La Corte suprema del Pakistan ha ordinato la messa...
La Corte suprema del Pakistan ha ordinato la messa in libertà di un Cristiano la cui sentenza di condanna a morte per blasfemia aveva portato al suicidio di un vescovo
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La Corte suprema del Pakistan ha ordinato la messa in libert� di un Cristiano la cui sentenza di condanna a morte per blasfemia aveva portato al suicidio di un vescovo. Ayub Masih era stato condannato a morte nell'Aprile del 1998 dopo essere stato condannato per aver parlato in modo positivo dello scrittore britannico Salman Rushdie, in una discussione con un vicino musulmano, avvenuta nella provincia centrale del Punjab due anni prima.
L'Alta Corte di Lahore aveva confermato la condanna nel luglio 2001. �La sentenza della corte di Lahore � stata messa da parte, � ha scritto in una breve ordinanza un collegio di tre giudici della Corte suprema. Le motivazioni della decisione saranno rese note in seguito.
Nel maggio 1998, undici giorni dopo la sentenza, John Joseph, all'epoca vescovo cattolico romano di Faisalabad, e noto attivista per i diritti umani, si era sparato fuori dall'aula del tribunale della citt� di Sahiwal.
Nel giorno del suicidio, un giornale nazionale pubblicava una lettera del vescovo che rivolgeva un appello ai correligionari cristiani, ai musulmani e ai gruppi delle minoranze affinch� la legge pakistana sulla blasfemia venisse riformata.
Esponenti della comunit� cristiana hanno definito la decisione della Corte suprema come un evento epocale.
�E' una vittoria per la giustizia,� ha detto Peter Jacob, segretario esecutivo della Commissione Nazionale per la Giustizia e la Pace, guidata dalla chiesa. �Ristabilisce la nostra fiducia nel sistema giudiziario�. Gruppi cristiani e diversi governi hanno fatto pressioni discrete sulla maggioranza pakistana musulmana per la riforma della legge sulla blasfemia.
I cristiani avevano affermato che il vicino aveva fabbricato false accuse di blasfemia contro Masih, perch� era in lite con lui per una disputa circa un terreno. L'avvocato di Masih, Abid Hasan Minto ha detto alla Corte suprema che dopo il suo arresto la propriet� del terreno conteso era stato trasferita all'accusatore.
Minto ha anche affermato che gli stringenti requisiti di prova richiesti dal Corano per comminare la pena di morte per blasfemia non erano stati rispettati dal giudice distrettuale che aveva emanato la sentenza di primo grado.
La condanna aveva fatto esplodere proteste nel Sahiwal, che � costellato di molti villaggi della minoranza cristiana.
Jacob ha detto che la decisione della suprema corte ha rinnovato la memoria del "grande sacrificio" del Vescovo Joseph, aggiungendo che la Corte deve anche rivedere attentamente la legge sulla blasfemia, che � stata usata per incarcerare centinaia di cristiani. "Chiediamo al governo di abolire questa legge, di cui nella maggioranza dei casi si � fatto abuso," ha dichiarato Jacob. Cristiani, hindu e altre fedi religiose costituiscono circa il 3 per cento dei 1450 milioni di abitanti del Pakistan musulmano.
L'Alta Corte di Lahore aveva confermato la condanna nel luglio 2001. �La sentenza della corte di Lahore � stata messa da parte, � ha scritto in una breve ordinanza un collegio di tre giudici della Corte suprema. Le motivazioni della decisione saranno rese note in seguito.
Nel maggio 1998, undici giorni dopo la sentenza, John Joseph, all'epoca vescovo cattolico romano di Faisalabad, e noto attivista per i diritti umani, si era sparato fuori dall'aula del tribunale della citt� di Sahiwal.
Nel giorno del suicidio, un giornale nazionale pubblicava una lettera del vescovo che rivolgeva un appello ai correligionari cristiani, ai musulmani e ai gruppi delle minoranze affinch� la legge pakistana sulla blasfemia venisse riformata.
Esponenti della comunit� cristiana hanno definito la decisione della Corte suprema come un evento epocale.
�E' una vittoria per la giustizia,� ha detto Peter Jacob, segretario esecutivo della Commissione Nazionale per la Giustizia e la Pace, guidata dalla chiesa. �Ristabilisce la nostra fiducia nel sistema giudiziario�. Gruppi cristiani e diversi governi hanno fatto pressioni discrete sulla maggioranza pakistana musulmana per la riforma della legge sulla blasfemia.
I cristiani avevano affermato che il vicino aveva fabbricato false accuse di blasfemia contro Masih, perch� era in lite con lui per una disputa circa un terreno. L'avvocato di Masih, Abid Hasan Minto ha detto alla Corte suprema che dopo il suo arresto la propriet� del terreno conteso era stato trasferita all'accusatore.
Minto ha anche affermato che gli stringenti requisiti di prova richiesti dal Corano per comminare la pena di morte per blasfemia non erano stati rispettati dal giudice distrettuale che aveva emanato la sentenza di primo grado.
La condanna aveva fatto esplodere proteste nel Sahiwal, che � costellato di molti villaggi della minoranza cristiana.
Jacob ha detto che la decisione della suprema corte ha rinnovato la memoria del "grande sacrificio" del Vescovo Joseph, aggiungendo che la Corte deve anche rivedere attentamente la legge sulla blasfemia, che � stata usata per incarcerare centinaia di cristiani. "Chiediamo al governo di abolire questa legge, di cui nella maggioranza dei casi si � fatto abuso," ha dichiarato Jacob. Cristiani, hindu e altre fedi religiose costituiscono circa il 3 per cento dei 1450 milioni di abitanti del Pakistan musulmano.
— FONTI
- (Fonti: Reuters 15/08/2002)
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