La Costituzione del 1917, all'art
La Costituzione del 1917, all'art
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La Costituzione del 1917, all’art. 22, afferma: “è vietata la pena di morte per reati politici. La pena di morte può essere applicata solo per tradimento durante guerre internazionali, parricidio, omicidio aggravato, incendio doloso, banditismo, pirateria e gravi reati militari”. Ma la presenza di tali reati nella costituzione ha un valore puramente simbolico. Infatti, la pena di morte non può essere imposta in quanto non è contemplata in nessun codice statale o federale.
Una possibilità teorica che fosse applicata dai tribunali militari è esistita fino al 21 aprile 2005, quando la Camera dei Deputati del Messico ha approvato una legge che elimina la pena di morte dal Codice militare. Con 346 voti a favore, nessuno contrario e tre astenuti, l’assemblea plenaria della Camera ha ratificato gli emendamenti al Codice di Giustizia Militare già approvati dal Senato della Repubblica nell’aprile del 2004. La riforma del Codice militare, voluta fortemente dal governo del Presidente Vicente Fox e appoggiata dai vertici militari, ha sostituito la pena capitale con una pena detentiva dai 30 ai 60 anni.
Il 23 giugno 2005, la Camera dei Deputati ha approvato un emendamento che elimina la pena capitale anche dalla Costituzione, inserendo a chiare lettere una sua proibizione. In una sessione speciale della Camera, i deputati hanno approvato con 412 voti a 0 e con due astensioni la misura che il 18 marzo 2005 era passata al Senato con 79 voti contro 2. L’emendamento modifica gli articoli 14 e 22 della Costituzione eliminando la possibilità di emettere condanne a morte per tutti i reati per i quali era prima contemplata. La riforma costituzionale necessita ora dell’approvazione da parte di almeno 16 parlamenti dei 31 stati della federazione messicana, dopo di che anche la possibilità teorica di applicazione della pena di morte sparirà dalla legislazione del Messico.
La pena di morte è stata eseguita in Messico per l’ultima volta nel 1961, nei confronti di Isaías Constante Laureano, un soldato di fanteria condannato per l’omicidio di un ufficiale avvenuto a Saltillo Coahuila.
Nel 2001, la Corte Suprema del Messico ha stabilito per la prima volta che i cittadini messicani potranno essere estradati a condizione che le pene previste in altri paesi non includano l’ergastolo e la pena di morte.
Il 31 marzo 2004, la Corte Internazionale di Giustizia ha accolto un ricorso presentato dal Messico nel 2003 e ha ordinato agli Stati Uniti di rivedere i casi dei 51 cittadini messicani rinchiusi nei bracci della morte di 10 stati dell’Unione. La Corte ha stabilito che gli Usa hanno violato la Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari del 1963, non informando gli imputati del loro diritto all’assistenza legale da parte del proprio consolato.
Il Messico ha cosponsorizzato e votato a favore della risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 21 aprile 2004.
Una possibilità teorica che fosse applicata dai tribunali militari è esistita fino al 21 aprile 2005, quando la Camera dei Deputati del Messico ha approvato una legge che elimina la pena di morte dal Codice militare. Con 346 voti a favore, nessuno contrario e tre astenuti, l’assemblea plenaria della Camera ha ratificato gli emendamenti al Codice di Giustizia Militare già approvati dal Senato della Repubblica nell’aprile del 2004. La riforma del Codice militare, voluta fortemente dal governo del Presidente Vicente Fox e appoggiata dai vertici militari, ha sostituito la pena capitale con una pena detentiva dai 30 ai 60 anni.
Il 23 giugno 2005, la Camera dei Deputati ha approvato un emendamento che elimina la pena capitale anche dalla Costituzione, inserendo a chiare lettere una sua proibizione. In una sessione speciale della Camera, i deputati hanno approvato con 412 voti a 0 e con due astensioni la misura che il 18 marzo 2005 era passata al Senato con 79 voti contro 2. L’emendamento modifica gli articoli 14 e 22 della Costituzione eliminando la possibilità di emettere condanne a morte per tutti i reati per i quali era prima contemplata. La riforma costituzionale necessita ora dell’approvazione da parte di almeno 16 parlamenti dei 31 stati della federazione messicana, dopo di che anche la possibilità teorica di applicazione della pena di morte sparirà dalla legislazione del Messico.
La pena di morte è stata eseguita in Messico per l’ultima volta nel 1961, nei confronti di Isaías Constante Laureano, un soldato di fanteria condannato per l’omicidio di un ufficiale avvenuto a Saltillo Coahuila.
Nel 2001, la Corte Suprema del Messico ha stabilito per la prima volta che i cittadini messicani potranno essere estradati a condizione che le pene previste in altri paesi non includano l’ergastolo e la pena di morte.
Il 31 marzo 2004, la Corte Internazionale di Giustizia ha accolto un ricorso presentato dal Messico nel 2003 e ha ordinato agli Stati Uniti di rivedere i casi dei 51 cittadini messicani rinchiusi nei bracci della morte di 10 stati dell’Unione. La Corte ha stabilito che gli Usa hanno violato la Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari del 1963, non informando gli imputati del loro diritto all’assistenza legale da parte del proprio consolato.
Il Messico ha cosponsorizzato e votato a favore della risoluzione per l’abolizione della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 21 aprile 2004.
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