La maggioranza riformista del parlamento iraniano ha...
La maggioranza riformista del parlamento iraniano ha protestato contro la condanna a morte dell'accademico dissidente Hashem Aghajari, quindi ha approvato il primo progetto di una legge controversa che intende tenere a freno i poteri dei loro avversari
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La maggioranza riformista del parlamento iraniano ha protestato contro la condanna a morte dell'accademico dissidente Hashem Aghajari, quindi ha approvato il primo progetto di una legge controversa che intende tenere a freno i poteri dei loro avversari fautori della linea dura nell'apparato giudiziario. Se il rinnovato giro di vite dell'apparato giudiziario intende far tacere il movimento per la riforma - come molti attivisti ritengono - allora l'intimidazione ha chiaramente fallito. Il parlamento dovrebbe approvare entrambi i disegni di legge - che sono visti come il primo passo verso lo smantellamento del sistema legislativo islamico - entro circa tre settimane e sottometterli al giudizio del Consiglio dei Guardiani, fautore della linea dura, che detiene il potere di veto. Nel frattempo i riformisti stanno radunando le loro forze per salvare la vita ad Aghajari. Mehdi Karrubi, portavoce del parlamento e religioso, ha dichiarato che agisce come portavoce di alcuni importanti ayatollah quando pronuncia il suo "odio e disprezzo verso questa vergognosa sentenza". Egli ha invocato la calma e, riferendosi a quanto pare al processo di appello, sembra aver assicurato al parlamento che la questione verrà presto risolta. Circa 181 parlamentari - quasi due terzi del parlamento - hanno firmato un documento di protesta, mentre Hoseyn Loqmanian e Mohammad Reza Ali-Hoseyni, due deputati di Hamedan, la città in cui è incarcerato Aghajari, si sono dimessi. I riformisti sostengono che l'autorità morale e legale dei religiosi nell'apparato giudiziario è minata dal fatto che nessuno tra le decine di grandi ayatollah iraniani appoggia il verdetto. Tuttavia, solo uno, il Grande Ayatollah Hossein-Ali Montazeri, che è agli arresti domiciliari, lo ha pubblicamente condannato.
— FONTI
- (Fonti: Financial Times website, Reuters, 10/11/2002)
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