La Corte suprema indiana ha confermato la pena di morte...
La Corte suprema indiana ha confermato la pena di morte comminata a Devendar Pal Singh, militante del Khalistan, in forza della legge per la prevenzione del terrorismo (TADA), sulla sola base della confessione presentata dalla polizia, una confessione
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La Corte suprema indiana ha confermato la pena di morte comminata a Devendar Pal Singh, militante del Khalistan, in forza della legge per la prevenzione del terrorismo (TADA), sulla sola base della confessione presentata dalla polizia, una confessione che l'imputato aveva ritrattato.
Malgrado la legge del 1995 sia stata abrogata, una confessione resa alla polizia è tuttora ammissibile in tribunale sulla base della nuova legge antiterrorismo, promulgata dal presidente lo scorso 2 aprile.Singh, un attivista del Fronte di Liberazione Khalistano, un movimento separatista dello stato settentrionale del Punjab, era stato accusato dell'attentato con un'auto carica di esplosivo contro l'allora Presidente del Congresso della gioventù M.S. Bitta, attentato che aveva ucciso invece altre nove persone.
I giudici Arijit Pasayat e B.N. Agrawal hanno affermato che secondo loro la pena di morte "era la sentenza più appropriata" per Singh, poiché l'imputato aveva confessato "spontaneamente" e la ritrattazione era stata "un ripensamento".
Il giudice M.B. Shah ha invece dissentito, affermando che la pena di morte non poteva essere comminata sulla sola base di "una cosiddetta dichiarazione di confessione" presentata dalla Polizia.
Malgrado la legge del 1995 sia stata abrogata, una confessione resa alla polizia è tuttora ammissibile in tribunale sulla base della nuova legge antiterrorismo, promulgata dal presidente lo scorso 2 aprile.Singh, un attivista del Fronte di Liberazione Khalistano, un movimento separatista dello stato settentrionale del Punjab, era stato accusato dell'attentato con un'auto carica di esplosivo contro l'allora Presidente del Congresso della gioventù M.S. Bitta, attentato che aveva ucciso invece altre nove persone.
I giudici Arijit Pasayat e B.N. Agrawal hanno affermato che secondo loro la pena di morte "era la sentenza più appropriata" per Singh, poiché l'imputato aveva confessato "spontaneamente" e la ritrattazione era stata "un ripensamento".
Il giudice M.B. Shah ha invece dissentito, affermando che la pena di morte non poteva essere comminata sulla sola base di "una cosiddetta dichiarazione di confessione" presentata dalla Polizia.
— FONTI
- (Fonti: Hindustan Times, Press Trust Of India, 03/04/2002)
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