservatore speciale, anche a causa della sua posizione sulla pena di morte.
Le autorità bielorusse non hanno preso nessuna misura decisiva volta ad abolire la pena di morte o a stabilire una moratoria legale. Il dibattito si è sostanzialmente limitato alle prospettive dell’adesione della Bielorussia al Consiglio d’Europa, che però pone come condizione tra l’altro l’abolizione della pena capitale.
Il 25 gennaio 2012, il Presidente della Corte Costituzionale, Pyotr Miklashevich, ha detto che la Bielorussia potrebbe chiarire la propria posizione sulla pena di morte “nel caso in cui organismi autorizzati si appellassero alla Corte con le procedure legali prescritte per chiarire la sentenza [presa nel 2004] o per prendere una nuova decisione sull’argomento”. Miklashevich ha ricordato che due conseguenze possono essere tratte dalla decisione assunta dalla Corte Costituzionale nel marzo 2004. “La prima è che il codice penale dovrebbe essere emendato, poiché le norme del codice riguardanti la pena di morte non menzionano il carattere temporaneo della pena capitale come previsto dalla Costituzione”, ha spiegato il Presidente della Corte. La seconda implicazione è che “Lukashenko o il Parlamento possono prendere una decisione sull’introduzione di una moratoria sulla pena capitale in accordo con la procedura stabilita”. Miklashevich ha comunque sottolineato che “in base alla Costituzione, un certo numero di articoli della Costituzione, incluso l’articolo 24 relativo all’uso della pena capitale, possono essere emendati solo per mezzo di un referendum”.
Il 23 gennaio 2013, in una conferenza stampa a Minsk, il Presidente della Corte Costituzionale Pyotr Miklashevich ha detto che la questione dell’abolizione della pena di morte “rimane aperta”, ribadendo che è una misura temporanea ed eccezionale e che per la Corte Costituzionale una moratoria sulla pena di morte potrebbe essere introdotta da una decisione del Presidente e del Parlamento.
Secondo stime non ufficiali, circa 400 persone sono state giustiziate in Bielorussia a partire dal 1991. In base a dati ufficiali, oltre 160 sentenze capitali sono state eseguite dal 1997 fino al 2008. In questo periodo, una sola persona condannata a morte è stata graziata dal Presidente Alexander Lukashenko.
Nel 2012, sono state effettuate almeno tre esecuzioni.
Nel 2011, sono stati fucilati due uomini per omicidio. Nel 2010, erano state effettuate due esecuzioni per omicidio. Nel 2009 non sono state effettuate esecuzioni, nel 2008 ne erano state effettuate 4 e nel 2007 una.
Il 19 marzo 2012, il Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite, un organismo di esperti indipendenti che monitora il rispetto da parte degli Stati del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ha espresso grande preoccupazione per l’esecuzione di Vladislav Kovalyov il cui caso era sotto esame da parte del Comitato stesso. Kovalyov si era rivolto al Comitato sostenendo di aver ricevuto un processo iniquo e di essere stato costretto ad ammettere la propria colpevolezza. Il Comitato aveva chiesto alle autorità di Minsk di sospendere l’esecuzione durante l’esame del caso. “Mettendo a morte Kovalyov la Bielorussia ha gravemente violato i propri obblighi giuridici”, ha dichiarato la Presidente del Comitato, Zonke Zanele Majodina. “Inoltre questa non è la prima volta, dal momento che nel 2010 e 2011 le autorità bielorusse hanno giustiziato persone i cui casi erano davanti al Comitato. Deploriamo queste flagranti violazioni degli obblighi della Bielorussia in materia di diritti umani.”
Il 18 dicembre 2014, la Bielorussia, come negli anni precedenti, si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Le informazioni sulla pena di morte sono considerate segreto di Stato. I prigionieri sono informati della loro esecuzione solo un momento prima che sia effettuata. In genere, i condannati vengono giustiziati con un colpo alla nuca. I corpi sono sepolti in tombe senza nome in luoghi che sono tenuti segreti alla famiglia e agli amici.
In un referendum del 1996, non riconosciuto dalla comunità internazionale a causa di gravi irregolarità, la maggioranza dei votanti (80,44%) si era espressa a favore della pena capitale. Il Presidente Alexander Lukashenko è stato aspramente criticato in Occidente per il suo ruolo autoritario e nel gennaio del 1997 l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ha sospeso la Bielorussia dallo status di osservatore speciale, anche a causa della sua posizione sulla pena di morte.
Le autorità bielorusse non hanno preso nessuna misura decisiva volta ad abolire la pena di morte o a stabilire una moratoria legale. Il dibattito si è sostanzialmente limitato alle prospettive dell’adesione della Bielorussia al Consiglio d’Europa, che però pone come condizione tra l’altro l’abolizione della pena capitale.
Il 25 gennaio 2012, il Presidente della Corte Costituzionale, Pyotr Miklashevich, ha detto che la Bielorussia potrebbe chiarire la propria posizione sulla pena di morte “nel caso in cui organismi autorizzati si appellassero alla Corte con le procedure legali prescritte per chiarire la sentenza [presa nel 2004] o per prendere una nuova decisione sull’argomento”. Miklashevich ha ricordato che due conseguenze possono essere tratte dalla decisione assunta dalla Corte Costituzionale nel marzo 2004. “La prima è che il codice penale dovrebbe essere emendato, poiché le norme del codice riguardanti la pena di morte non menzionano il carattere temporaneo della pena capitale come previsto dalla Costituzione”, ha spiegato il Presidente della Corte. La seconda implicazione è che “Lukashenko o il Parlamento possono prendere una decisione sull’introduzione di una moratoria sulla pena capitale in accordo con la procedura stabilita”. Miklashevich ha comunque sottolineato che “in base alla Costituzione, un certo numero di articoli della Costituzione, incluso l’articolo 24 relativo all’uso della pena capitale, possono essere emendati solo per mezzo di un referendum”.
Il 23 gennaio 2013, in una conferenza stampa a Minsk, il Presidente della Corte Costituzionale Pyotr Miklashevich ha detto che la questione dell’abolizione della pena di morte “rimane aperta”, ribadendo che è una misura temporanea ed eccezionale e che per la Corte Costituzionale una moratoria sulla pena di morte potrebbe essere introdotta da una decisione del Presidente e del Parlamento.
Secondo stime non ufficiali, circa 400 persone sono state giustiziate in Bielorussia a partire dal 1991. In base a dati ufficiali, oltre 160 sentenze capitali sono state eseguite dal 1997 fino al 2008. In questo periodo, una sola persona condannata a morte è stata graziata dal Presidente Alexander Lukashenko.
Nel 2012, sono state effettuate almeno tre esecuzioni.
Nel 2011, sono stati fucilati due uomini per omicidio. Nel 2010, erano state effettuate due esecuzioni per omicidio. Nel 2009 non sono state effettuate esecuzioni, nel 2008 ne erano state effettuate 4 e nel 2007 una.
Il 19 marzo 2012, il Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite, un organismo di esperti indipendenti che monitora il rispetto da parte degli Stati del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ha espresso grande preoccupazione per l’esecuzione di Vladislav Kovalyov il cui caso era sotto esame da parte del Comitato stesso. Kovalyov si era rivolto al Comitato sostenendo di aver ricevuto un processo iniquo e di essere stato costretto ad ammettere la propria colpevolezza. Il Comitato aveva chiesto alle autorità di Minsk di sospendere l’esecuzione durante l’esame del caso. “Mettendo a morte Kovalyov la Bielorussia ha gravemente violato i propri obblighi giuridici”, ha dichiarato la Presidente del Comitato, Zonke Zanele Majodina. “Inoltre questa non è la prima volta, dal momento che nel 2010 e 2011 le autorità bielorusse hanno giustiziato persone i cui casi erano davanti al Comitato. Deploriamo queste flagranti violazioni degli obblighi della Bielorussia in materia di diritti umani.”
Il 18 dicembre 2014, la Bielorussia, come negli anni precedenti, si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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