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LIBERIA

La legislazione liberiana prevede la possibilità dell’uso della pena di morte.

La legislazione liberiana prevede la possibilità dell’uso della pena di morte.

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La legislazione liberiana prevede la possibilità dell’uso della pena di morte.
Il 16 settembre 2005, il Governo Nazionale di Transizione, guidato da Charles Gyude Bryant, ha sottoscritto oltre cento trattati internazionali. Tra gli altri, la Liberia ha aderito al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che ha come obiettivo l’abolizione della pena di morte.
Il Governo di Transizione Nazionale è stato stabilito in base all’Accordo di Pace Globale del settembre 2003 dopo 14 anni di guerra civile. Il conflitto era giunto alla fine nell’agosto del 2003 con i colloqui di pace tra tutti i partiti avviati dopo la capitolazione e l’esilio dell’allora Presidente Charles Taylor. Durante il Governo di Charles Taylor, il paese era stato all’indice di organizzazioni umanitarie e internazionali per le continue e gravi violazioni dei diritti umani. Il Governo di Transizione Nazionale ha guidato il paese fino alle elezioni presidenziali che si sono tenute a ottobre e novembre 2005. L’economista ed ex ministro delle finanze Ellen Johnson-Sirleaf ha vinto la sfida contro l’ex giocatore di calcio George Weah al secondo turno. La prima donna africana eletta capo di stato è entrata in carica nel gennaio del 2006.
L’adesione della Liberia ai 103 trattati, decisa da Gyude Bryant, fu salutata dall’allora Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan come “una pietra miliare nel viaggio della Liberia fuori dal suo difficile passato e verso un futuro più sostenibile basato sullo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e un regime democratico.”
Il Secondo Protocollo Opzionale vincola i suoi aderenti principalmente a tre obblighi: proibisce di ricorrere alle esecuzioni, chiede agli Stati parte di abolire la pena di morte prevista nelle loro giurisdizioni interne e, da ultimo, di astenersi dalla sua reintroduzione. Inoltre, in base al diritto internazionale consuetudinario, come dettato nell’articolo 27 della Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati, ratificata dalla Liberia il 29 agosto 1985, uno Stato “non può invocare le disposizioni del suo diritto interno per giustificare la mancata esecuzione di un trattato”.
La Liberia avrebbe dovuto quindi abolire la pena di morte dopo l’impegno internazionale del 2005, ma alcuni membri del parlamento hanno iniziato a mettere in discussione lo status del Protocollo. “Il Presidente può anche aver firmato un documento internazionale che miri all’abolizione della pena di morte, ma il Parlamento non ne era a conoscenza. Tale documento non è mai stato ratificato dall’Assemblea,” ha dichiarato Isaac Red, presidente della Camera dei Deputati. In un comunicato della Executive Mansion, la Presidente Johnson-Sirleaf ha indicato di essere pienamente a conoscenza del fatto che il suo Paese sia uno Stato parte del Secondo Protocollo Opzionale che mira all’abolizione della pena di morte. Ciò nonostante, continua il documento, la presidente dichiara di voler tenere in considerazione la richiesta della maggioranza dei cittadini affinché venga data una risposta massiccia all’aumento dei crimini legati a rapine che includono aggressioni fisiche come stupri e omicidi compiuti da rapinatori che attaccano cittadini innocenti, creando un clima di paura e una crisi di fiducia nella società. La Presidente Johnson-Sirleaf ha inoltre dichiarato di essere pronta a rivedere la legge e a eventualmente emendarla appena la situazione fosse pienamente sottocontrollo e la sicurezza sociale garantita.
Le ultime esecuzioni in Liberia, 14, sono avvenute nel 2000.
Il 18 dicembre 2007, la Liberia si è astenuta nella votazione della Risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale dell’ONU.