La condanna a morte per lapidazione inflitta nel Kohat,...
La condanna a morte per lapidazione inflitta nel Kohat, la provincia della frontiera nordoccidentale, contro una giovane donna, Zafran Bibi, da una corte civile [islamica] che l'ha riconosciuta colpevole di adulterio, potrebbe ironicamente portare a
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La condanna a morte per lapidazione inflitta nel Kohat, la provincia della frontiera nordoccidentale, contro una giovane donna, Zafran Bibi, da una corte civile [islamica] che l'ha riconosciuta colpevole di adulterio, potrebbe ironicamente portare a rapidi cambiamenti di alcune leggi islamiche pachistane.
In seguito all'appello presentato dagli avvocati della donna alla Corte federale islamica, la corte islamica suprema del paese, e dopo le diffuse manifestazioni di protesta la Corte ha deciso, il 7 maggio, di sospendere il verdetto e di pronunciarsi nel merito del caso entro un mese. Nel frattempo Zafran Bibi � stata trasferita dal braccio della morte, dov'era stata detenuta a Kohat, insieme alla figlia di sette mesi, e rinchiusa in una cella normale, dove ha potuto incontrare gli attivisti, e in particolare gli avvocati di Kohat e Peshawar che per primi hanno richiamato l'attenzione sul suo caso.
Si ritiene che la Corte federale dovrebbe annullare la condanna a morte in base alla testimonianza del marito della donna, detenuto anch'egli, il quale ha affermato che l'accusa di adulterio contro la moglie � stata mossa falsamente da suo padre, e che la bimba recentemente partorita da Zafran � stata concepita durante 'momenti segreti d'intimit�' vissuti dai due durante le visite in carcere. Gli avvocati ritengono che dopo questa testimonianza la donna dovrebbe "essere rilasciata immediatamente, vista la falsit� delle accuse."
La pubblicit� internazionale e le proteste contro la sentenza delle militanti femministe, richiamano l'attenzione sulle leggi vigenti nel paese e sul loro possibile abuso. Zafran Bibi sarebbe stata messa al bando dai familiari del marito per aver rifiutato una relazione illecita col cognato.
Il fatto che il generale Pervez Musharraf, prima della sospensione della sentenza, avesse gi� dichiarato che "la sentenza di morte per lapidazione non sar� eseguita", ha fatto sorgere nuove polemiche. Membri del clero islamico risentiti per le dichiarazioni di Musharraf hanno in seguito dichiarato che "Si tratta di un'ingerenza diretta nel lavoro dei tribunali e contro la loro indipendenza."
Gli avvocati e gli attivisti impegnati sul caso hanno replicato che i commenti di Musharraf fanno pensare ch'egli "sia consapevole dell'esistenza formale di leggi che possono essere usate male." Si � anche appreso che la Commissione nazionale sulla condizione delle donne, istituita dall'attuale regime per scrutinare le leggi discriminatorie, si � espressa "in modo molto forte" per la riforma di quanto previsto dal codice delle Ordinanze Hudood, istituito dall'ex Presidente Zia Ul Haq nel corso degli anni '80, che pu� essere usato in particolare contro le donne.
"C'� oggi un'enorme preoccupazione, ai massimi livelli, a proposito di queste leggi, del loro cattivo uso e di come influiscano sull'immagine della nazione," afferma una fonte a Islamabad. Per questo si ritiene che l'amministrazione Musharraf potrebbe "prepararsi a disporre una revisione generale di queste leggi ed eventualmente la loro abolizione". Quanti propendono per quest'analisi ritengono che sia la Costituzione stessa a garantire la supremazia dell'Islam e ad assicurare decisioni concordi con i valori religiosi, e che non siano perci� necessarie leggi speciali e separate.
Molte femministe sperano che si arrivi all'abolizione dell'Ordinanza Hudood. Molte donne sono detenute in Pakistan proprio in base alle leggi Hudood.
Uno degli articoli dell'ordinanza afferma che una donna che rivolge accuse di stupro ma non riesce a provare l'accusa in tribunale, possa essere accusata di adulterio sulla base della sua stessa "confessione".
In seguito all'appello presentato dagli avvocati della donna alla Corte federale islamica, la corte islamica suprema del paese, e dopo le diffuse manifestazioni di protesta la Corte ha deciso, il 7 maggio, di sospendere il verdetto e di pronunciarsi nel merito del caso entro un mese. Nel frattempo Zafran Bibi � stata trasferita dal braccio della morte, dov'era stata detenuta a Kohat, insieme alla figlia di sette mesi, e rinchiusa in una cella normale, dove ha potuto incontrare gli attivisti, e in particolare gli avvocati di Kohat e Peshawar che per primi hanno richiamato l'attenzione sul suo caso.
Si ritiene che la Corte federale dovrebbe annullare la condanna a morte in base alla testimonianza del marito della donna, detenuto anch'egli, il quale ha affermato che l'accusa di adulterio contro la moglie � stata mossa falsamente da suo padre, e che la bimba recentemente partorita da Zafran � stata concepita durante 'momenti segreti d'intimit�' vissuti dai due durante le visite in carcere. Gli avvocati ritengono che dopo questa testimonianza la donna dovrebbe "essere rilasciata immediatamente, vista la falsit� delle accuse."
La pubblicit� internazionale e le proteste contro la sentenza delle militanti femministe, richiamano l'attenzione sulle leggi vigenti nel paese e sul loro possibile abuso. Zafran Bibi sarebbe stata messa al bando dai familiari del marito per aver rifiutato una relazione illecita col cognato.
Il fatto che il generale Pervez Musharraf, prima della sospensione della sentenza, avesse gi� dichiarato che "la sentenza di morte per lapidazione non sar� eseguita", ha fatto sorgere nuove polemiche. Membri del clero islamico risentiti per le dichiarazioni di Musharraf hanno in seguito dichiarato che "Si tratta di un'ingerenza diretta nel lavoro dei tribunali e contro la loro indipendenza."
Gli avvocati e gli attivisti impegnati sul caso hanno replicato che i commenti di Musharraf fanno pensare ch'egli "sia consapevole dell'esistenza formale di leggi che possono essere usate male." Si � anche appreso che la Commissione nazionale sulla condizione delle donne, istituita dall'attuale regime per scrutinare le leggi discriminatorie, si � espressa "in modo molto forte" per la riforma di quanto previsto dal codice delle Ordinanze Hudood, istituito dall'ex Presidente Zia Ul Haq nel corso degli anni '80, che pu� essere usato in particolare contro le donne.
"C'� oggi un'enorme preoccupazione, ai massimi livelli, a proposito di queste leggi, del loro cattivo uso e di come influiscano sull'immagine della nazione," afferma una fonte a Islamabad. Per questo si ritiene che l'amministrazione Musharraf potrebbe "prepararsi a disporre una revisione generale di queste leggi ed eventualmente la loro abolizione". Quanti propendono per quest'analisi ritengono che sia la Costituzione stessa a garantire la supremazia dell'Islam e ad assicurare decisioni concordi con i valori religiosi, e che non siano perci� necessarie leggi speciali e separate.
Molte femministe sperano che si arrivi all'abolizione dell'Ordinanza Hudood. Molte donne sono detenute in Pakistan proprio in base alle leggi Hudood.
Uno degli articoli dell'ordinanza afferma che una donna che rivolge accuse di stupro ma non riesce a provare l'accusa in tribunale, possa essere accusata di adulterio sulla base della sua stessa "confessione".
— FONTI
- (Fonti: Asia Africa Intelligence Wire, Gulf News, 12/05/2002)
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