la Corte Suprema ha affermato che molti giudici...
la Corte Suprema ha affermato che molti giudici, nel comminare la pena di morte in maniera meccanica rispetto alle linee guida del 1980 sulla sua applicazione solo nel caso “più raro tra i rari”, sembrano aver perso di vista i due elementi fondamentali:
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la Corte Suprema ha affermato che molti giudici, nel comminare la pena di morte in maniera meccanica rispetto alle linee guida del 1980 sulla sua applicazione solo nel caso “più raro tra i rari”, sembrano aver perso di vista i due elementi fondamentali: “l’alternativa minore (l’ergastolo) è assolutamente da escludere” e “gli standard di imparzialità”. Queste due condizioni devono essere pienamente soddisfatte dai giudici prima di emettere una condanna a morte, ma nel recente passato non sono state accuratamente rispettate, hanno detto i due giudici costituzionali S B Sinha e M K Sharma.
Preoccupata per le diverse interpretazioni delle linee guida sulla applicazione della pena di morte contenute nella sentenza “Bachan Singh”, la Corte Suprema ha detto che è giunto il momento di arrivare a una lettura univoca al fine di introdurre “un po’ di oggettività nella giurisprudenza sulla pena capitale che si sta sbriciolando sotto il peso delle più disparate interpretazioni”.
Questo giudizio è stato espresso nella sentenza con cui la Corte Suprema, nel comminare l’ergastolo a quattro membri di una banda responsabile di aver ucciso tre impiegati del partito di estrema destra “Shiv Sena” a Mumbai nel marzo 1999, ha rigettato il ricorso del governo di Mahrashtra che chiedeva la pena capitale per tre di loro. Un giudizio, quello della Corte, che sembra tener conto delle preoccupazioni dei commentatori giudiziari secondo i quali il ricco e potente scampa sempre alla pena capitale, mentre “alla fin fine è sempre l’emarginato e il povero a subire la pena estrema.”
Preoccupata per le diverse interpretazioni delle linee guida sulla applicazione della pena di morte contenute nella sentenza “Bachan Singh”, la Corte Suprema ha detto che è giunto il momento di arrivare a una lettura univoca al fine di introdurre “un po’ di oggettività nella giurisprudenza sulla pena capitale che si sta sbriciolando sotto il peso delle più disparate interpretazioni”.
Questo giudizio è stato espresso nella sentenza con cui la Corte Suprema, nel comminare l’ergastolo a quattro membri di una banda responsabile di aver ucciso tre impiegati del partito di estrema destra “Shiv Sena” a Mumbai nel marzo 1999, ha rigettato il ricorso del governo di Mahrashtra che chiedeva la pena capitale per tre di loro. Un giudizio, quello della Corte, che sembra tener conto delle preoccupazioni dei commentatori giudiziari secondo i quali il ricco e potente scampa sempre alla pena capitale, mentre “alla fin fine è sempre l’emarginato e il povero a subire la pena estrema.”
— FONTI
- (Fonti: Times of India e The Hindu, 19/08/2009)
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