La Corte Suprema degli Stati Uniti, nel caso Medellin v. Texas, ha deciso 6-3 che il Presidente George Bush non ha il potere di ordinare agli stati di ignorare le loro regole procedurali al fine di rispettare le sentenze emesse dalla Corte Internazione
La Corte Suprema degli Stati Uniti, nel caso Medellin v. Texas, ha deciso 6-3 che il Presidente George Bush non ha il potere di ordinare agli stati di ignorare le loro regole procedurali al fine di rispettare le sentenze emesse dalla Corte Internazione
8 MIN DI LETTURA
La Corte Suprema degli Stati Uniti, nel caso Medellin v. Texas, ha deciso 6-3 che il Presidente George Bush non ha il potere di ordinare agli stati di ignorare le loro regole procedurali al fine di rispettare le sentenze emesse dalla Corte Internazione di Giustizia de l’Aja. Si tratta di un caso molto famoso, le cui implicazioni potrebbero estendersi ad oltre 50 condannati a morte. Un detenuto di nazionalità messicana, Jose Medellin, condannato a morte in Texas, aveva presentato un ricorso lamentando che nei suoi confronti non fossero state rispettate le norme previste dalla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari. La Convenzione di Vienna è un accordo internazionale che risale al 1963, e che è stato sottoscritto da 166 paesi, compresi gli Stati Uniti. L’art. 36 della Convenzione prevede che quando un cittadino straniero viene arrestato, le autorità locali devono informarlo esplicitamente che ha il diritto che dell’arresto vengano informate le autorità consolari del suo paese, e che ha diritto a ricevere assistenza legale nella propria lingua dal proprio consolato. La battaglia sulla Convenzione di Vienna va avanti da molti anni, con fasi alterne. La stessa Corte Suprema degli Stati Uniti aveva già accettato di trattare il caso di Medellin nel 2004, ma poi, il 23 maggio 2005 (vedi) aveva rinviato il caso perché nel frattempo lo stesso Presidente Bush aveva chiesto a tutte le corti d’appello interessate di rivedere le condanne a morte di cittadini stranieri. Dopo che la Texas Court of Criminal Appeals aveva respinto l’invito di Bush, sostenendo un invito del genere non rientrasse nei poteri presidenziali, Medellin ha presentato un nuovo ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che è stato discusso in lo scorso autunno, e di cui oggi è stata resa nota la sentenza. Tecnicamente il ricorso presentato dal Texas (stato di cui, tra l’altro, proprio l’attuale presidente Bush è stato governatore per due mandati) è incentrato sulla divisione di ruoli e di competenze che hanno il governo federale, ossia il governo centrale di Washington, che è quello che ha aderito alla Convenzione di Vienna, e i governi dei singoli stati. Il presidente Bush inizialmente aveva contrastato l’applicazione “garantista” della Convenzione di Vienna, arrivando ad ipotizzare il ritiro degli Usa dalla Convenzione stessa. In un secondo tempo, considerando che Corte Internazione di Giustizia è il più alto organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha invertito l’impostazione, sostenendo pubblicamente che non è opportuno che gli Usa aprano nuovi contenziosi in politica estera, ed è quindi più opportuno che gli Usa rispettino gli accordi giudiziari internazionali. La sentenza resa nota oggi, scritta dal Giudice Capo della Corte Suprema, il cattolico John G. Roberts Jr., dà torto a Medellin su due punti. Il primo, come abbiamo già visto, riguarda la differenza tra governo federale e governi dei singoli stati. Poiché, argomenta la Corte, il reato di cui deve rispondere Medellin non è un reato federale, il presidente Bush, che è a capo del governo federale, ma non del governo locale del Texas, non può imporre la volontà del governo federale in quei casi in cui un accordo internazionale o una sua parte contrasta con la legge interna di uno stato. Questo perché i singoli stati hanno una loro autonomia giurisdizionale e legislativa fortemente garantita dalla costituzione. A supporto di questa posizione, la Corte Suprema elenca una serie di precedenti, a partire dal 1829, in cui gli accordi internazionali vengono divisi tra “vincolanti anche per i singoli stati” e “vincolanti solo per il governo federale”. A giudizio della Corte Suprema, l’Accordo di Vienna, quando entra in esplicito contrasto con le norme preesistenti all’interno di uno stato, è tra quelli NON vincolanti per i singoli stati. Il secondo punto, meno legato alla teoria, su cui la Corte Suprema dà torto a Medellin è nei tempi e nei modi del ricorso. Secondo la Corte il ricorso di Medellin basato sul mancato rispetto dell’Accordo di Vienna è stato tardivo, non avendolo né lui né i due avvocati d’ufficio nominatigli dalla corte, sollevato all’epoca del processo, e avendolo in seguito sollevato solo dopo che gli erano stati respinti altri ricorsi che avevano ad oggetto gli elementi di prova del processo. Inoltre Medellin, pur essendo nato in Messico, in realtà risiedeva in Texas sin dall’infanzia, e al momento dell’arresto erano stati rispettati nei suoi confronti tutti gli obblighi previsti dalla legge, compresa la lettura dei cosiddetti “diritti Miranda” (“Lei ha diritto ad un avvocato…” etc), ed avendo Medellin risposto affermativamente alla domanda se comprendeva i suoi diritti, la Corte Suprema ha ritenuto sostanzialmente rispettati i suoi diritti costituzionali. È interessante però notare il parere che è stato aggiunto dal giudice Steven. Pur avendo votato con la maggioranza, Steven ha voluto sottolineare che gli Stati sono liberi di fare scelte politiche, nella fattispecie in supporto di accordi internazionali, anche quando queste non vengono imposte dalle sentenze della Corte Suprema. In una nota a più di pagina ha voluto ricordare il caso del governatore dell’Oklahoma Brad Henry che il 13 maggio 2004 ha commutato in ergastolo senza condizionale la condanna a morte di Osbaldo Torres perché al momento dell’arresto non erano stati rispettati i diritti previsti dall’art. 36 della Convenzione di Vienna, ossia il diritto a che il Consolato sia avvertito immediatamente dell’arresto. Il giudice Steven ha scritto: “Una conseguenza della nostra forma di governo è che qualche volta gli Stati devono farsi carico della responsabilità primaria di proteggere l’onore e l’integrità della Nazione. In questo caso la responsabilità del Texas è particolarmente rilevante, perché è stato il Texas, non rispettando la Convenzione di Vienna, a mettere gli Stati Uniti nella corrente controversia. Avendo già messo in difficoltà gli Stati Uniti non rispettando un trattato, sarebbe ora compito del Texas prevenire la rottura di un altro trattato… il giudizio della Corte, che io condivido, non preclude allo stato del Texas di compiere azioni appropriate”. L’intera Corte ha poi indicato quale avrebbe dovuto essere la procedura corretta perché una decisione presa da un organismo esterno, quale la Corte Internazionale di Giustizia, avesse valore negli Stati Uniti. Il Presidente, invece di tentare di imporre direttamente alle Corti d’Appello di rivedere i 51 casi di cittadini messicani condannati a morte negli Usa, avrebbe dovuto chiedere al Congresso e ai singoli stati di trovare una soluzione legislativa che esplicitamente inserisse quelle norme indicate dalla Corte Internazionale nelle legislazioni degli Stati Uniti e dei singoli stati, stando però anche attento a non minare la sovranità nazionale e dei singoli stati. In una fase preliminare della discussione del caso Medellin, la stessa Corte aveva suggerito che il Presidente, con la collaborazione degli stati potesse creare una commissione formata da ex giudici federali, e assegnare a loro l’incarico di rivedere se e in che misura il non rispetto della Convenzione di Vienna potesse eventualmente aver condizionato il risultato dei singoli processi. Questo avrebbe evitato il conflitto costituzionale. I tre giudici che hanno votato in dissenso, sono Stephen Breyer, Ruth Bader Ginsburg and David Souter. Capofila dell’iniziativa internazionale contro gli Usa è stato il presidente messicano Fox, che più volte ha chiesto agli usa di rispettare le norme della convenzione di Vienna. Nel marzo 2004 la Corte Internazione di Giustizia de l’Aja ha dato ragione al Messico, e, emettendo una sentenza limitata ai soli casi di condanne a morte, ha chiesto agli Usa di rivedere i processi. I casi di condannati a morte detenuti negli Usa segnalati dal governo messicano sono 51 in 9 diversi stati, 14 dei quali nel braccio della morte del Texas. Jose Medellin è stato condannato a morte assieme ad altri 4 coimputati, tutti membri di una gang, per lo stupro e omicidio di Jennifer Lee Ertman, 14 anni, ed Elizabeth Pena, 16 anni, commessi nel giugno 1993. Delle 5 condanne a morte, due sono state commutate in seguito in ergastolo senza condizionale perché riguardavano due minorenni, e una, quella di Derrick Sean O’Brien, è stata eseguita l’11 luglio 2006 (vedi). Un sesto coimputato, il fratello di Medellin, Vernancio, che all’epoca del fatto aveva 14 anni, è stato condannato a 40 anni. Il caso è Medellin v. Texas, No. 06-984.
(vedi anche:
Caso Medellin: Texas 23 maggio 2005, 11 luglio 2006, 30 aprile 2007, 10 ottobre 2007;
Sulla decisione del Governatore Brad Henry vedi 13 maggio 2004;
Altre notizie e casi riguardanti la Convenzione di Vienna:
27 giugno 2001, USA
5 febbraio 2003, USA / Messico
6 febbraio 2003, Virginia
6 febbraio 2003, Texas
10 febbraio 2003, Oklahoma
3 febbraio 2004, USA / Messico
2 marzo 2004, USA / Messico
7 maggio 2004, Oklahoma
12 agosto 2004, Arkansas
23 marzo 2005, Texas
31 marzo 2008, Texas.
(vedi anche:
Caso Medellin: Texas 23 maggio 2005, 11 luglio 2006, 30 aprile 2007, 10 ottobre 2007;
Sulla decisione del Governatore Brad Henry vedi 13 maggio 2004;
Altre notizie e casi riguardanti la Convenzione di Vienna:
27 giugno 2001, USA
5 febbraio 2003, USA / Messico
6 febbraio 2003, Virginia
6 febbraio 2003, Texas
10 febbraio 2003, Oklahoma
3 febbraio 2004, USA / Messico
2 marzo 2004, USA / Messico
7 maggio 2004, Oklahoma
12 agosto 2004, Arkansas
23 marzo 2005, Texas
31 marzo 2008, Texas.
— FONTI
- (fonti: Fort Worth Star-Telegram, Washington Post, SCOTUS Blog, 25/03/2008)
CONTINUA A LEGGERE
TUTTE LE NOTIZIE · PENA DI MORTE Sullo stesso fronte

PENA DI MORTE29 GIUGNO 2026
USA - Premiati i migliori studi legali che hanno difeso “pro bono”

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
INDIA: DUE CONDANNE A MORTE COMMUTATE IN 30 ANNI DI CARCERE

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
USA - Florida. Ex direttore di prigione esorta il personale penitenziario a non partecipare alle esecuzioni

PENA DI MORTE27 GIUGNO 2026
LETTERE DALL’INFERNO A SUOR GERVASIA, LA RINASCITA DI DOMENICO PAPALIA

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
IRAN - Issa Rahmani impiccato a Zahedan il 21 giugno

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
