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RUANDA·PENA DI MORTE·8 NOVEMBRE 1999·1 MIN DI LETTURA

L'8 novembre, l'Ambasciatore Joseph Mutaboba, prendendo...

L'8 novembre, l'Ambasciatore Joseph Mutaboba, prendendo la parola in Terzo Comitato dell'Assemblea Generale ONU, ha detto che i Tribunali Internazionali sono stati una risposta certo non adeguata alle atrocità di massa

L'8 novembre, l'Ambasciatore Joseph Mutaboba, prendendo la parola in Terzo Comitato dell'Assemblea Generale ONU, ha detto che i Tribunali Internazionali sono stati una risposta certo non adeguata alle atrocità di massa. Il motivo per cui il Ruanda critica il Tribunale Internazionale appositamente creato dalle Nazioni Unite per giudicare i fatti ruandesi, è che prevede come pena massima l'ergastolo, mentre le leggi interne del Ruanda prevedono la pena di morte. Da quando è stato formato, il Tribunale Internazionale ha messo sotto inchiesta 48 persone, 36 delle quali erano detenute a Arusha. 5 di queste persone sono state processate e condannate. I tribunali interni del Ruanda hanno invece messo sotto inchiesta circa 20.000 persone, delle quali 17.847 si sono dichiarate colpevoli. 1.989 persone sono state processate, e 5.760 sono state scarcerate, e 294 sono state condannate a morte. Questi processi sono stati seguiti attentamente dalla comunità internazionale, e sono stati trovati conformi ai più elevati standard internazionali. I prigionieri vengono processati in pubblico davanti all'intera comunità. Basandosi sulle ricostruzioni degli abitanti dei villaggi e degli stessi imputati, i giudici stilano liste di morti e dei responsabili. In un secondo tempo si svolgono i processi veri e propri.