Nessuno tocchi Caino
CINA

La Legge di Procedura Penale, che è stata riscritta ed è entrata in vigore nel gennaio 1997

La Legge di Procedura Penale, che è stata riscritta ed è entrata in vigore nel gennaio 1997

7 MIN DI LETTURA
La Legge di Procedura Penale, che è stata riscritta ed è entrata in vigore nel gennaio 1997, ha “ridotto” a 69 il numero dei reati capitali, ma già due mesi dopo sono stati aggiunti emendamenti che ne hanno aumentato il numero.
La Cina prevede due tipi di sentenza capitale: l’esecuzione immediata e la condanna “con sospensione” della pena per due anni, che diventa definitiva qualora il condannato abbia commesso altri reati durante il periodo di sospensione.
Tra i reati capitali figurano reati non violenti come evasione delle tasse, traffico di droga, appropriazione indebita, falsificazione, frode, gioco d’azzardo, bigamia, gestione di un bordello, furto abituale, corruzione, disturbo della quiete pubblica, appropriazione indebita di fondi pubblici, contrabbando di sigarette, organizzazione di circoli pornografici, contrabbando di macchine, sfruttamento della prostituzione, speculazione, pubblicazione di materiale pornografico, furto o traffico di tesori nazionali, frode fiscale, vendita di false fatture, vendita delle pelli dei panda giganti, furto di mucche, cammelli e cavalli, vendita di falsi certificati di controllo nascite, vendita di falsi certificati di sterilità, vendita di denaro contraffatto e caccia al panda gigante e alla scimmia d’oro.
La Cina ha anche introdotto la pena di morte per la pirateria informatica e altri crimini legati a Internet.
In Cina è prevista la pena di morte per chiunque sia stato condannato per traffico di un quantitativo pari o superiore a 50 grammi di eroina.
Nonostante un positivo sviluppo registrato recentemente nella legge di procedura penale, nella pratica il sistema giudiziario penale cinese non è in condizione di garantire processi equi, imparziali e giusti. L'imputato di un reato capitale non ha pieno diritto all'assistenza legale immediata: ciò avviene, solitamente, al termine degli interrogatori condotti dalla polizia e anche in questo caso tale diritto viene spesso negato o limitato. È proprio durante i primi interrogatori che la persona arrestata viene torturata e costretta a “confessare” il reato e la “confessione” può così essere usata in tribunale e determinare la condanna a morte. Dal primo luglio 2006 le udienze dei processi capitali presso le Corti d’Appello si devono svolgere pubblicamente.
Le sentenze avvengono normalmente in campi sportivi o pubbliche piazze colmi di spettatori urlanti, con musica assordante, e sono eseguite con un colpo di fucile sparato a distanza ravvicinata al cuore oppure alla nuca con il condannato in ginocchio, le caviglie ammanettate e le mani legate dietro la schiena.
Nel 1997, la Cina ha introdotto il metodo dell’iniezione letale (applicata per la prima volta nello Yunnan) e, di recente, in molte Province sono state allestite delle unità mobili su dei furgoni da 24 posti, opportunamente modificati, che raggiungono il luogo dell’esecuzione. Il detenuto è assicurato con delle cinghie a un lettino di metallo posto sul retro del furgone. Una volta inserito l’ago, un poliziotto preme un bottone e automaticamente la sostanza letale viene iniettata nella vena. L’esecuzione può essere seguita su un monitor accanto al posto di guida ed eventualmente registrata. Le esecuzioni possono così effettuarsi in pochi minuti dopo l’emissione della condanna a morte, senza la necessità di trasferirsi in luoghi pubblici dove possono verificarsi tumulti.
Dagli attacchi dell'11 settembre 2001 contro gli USA, il governo cinese sta usando la lotta al terrorismo come pretesto per aumentare il pugno di ferro contro tutte le forme di dissenso politico o religioso nella regione. I sospetti separatisti o estremisti religiosi da anni rischiano detenzioni arbitrarie, l’isolamento, la tortura e, al termine di processi iniqui, il carcere o l'esecuzione. In particolare, la Cina fa passare la repressione dei Tibetani e degli Uiguri come lotta contro il terrorismo ed esercita pressioni su Paesi confinanti come il Kirghizistan, il Kazakistan, il Nepal e il Pakistan per costringerli a rimpatriare i militanti Uiguri.
Nel 2005, sono continuati in Cina gli attacchi, gli interrogatori, le incarcerazioni e i maltrattamenti fisici nei confronti di membri di movimenti religiosi o spirituali non autorizzati dallo Stato: congregazioni cattoliche e protestanti; musulmani uiguri; buddisti tibetani; Falun Gong o altri movimenti spirituali non ufficialmente registrati. Centinaia di luoghi di culto, moschee “clandestine”, templi, seminari, chiese cattoliche e chiese protestanti “domestiche”, sono stati chiusi dalla polizia e, in alcuni casi, demoliti. Centinaia di migliaia di praticanti del Falun Gong sono ancora costretti in prigione, nei campi di rieducazione e nei manicomi: centinaia di loro sono morti in carcere per le torture e i maltrattamenti subiti da quando la loro persecuzione è iniziata nel 1999.
Il 14 marzo 2005, il premier Wen Jiabao ha dichiarato che la Cina non ha intenzione di abolire la pena capitale, tuttavia sta attuando riforme affinchè venga usata con prudenza. “Considerata la situazione del nostro paese, non possiamo abolirla”, ha detto Wen, ma “stiamo istituendo un efficace sistema che consentirà di emettere condanne a morte con prudenza ed equità.”
Il 1° gennaio 2007, entrerà in vigore una legge che richiede la revisione da parte della Corte Suprema di tutte le condanne a morte prima della loro esecuzione, così come avveniva in Cina fino al 1983.
Attualmente, una gran parte delle sentenze capitali sono approvate dalle Alte Corti delle Province, che sono 300 in tutto il paese, e solo i casi più importanti arrivavano alla Corte Suprema. La restituzione alla Corte Suprema di questo potere esclusivo, dovrebbe portare a una notevole riduzione del numero di esecuzioni praticate nel Paese.
Ma questa riforma, come pure la proposta di pene detentive più lunghe invece che la pena di morte da applicare in casi particolari, non interviene ancora sulle 'confessioni' estorte sotto tortura, l’accesso limitato ad avvocati di fiducia e le interferenze politiche nei processi giudiziari.
Il numero delle condanne inflitte, così come quello di quelle che vengono eseguite, è coperto in Cina dal segreto di stato, ma è certo che la Cina detiene il record mondiale di esecuzioni.
Secondo quanto pubblicato nel volume Disidai o La Quarta Generazione, scritto da un membro interno del partito che ha usato lo pseudonimo di Zong Hairen e riportato in un articolo pubblicato sull'Asian Wall Street Journal nell'ottobre 2002, 15.000 persone sono state mandate a morte ogni anno in Cina per presunti crimini dal 1998 al 2001. Il dato è sconvolgente, oltre 4 volte più alto delle più alte cifre stimate dagli occidentali sulla carneficina giudiziaria annuale in Cina e il più alto in assoluto dalla Rivoluzione Culturale. Lo stesso dato è riportato anche dal libro I nuovi governanti della Cina scritto da Andrew J. Nathan e Bruce Gilley sulla base dei documenti segreti del Partito Comunista pubblicati in Disidai.
Secondo Chen Zhonglin, deputato al Congresso Nazionale del Popolo di Pechino, la Cina effettua ogni anno circa 10.000 esecuzioni. La sua dichiarazione è uscita sul China Youth Daily nel marzo 2004, ed è la prima volta che una tale stima viene resa pubblica su un giornale controllato dallo stato.
Nessuno tocchi Caino stima che nel 2005 siano state effettuate tra le 5.000 e le 10.000 esecuzioni.
In base alle sole notizie rese pubbliche, Amnesty International stima che almeno 1.770 persone sono state giustiziate e almeno 3.900 condannate a morte in Cina nel 2005, ma i dati reali si ritiene siano molti più alti. Nel marzo 2005, Liu Renwen, un esperto legale molto noto, ha dichiarato che "arrivano a 8.000" le persone giustiziate ogni anno in Cina.
La Cina ha votato contro la risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.