La Corte d'appello britannica ha respinto la richiesta...
La Corte d'appello britannica ha respinto la richiesta di discolpare James Hanratty, uno degli ultimi condannati all'impiccagione in Gran Bretagna, affermando, 40 anni dopo la sua esecuzione, che la prova del DNA ne ha accertato la colpevolezza
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La Corte d'appello britannica ha respinto la richiesta di discolpare James Hanratty, uno degli ultimi condannati all'impiccagione in Gran Bretagna, affermando, 40 anni dopo la sua esecuzione, che la prova del DNA ne ha accertato la colpevolezza.
Nel respingere la richiesta di un processo d'appello per dare giustizia al nome di Hanratty, avanzata dai familiari del condannato e da gruppi contro la pena di morte, il giudice ha sentenziato che la prova del DNA, effettuata sui resti dell'uomo, riesumati nel 2001, erano "una prova certa della sua colpevolezza".
Il giudice, Lord Woolf ha anche affermato che, se il DNA costituisce una prova certa, esistevano comunque prove per la condanna, tra cui il rinvenimento di proiettili nella stanza occupata da Hanratty prima di commettere il crimine conosciuto in seguito come "l'omicidio dell'A6".
"La Corte conclude che l'insieme degli indizi a carico dell'uomo non sono solo indizi, ma costituiscono prove schiaccianti della giustezza della condanna", ha sentenziato Lord Woolf.
Hanratty era stato condannato nel 1962, per l'aggressione contro lo scienziato Michael Gregsten, ucciso a colpi di pistola, e la sua compagna, Valerie Storie, che fu violentata e rimase paralizzata per le ferite d'arma da fuoco, aggressione avvenuta vicino all'autostrada A6, da cui il nome con cui il crimine � stato trasmesso alle cronache.
Dubbi sulla condanna di Hanratty erano sorti subito dopo la sua esecuzione, dubbi che giocarono un ruolo significativo sull'abolizione della pena di morte in Gran Bretagna, avvenuta tre anni dopo.
Hanratty, un piccolo criminale che aveva passato buona parte della sua vita adulta dentro e fuori delle prigioni, aveva protestato la sua innocenza fino all'impiccagione, e chiesto alla sua famiglia che gli fosse resa giustizia.Il fratello Michael ha affermato che la sentenza � stata un colpo duro, e promesso di continuare a lottare per affermare l'innocenza del fratello.
"Ho atteso 40 anni per arrivare a questo punto pensando che avrei ottenuto giustizia, solo per ricevere questo colpo", ha dichiarato Michael alla stampa.L'ufficio dell'accusa della Corona, che si batteva contro il processo d'appello, ha affermato che le prove contro Hanratty erano schiaccianti.
"Il tribunale del 21� secolo ha avuto il vantaggio di poter considerare la prova del DNA, sconosciuta alla giuria del 1962", ha dichiarato un portavoce.
"Grazie ai progressi della scienza, si � potuto accertare con un'analisi del DNA di Hanratty la coincidenza con resti biologici trovati sul fazzoletto e sulla biancheria intima della Signora Valerie Storie".
Stewart Trail, ispettore della Polizia metropolitana che ha guidato il riesame delle prove, ha detto di sperare che la sentenza possa mettere la parola fine sul caso, e ha elogiato la signora Storie.
"Negli ultimi 40 anni ha mantenuto un dignitoso silenzio, senza mai manifestare la sua convinzione della colpevolezza di Hanratty. Sono sicuro che la sentenza di oggi ha per lei un grande significato."
Nel respingere la richiesta di un processo d'appello per dare giustizia al nome di Hanratty, avanzata dai familiari del condannato e da gruppi contro la pena di morte, il giudice ha sentenziato che la prova del DNA, effettuata sui resti dell'uomo, riesumati nel 2001, erano "una prova certa della sua colpevolezza".
Il giudice, Lord Woolf ha anche affermato che, se il DNA costituisce una prova certa, esistevano comunque prove per la condanna, tra cui il rinvenimento di proiettili nella stanza occupata da Hanratty prima di commettere il crimine conosciuto in seguito come "l'omicidio dell'A6".
"La Corte conclude che l'insieme degli indizi a carico dell'uomo non sono solo indizi, ma costituiscono prove schiaccianti della giustezza della condanna", ha sentenziato Lord Woolf.
Hanratty era stato condannato nel 1962, per l'aggressione contro lo scienziato Michael Gregsten, ucciso a colpi di pistola, e la sua compagna, Valerie Storie, che fu violentata e rimase paralizzata per le ferite d'arma da fuoco, aggressione avvenuta vicino all'autostrada A6, da cui il nome con cui il crimine � stato trasmesso alle cronache.
Dubbi sulla condanna di Hanratty erano sorti subito dopo la sua esecuzione, dubbi che giocarono un ruolo significativo sull'abolizione della pena di morte in Gran Bretagna, avvenuta tre anni dopo.
Hanratty, un piccolo criminale che aveva passato buona parte della sua vita adulta dentro e fuori delle prigioni, aveva protestato la sua innocenza fino all'impiccagione, e chiesto alla sua famiglia che gli fosse resa giustizia.Il fratello Michael ha affermato che la sentenza � stata un colpo duro, e promesso di continuare a lottare per affermare l'innocenza del fratello.
"Ho atteso 40 anni per arrivare a questo punto pensando che avrei ottenuto giustizia, solo per ricevere questo colpo", ha dichiarato Michael alla stampa.L'ufficio dell'accusa della Corona, che si batteva contro il processo d'appello, ha affermato che le prove contro Hanratty erano schiaccianti.
"Il tribunale del 21� secolo ha avuto il vantaggio di poter considerare la prova del DNA, sconosciuta alla giuria del 1962", ha dichiarato un portavoce.
"Grazie ai progressi della scienza, si � potuto accertare con un'analisi del DNA di Hanratty la coincidenza con resti biologici trovati sul fazzoletto e sulla biancheria intima della Signora Valerie Storie".
Stewart Trail, ispettore della Polizia metropolitana che ha guidato il riesame delle prove, ha detto di sperare che la sentenza possa mettere la parola fine sul caso, e ha elogiato la signora Storie.
"Negli ultimi 40 anni ha mantenuto un dignitoso silenzio, senza mai manifestare la sua convinzione della colpevolezza di Hanratty. Sono sicuro che la sentenza di oggi ha per lei un grande significato."
— FONTI
- (Fonti: Reuters, 10/05/2002)
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