La pena capitale è prevista come obbligatoria per omicidio ed altri reati
La pena capitale è prevista come obbligatoria per omicidio ed altri reati
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La pena capitale è prevista come obbligatoria per omicidio ed altri reati che non causano la morte come rapina a mano armata o tradimento. Sono reati capitali anche la truffa e reati contro lo Stato.
Con la vittoria alle elezioni presidenziali del febbraio 1999, l’ex Generale Olusegun Obasanjo aveva posto fine a 15 anni di regime militare e riportato il paese nel Commonwealth dal quale era stato sospeso nel 1995 dopo che l’allora dittatore Sani Abacha aveva ordinato l’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di attivisti per i diritti della minoranza ogoni.
Il sistema giuridico a livello federale si basa sulla common law inglese, ma a partire dal 1999 dodici Stati del nord della Nigeria a maggioranza islamica hanno introdotto la Sharia nei loro Codici Penali, destando l’indignazione internazionale con le condanne alla lapidazione per adulterio di Safiya Hussaini e Amina Lawal, e innescando contrasti con le minoranze cristiane sfociati in scontri armati che hanno causato migliaia di morti. Le autorità nigeriane però hanno più volte ribadito che la Costituzione nigeriana non consente lapidazioni, amputazioni, fustigazioni e altre punizioni del genere previste dalla Sharia. A questo proposito, il Presidente Obasanjo aveva parlato di “Sharia politica, destinata a esaurirsi con il tempo” e aveva rassicurato la comunità internazionale poiché i ricorsi giurisdizionali a livello federale garantiscono la cancellazione di una condanna pronunciata da corti islamiche. Nell’ottobre 2002, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, Obasanjo dichiarò: “In quanto Presidente sono impegnato a salvare vite e non a eliminarle”. Aveva poi aggiunto di sentirsi personalmente impegnato a portare avanti la campagna per la moratoria delle esecuzioni nel suo paese e a livello internazionale. Sulla base di questi ricorsi, la Corte Suprema della Nigeria potrebbe arrivare a dichiarare la Sharia stessa incostituzionale. Un esito che i Governatori dei dodici Stati settentrionali che l’hanno introdotta non vogliono, ragione per cui le condanne alla lapidazione vengono sistematicamente rovesciate dalle stesse corti d’appello locali della Sharia. Dal 2000, infatti, molti nigeriani islamici sono stati condannati alla lapidazione per “reati” di natura sessuale, come adulterio e omosessualità, ma nessuna di queste condanne è stata eseguita, essendo state annullate in appello o commutate in pene detentive. Da quando sono stati istituiti nei primi anni 2000, i tribunali della Sharia hanno comminato condanne a morte per vari “reati”, tra cui blasfemia, adulterio, omicidio e omosessualità, ma fino a oggi non sono state effettuate esecuzioni. La prima e per ora unica esecuzione in base alla Sharia è avvenuta il 3 gennaio 2002 nei confronti di Sani Yakubu Rodi, impiccato nello Stato del Katsina per omicidio.
Dalla fine della dittatura militare nel maggio 1999, sono state giustiziate almeno 26 persone. Le ultime esecuzioni sono avvenute il 24 giugno 2013, quando la Nigeria ha impiccato quattro prigionieri nella prigione della città di Benin, nello Stato di Edo, nelle prime esecuzioni del Paese dal 2006.
Nel 2015, sono state condannate a morte almeno 171 persone, secondo le informazioni ricevute da Amnesty International dal Nigerian Prisons Service (NPS), un calo del 74% rispetto alle 659 condanne a morte registrate nel 2014.
Al 31 dicembre 2015, i detenuti nel braccio della morte erano 1.677, di cui 5 stranieri, secondo il Nigerian Prisons Service.
Due gruppi di esperti erano stati istituiti dall’ex Presidente Olusegun Obasanjo per riformare il sistema carcerario e affrontare il problema del suo sovraffollamento. Entrambi i gruppi, il Gruppo nazionale di studio sulla pena di morte, istituito nel 2004, e la Commissione presidenziale sulla riforma dell’amministrazione della giustizia, istituito nel 2007, hanno raccomandato una moratoria delle esecuzioni in quanto il sistema di giustizia penale non poteva più garantire un processo equo.
Commutazioni o sospensioni della pena capitale
Molte sono state, nel corso degli anni, le commutazioni, le grazie e i casi di esonero dal braccio della morte anche a livello di Stati federati.
Nel 2015, sono state commutate 121 condanne a morte, sono state concesse 26 grazie e sono stati esonerati 41 prigionieri condannati a morte, secondo le informazioni ricevute da Amnesty International dal Nigerian Prisons Service (NPS).
Il 4 gennaio 2015, il Governatore di Akwa Ibom, Godswill Akpabio, nello spirito del nuovo anno, ha concesso la grazia a 14 detenuti in diverse prigioni dello Stato. Sei prigionieri nelle carceri di Port Harcourt hanno avuto le loro sentenze capitali commutate in ergastolo.
Il 28 maggio 2015, Emmanuel Uduaghan, il Governatore dello Stato del Delta, ha commutato tre condanne a morte in varie pene detentive e ha concesso il perdono a Moses Akatugba, condannato a morte per aver rubato tre telefoni nel 2005, quando aveva ancora 16 anni.
Il 28 maggio 2015, Jonah Jang, Governatore dello Stato di Plateau, a meno di ventiquattro ore dalla fine del suo mandato, ha concesso la grazia a cinque detenuti del braccio della morte e ha commutato altre due condanne a morte in ergastolo.
Il 19 dicembre 2015, l’Esercito nigeriano ha annunciato che il capo di stato maggiore dell’esercito Tukur Buratai aveva commutato le condanne a morte di 66 soldati condannati nel 2014 da due corti marziali. Le condanne a morte per fucilazione sono state commutate in 10 anni di reclusione. I soldati erano stati condannati per ammutinamento per essersi rifiutati di partecipare a operazioni contro il gruppo armato Boko Haram. I soldati si lamentano costantemente di essere armati peggio di Boko Haram, di non essere pagati per intero e di venire abbandonati sul campo di battaglia senza munizioni sufficienti e cibo.
Pena di morte nei confronti di minorenni
La legge federale nigeriana del 2003 sui Diritti dei Fanciulli definisce minorenne una persona sotto i 18 anni nei cui confronti sono proibite pena di morte e punizioni corporali, ma solo se queste disposizioni sono recepite nella normativa statale derivante dalla legge federale. Tuttavia, il Children’s Rights Act 2003 è in vigore solo nel Territorio della Capitale Federale di Abuja e negli Stati che l’hanno ufficialmente adottato, un processo in cui può anche essere modificato.
Gli Stati del Sud che devono ancora emanare il loro Children’s Rights Act possono condannare alla pena capitale a partire dai 17 anni.
Nel Nord, 13 Stati devono ancora adottare la legge federale. Negli 11 Stati che hanno adottato la Sharia, i musulmani possono essere condannati a morte per crimini Hudud (per i quali la pena prevista è obbligatorio) e Qisas (retribuzione) dall’età della pubertà. I non musulmani negli Stati del Nord che non hanno promulgato il Children’s Rights Act possono essere condannati a morte a partire dall’età di 17 anni al momento del reato ai sensi del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale del 1960.
La Nigeria non risulta abbia giustiziato un delinquente minorenne dal 1997, anche se molte persone che erano minorenni al momento del fatto sono ancora nel braccio della morte in violazione del diritto internazionale e nazionale nigeriano. In assenza di una commutazione della pena, queste persone stanno in effetti scontando una condanna a vita senza possibilità di rilascio.
Nel giugno 2014, in una sentenza storica, la Corte di Giustizia della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Corte ECOWAS) si è opposta alla pena di morte inflitta a imputati minorenni, sottolineando l’obbligo della Nigeria a rispettare e far rispettare i diritti umani fondamentali stabiliti nella Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli. Nella sua sentenza, il Presidente della Corte ECOWAS, Hansine Donli, ha dichiarato che la loro condanna a morte per un reato commesso da minorenni è stata una violazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Il giudice ha quindi ordinato al Governo nigeriano di rimuoverli dal braccio della morte e astenersi da qualsiasi tentativo di giustiziarli.
Il 9 giugno 2015, un giudice della Corte Suprema di Gezawa, nello Stato di Kano, ha ordinato il rilascio di Wasila Tasi’u, una bambina costretta a sposarsi a soli 13 anni e che poi ha avvelenato il marito di 35 anni e tre amici. Un’altra tredicenne che ha ucciso il marito di 35 anni rimane nel braccio della morte, nonostante la sentenza della Corte di Giustizia della Comunità dell’Africa Occidentale del 2014 che ha considerato la sua condanna a morte illegale perché era minorenne. Entrambe le ragazze erano diventate seconde mogli nella parte settentrionale musulmana della Nigeria, dove la poligamia e il matrimonio infantile sono comuni. Nessuna delle due era mai andata a scuola e non sapeva leggere o scrivere.
Pena di morte per terrorismo
Nel dicembre 2012, l’Assemblea Nazionale della Nigeria ha approvato un emendamento alla Legge sulla Prevenzione del Terrorismo del 2011, confermando la pena di morte per gli autori di atti terroristici. La proposta di emendamento era stata approvata sia dalla Camera dei Rappresentanti sia dal Senato nell’ottobre 2012, ma mentre la versione del Senato prevedeva l’ergastolo, quella della Camera prevedeva la condanna capitale. L ’Assemblea Nazionale ha deciso di approvare la proposta della commissione bicamerale che aveva armonizzato i due disegni di legge decidendo di adottare la versione della Camera. Il Terrorism (Prevention) Act, approvato il 2 giugno 2011, stabilisce misure per la prevenzione, il divieto e il contrasto di atti di terrorismo e dei suoi finanziatori nel Paese. La legge principale definisce “atto di terrorismo” ogni atto che riguardi o provochi un attacco alla vita di una persona che può causare gravi danni fisici o la morte; il sequestro di persona; la distruzione di strutture governative o pubbliche, del sistema di trasporto, di impianti infrastrutturali compresi i sistemi informatici, le piattaforme fissesituate a livello continentale,in luogo pubblico o in proprietà private che può mettere a repentaglio vite umane o causare ingenti perdite economiche. Il 17 aprile 2013, l’Assemblea legislativa dello Stato del Delta ha votato contro il Governatore Emmanuel Eweta Uduaghan approvando un disegno di legge che prescrive la condanna a morte per rapitori e terroristi. Il Governatore aveva posto il veto sulla legge anti-sequestri e anti-terrorismo, approvata all’unanimità dall’Assemblea il 7 novembre 2012. “La mia posizione su questo è sempre stata la stessa: la pena di morte non ha fermato le attività criminali”, ha detto Emmanuel Uduaghan in un’intervista al This Day il 29 novembre 2012. “Ritengo che la pena di morte non sia in grado di fungere da deterrente o antidoto”,aveva ribadito il Governatore in una lettera inviata ai parlamentari prima del voto. Ciò nonostante, 26 dei 29 membri dell’Assemblea hanno votato per superare il suo veto, facendo divenire il provvedimento una legge dello Stato. In base alla legge, nota come “Legge per proibire Terrorismo, sequestro di persona, detenzione di ostaggi, settarismo, uso di bombe e altro”,un capo tradizionale che non prende provvedimenti pur sapendo che nel suo territorio sono detenuti ostaggi, sarà deposto e la sua carica ritirata. Inoltre, una società di telecomunicazioni che si rifiuta di mettere a disposizione delle agenzie di sicurezza, entro 24 ore dalla richiesta, informazioni sulle comunicazioni effettuate da un sospetto rapitore o terrorista, pagherà una multa di 20 milioni di Naira (127.469 dollari) per ogni richiesta non accolta.
Nel 2015, altri Stati nigeriani hanno sostenuto la pena di morte, in risposta all’aumento dei casi di rapimento nel Paese. L’8 settembre 2015, il Governatore dello Stato di Cross River, Ben Ayade, ha firmato la legge che prescrive la pena di morte per sequestro di persona. Il 1° ottobre 2015, il Governatore dello Stato di Ebonyi David Umahi ha detto che avrebbe prontamente firmato ordini di esecuzione per i rapitori condannati nello Stato. L’8 aprile 2016, il Governatore dello Stato di Oyo Abiola Ajimobi ha firmato la legge contro il sequestro di persona che rende il rapimento un reato capitale nello Stato. Il 19 aprile 2016, la Camera dei Deputati dello Stato di Delta ha approvato la legge anti-rapimento che prevede la condanna a morte per i rapitori e l’ergastolo per i complici.
Le Nazioni Unite
Dopo essere stata eletta al Consiglio dei Diritti Umani nel 2006, la Nigeria si è sottoposta all’Esame Periodico Universale (UPR) delle Nazioni Unite il 9 febbraio 2009. Pur non avendo adottato una moratoria ufficiale delle esecuzioni, il Ministro federale degli affari esteri, Uma Ojo Maduekwe, ha dichiarato che la Nigeria ha una “moratoria autoimposta”.
Il 22 ottobre 2013, la Nigeria è stata riesaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il 20 marzo 2014, nella sua risposta orale alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha respinto tutte le raccomandazioni relative all’abolizione della pena di morte, compresa la raccomandazione di commutare tutte le condanne a morte, ridurre progressivamente il numero di reati che possono essere puniti con la morte ed eventualmente adottare misure per la sua completa abolizione compresa l’adesione al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. “Per quanto noi riconosciamo l’opportunità di una moratoria sulla pena di morte, non è possibile attuarla in questo momento in un sistema federale che garantisce una certa autonomia alle sue entità federate”, ha spiegato la delegazione del Paese. “Tale moratoria non potrebbe essere sostenuta senza passare attraverso un emendamento costituzionale che richiede non solo tempo, ma potrebbe anche essere abbastanza difficile da ottenere.” Tuttavia, il Governo ha assicurato al Consiglio dei Diritti Umani che la Nigeria avrebbe “rispettato” l’ordine della Corte di Giustizia dell’ECOWAS che ha intimato al Governo nigeriano di non effettuare esecuzioni di condannati, “proprio mentre continuiamo il dialogo nazionale per l’abolizione della pena di morte”.
Il 18 dicembre 2014, la Nigeria si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come nel 2012 e 2010 un voto che ha confermato anche il 20 dicembre 2012 mentre nelle due precedenti sessioni, nel 2007 e nel 2008, aveva votato contro la Risoluzione.
Con la vittoria alle elezioni presidenziali del febbraio 1999, l’ex Generale Olusegun Obasanjo aveva posto fine a 15 anni di regime militare e riportato il paese nel Commonwealth dal quale era stato sospeso nel 1995 dopo che l’allora dittatore Sani Abacha aveva ordinato l’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di attivisti per i diritti della minoranza ogoni.
Il sistema giuridico a livello federale si basa sulla common law inglese, ma a partire dal 1999 dodici Stati del nord della Nigeria a maggioranza islamica hanno introdotto la Sharia nei loro Codici Penali, destando l’indignazione internazionale con le condanne alla lapidazione per adulterio di Safiya Hussaini e Amina Lawal, e innescando contrasti con le minoranze cristiane sfociati in scontri armati che hanno causato migliaia di morti. Le autorità nigeriane però hanno più volte ribadito che la Costituzione nigeriana non consente lapidazioni, amputazioni, fustigazioni e altre punizioni del genere previste dalla Sharia. A questo proposito, il Presidente Obasanjo aveva parlato di “Sharia politica, destinata a esaurirsi con il tempo” e aveva rassicurato la comunità internazionale poiché i ricorsi giurisdizionali a livello federale garantiscono la cancellazione di una condanna pronunciata da corti islamiche. Nell’ottobre 2002, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, Obasanjo dichiarò: “In quanto Presidente sono impegnato a salvare vite e non a eliminarle”. Aveva poi aggiunto di sentirsi personalmente impegnato a portare avanti la campagna per la moratoria delle esecuzioni nel suo paese e a livello internazionale. Sulla base di questi ricorsi, la Corte Suprema della Nigeria potrebbe arrivare a dichiarare la Sharia stessa incostituzionale. Un esito che i Governatori dei dodici Stati settentrionali che l’hanno introdotta non vogliono, ragione per cui le condanne alla lapidazione vengono sistematicamente rovesciate dalle stesse corti d’appello locali della Sharia. Dal 2000, infatti, molti nigeriani islamici sono stati condannati alla lapidazione per “reati” di natura sessuale, come adulterio e omosessualità, ma nessuna di queste condanne è stata eseguita, essendo state annullate in appello o commutate in pene detentive. Da quando sono stati istituiti nei primi anni 2000, i tribunali della Sharia hanno comminato condanne a morte per vari “reati”, tra cui blasfemia, adulterio, omicidio e omosessualità, ma fino a oggi non sono state effettuate esecuzioni. La prima e per ora unica esecuzione in base alla Sharia è avvenuta il 3 gennaio 2002 nei confronti di Sani Yakubu Rodi, impiccato nello Stato del Katsina per omicidio.
Dalla fine della dittatura militare nel maggio 1999, sono state giustiziate almeno 26 persone. Le ultime esecuzioni sono avvenute il 24 giugno 2013, quando la Nigeria ha impiccato quattro prigionieri nella prigione della città di Benin, nello Stato di Edo, nelle prime esecuzioni del Paese dal 2006.
Nel 2015, sono state condannate a morte almeno 171 persone, secondo le informazioni ricevute da Amnesty International dal Nigerian Prisons Service (NPS), un calo del 74% rispetto alle 659 condanne a morte registrate nel 2014.
Al 31 dicembre 2015, i detenuti nel braccio della morte erano 1.677, di cui 5 stranieri, secondo il Nigerian Prisons Service.
Due gruppi di esperti erano stati istituiti dall’ex Presidente Olusegun Obasanjo per riformare il sistema carcerario e affrontare il problema del suo sovraffollamento. Entrambi i gruppi, il Gruppo nazionale di studio sulla pena di morte, istituito nel 2004, e la Commissione presidenziale sulla riforma dell’amministrazione della giustizia, istituito nel 2007, hanno raccomandato una moratoria delle esecuzioni in quanto il sistema di giustizia penale non poteva più garantire un processo equo.
Commutazioni o sospensioni della pena capitale
Molte sono state, nel corso degli anni, le commutazioni, le grazie e i casi di esonero dal braccio della morte anche a livello di Stati federati.
Nel 2015, sono state commutate 121 condanne a morte, sono state concesse 26 grazie e sono stati esonerati 41 prigionieri condannati a morte, secondo le informazioni ricevute da Amnesty International dal Nigerian Prisons Service (NPS).
Il 4 gennaio 2015, il Governatore di Akwa Ibom, Godswill Akpabio, nello spirito del nuovo anno, ha concesso la grazia a 14 detenuti in diverse prigioni dello Stato. Sei prigionieri nelle carceri di Port Harcourt hanno avuto le loro sentenze capitali commutate in ergastolo.
Il 28 maggio 2015, Emmanuel Uduaghan, il Governatore dello Stato del Delta, ha commutato tre condanne a morte in varie pene detentive e ha concesso il perdono a Moses Akatugba, condannato a morte per aver rubato tre telefoni nel 2005, quando aveva ancora 16 anni.
Il 28 maggio 2015, Jonah Jang, Governatore dello Stato di Plateau, a meno di ventiquattro ore dalla fine del suo mandato, ha concesso la grazia a cinque detenuti del braccio della morte e ha commutato altre due condanne a morte in ergastolo.
Il 19 dicembre 2015, l’Esercito nigeriano ha annunciato che il capo di stato maggiore dell’esercito Tukur Buratai aveva commutato le condanne a morte di 66 soldati condannati nel 2014 da due corti marziali. Le condanne a morte per fucilazione sono state commutate in 10 anni di reclusione. I soldati erano stati condannati per ammutinamento per essersi rifiutati di partecipare a operazioni contro il gruppo armato Boko Haram. I soldati si lamentano costantemente di essere armati peggio di Boko Haram, di non essere pagati per intero e di venire abbandonati sul campo di battaglia senza munizioni sufficienti e cibo.
Pena di morte nei confronti di minorenni
La legge federale nigeriana del 2003 sui Diritti dei Fanciulli definisce minorenne una persona sotto i 18 anni nei cui confronti sono proibite pena di morte e punizioni corporali, ma solo se queste disposizioni sono recepite nella normativa statale derivante dalla legge federale. Tuttavia, il Children’s Rights Act 2003 è in vigore solo nel Territorio della Capitale Federale di Abuja e negli Stati che l’hanno ufficialmente adottato, un processo in cui può anche essere modificato.
Gli Stati del Sud che devono ancora emanare il loro Children’s Rights Act possono condannare alla pena capitale a partire dai 17 anni.
Nel Nord, 13 Stati devono ancora adottare la legge federale. Negli 11 Stati che hanno adottato la Sharia, i musulmani possono essere condannati a morte per crimini Hudud (per i quali la pena prevista è obbligatorio) e Qisas (retribuzione) dall’età della pubertà. I non musulmani negli Stati del Nord che non hanno promulgato il Children’s Rights Act possono essere condannati a morte a partire dall’età di 17 anni al momento del reato ai sensi del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale del 1960.
La Nigeria non risulta abbia giustiziato un delinquente minorenne dal 1997, anche se molte persone che erano minorenni al momento del fatto sono ancora nel braccio della morte in violazione del diritto internazionale e nazionale nigeriano. In assenza di una commutazione della pena, queste persone stanno in effetti scontando una condanna a vita senza possibilità di rilascio.
Nel giugno 2014, in una sentenza storica, la Corte di Giustizia della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Corte ECOWAS) si è opposta alla pena di morte inflitta a imputati minorenni, sottolineando l’obbligo della Nigeria a rispettare e far rispettare i diritti umani fondamentali stabiliti nella Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli. Nella sua sentenza, il Presidente della Corte ECOWAS, Hansine Donli, ha dichiarato che la loro condanna a morte per un reato commesso da minorenni è stata una violazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Il giudice ha quindi ordinato al Governo nigeriano di rimuoverli dal braccio della morte e astenersi da qualsiasi tentativo di giustiziarli.
Il 9 giugno 2015, un giudice della Corte Suprema di Gezawa, nello Stato di Kano, ha ordinato il rilascio di Wasila Tasi’u, una bambina costretta a sposarsi a soli 13 anni e che poi ha avvelenato il marito di 35 anni e tre amici. Un’altra tredicenne che ha ucciso il marito di 35 anni rimane nel braccio della morte, nonostante la sentenza della Corte di Giustizia della Comunità dell’Africa Occidentale del 2014 che ha considerato la sua condanna a morte illegale perché era minorenne. Entrambe le ragazze erano diventate seconde mogli nella parte settentrionale musulmana della Nigeria, dove la poligamia e il matrimonio infantile sono comuni. Nessuna delle due era mai andata a scuola e non sapeva leggere o scrivere.
Pena di morte per terrorismo
Nel dicembre 2012, l’Assemblea Nazionale della Nigeria ha approvato un emendamento alla Legge sulla Prevenzione del Terrorismo del 2011, confermando la pena di morte per gli autori di atti terroristici. La proposta di emendamento era stata approvata sia dalla Camera dei Rappresentanti sia dal Senato nell’ottobre 2012, ma mentre la versione del Senato prevedeva l’ergastolo, quella della Camera prevedeva la condanna capitale. L ’Assemblea Nazionale ha deciso di approvare la proposta della commissione bicamerale che aveva armonizzato i due disegni di legge decidendo di adottare la versione della Camera. Il Terrorism (Prevention) Act, approvato il 2 giugno 2011, stabilisce misure per la prevenzione, il divieto e il contrasto di atti di terrorismo e dei suoi finanziatori nel Paese. La legge principale definisce “atto di terrorismo” ogni atto che riguardi o provochi un attacco alla vita di una persona che può causare gravi danni fisici o la morte; il sequestro di persona; la distruzione di strutture governative o pubbliche, del sistema di trasporto, di impianti infrastrutturali compresi i sistemi informatici, le piattaforme fissesituate a livello continentale,in luogo pubblico o in proprietà private che può mettere a repentaglio vite umane o causare ingenti perdite economiche. Il 17 aprile 2013, l’Assemblea legislativa dello Stato del Delta ha votato contro il Governatore Emmanuel Eweta Uduaghan approvando un disegno di legge che prescrive la condanna a morte per rapitori e terroristi. Il Governatore aveva posto il veto sulla legge anti-sequestri e anti-terrorismo, approvata all’unanimità dall’Assemblea il 7 novembre 2012. “La mia posizione su questo è sempre stata la stessa: la pena di morte non ha fermato le attività criminali”, ha detto Emmanuel Uduaghan in un’intervista al This Day il 29 novembre 2012. “Ritengo che la pena di morte non sia in grado di fungere da deterrente o antidoto”,aveva ribadito il Governatore in una lettera inviata ai parlamentari prima del voto. Ciò nonostante, 26 dei 29 membri dell’Assemblea hanno votato per superare il suo veto, facendo divenire il provvedimento una legge dello Stato. In base alla legge, nota come “Legge per proibire Terrorismo, sequestro di persona, detenzione di ostaggi, settarismo, uso di bombe e altro”,un capo tradizionale che non prende provvedimenti pur sapendo che nel suo territorio sono detenuti ostaggi, sarà deposto e la sua carica ritirata. Inoltre, una società di telecomunicazioni che si rifiuta di mettere a disposizione delle agenzie di sicurezza, entro 24 ore dalla richiesta, informazioni sulle comunicazioni effettuate da un sospetto rapitore o terrorista, pagherà una multa di 20 milioni di Naira (127.469 dollari) per ogni richiesta non accolta.
Nel 2015, altri Stati nigeriani hanno sostenuto la pena di morte, in risposta all’aumento dei casi di rapimento nel Paese. L’8 settembre 2015, il Governatore dello Stato di Cross River, Ben Ayade, ha firmato la legge che prescrive la pena di morte per sequestro di persona. Il 1° ottobre 2015, il Governatore dello Stato di Ebonyi David Umahi ha detto che avrebbe prontamente firmato ordini di esecuzione per i rapitori condannati nello Stato. L’8 aprile 2016, il Governatore dello Stato di Oyo Abiola Ajimobi ha firmato la legge contro il sequestro di persona che rende il rapimento un reato capitale nello Stato. Il 19 aprile 2016, la Camera dei Deputati dello Stato di Delta ha approvato la legge anti-rapimento che prevede la condanna a morte per i rapitori e l’ergastolo per i complici.
Le Nazioni Unite
Dopo essere stata eletta al Consiglio dei Diritti Umani nel 2006, la Nigeria si è sottoposta all’Esame Periodico Universale (UPR) delle Nazioni Unite il 9 febbraio 2009. Pur non avendo adottato una moratoria ufficiale delle esecuzioni, il Ministro federale degli affari esteri, Uma Ojo Maduekwe, ha dichiarato che la Nigeria ha una “moratoria autoimposta”.
Il 22 ottobre 2013, la Nigeria è stata riesaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il 20 marzo 2014, nella sua risposta orale alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha respinto tutte le raccomandazioni relative all’abolizione della pena di morte, compresa la raccomandazione di commutare tutte le condanne a morte, ridurre progressivamente il numero di reati che possono essere puniti con la morte ed eventualmente adottare misure per la sua completa abolizione compresa l’adesione al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. “Per quanto noi riconosciamo l’opportunità di una moratoria sulla pena di morte, non è possibile attuarla in questo momento in un sistema federale che garantisce una certa autonomia alle sue entità federate”, ha spiegato la delegazione del Paese. “Tale moratoria non potrebbe essere sostenuta senza passare attraverso un emendamento costituzionale che richiede non solo tempo, ma potrebbe anche essere abbastanza difficile da ottenere.” Tuttavia, il Governo ha assicurato al Consiglio dei Diritti Umani che la Nigeria avrebbe “rispettato” l’ordine della Corte di Giustizia dell’ECOWAS che ha intimato al Governo nigeriano di non effettuare esecuzioni di condannati, “proprio mentre continuiamo il dialogo nazionale per l’abolizione della pena di morte”.
Il 18 dicembre 2014, la Nigeria si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come nel 2012 e 2010 un voto che ha confermato anche il 20 dicembre 2012 mentre nelle due precedenti sessioni, nel 2007 e nel 2008, aveva votato contro la Risoluzione.
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