ITALIA: È MORTO UMBERTO VERONESI, SCIENZIATO E ABOLIZIONISTA SULLA PENA DI MORTE E SULL’ERGASTOLO
All’età di 90 anni è morto Umberto Veronesi, uno scienziato che nella sua vita si è sempre battuto per l’abolizione sia della pena di morte sia dell’ergastolo.
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All’età di 90 anni è morto Umberto Veronesi, uno scienziato che nella sua vita si è sempre battuto per l’abolizione sia della pena di morte sia dell’ergastolo. Ha fondato il movimento Scienze for Peace per dar voce alla scienza contro ogni forma di violenza, dalla pena capitale all’ergastolo ostativo, da lui considerato “una pena di morte civile”. “Una persona che entra in cella sapendo di essere destinato a morirvi è condannata a un’agonia lenta e spietata”, ha sempre detto Veronesi.
Veronesi ha fornito anche solide basi scientifiche alla sua campagna contro la pena di morte e la pena fino alla morte, che ha sintetizzato come segue: “Innanzitutto, il nostro sistema di neuroni non è immutabile, ma si rinnova perché il cervello è dotato di cellule staminali in grado di generare nuove cellule. Quindi la persona che abbiamo chiuso in un carcere non è la stessa vent’anni più tardi. Per ogni uomo esiste la possibilità di cambiare ed evolversi. In secondo luogo, gli studi sul DNA dimostrano che la violenza non è un imperativo biologico. Al contrario il messaggio del nostro codice genetico è la perpetuazione della specie, una naturale predisposizione alla solidarietà. Vi sono poi molti studi a sostegno dell’ipotesi ambientale della violenza: chi agisce con aggressività è stato esposto a fattori esterni sfavorevoli che lo spingono all’atto violento”.
Nessuno tocchi Caino lo ricorda con grande affetto e riconoscenza.
Veronesi ha fornito anche solide basi scientifiche alla sua campagna contro la pena di morte e la pena fino alla morte, che ha sintetizzato come segue: “Innanzitutto, il nostro sistema di neuroni non è immutabile, ma si rinnova perché il cervello è dotato di cellule staminali in grado di generare nuove cellule. Quindi la persona che abbiamo chiuso in un carcere non è la stessa vent’anni più tardi. Per ogni uomo esiste la possibilità di cambiare ed evolversi. In secondo luogo, gli studi sul DNA dimostrano che la violenza non è un imperativo biologico. Al contrario il messaggio del nostro codice genetico è la perpetuazione della specie, una naturale predisposizione alla solidarietà. Vi sono poi molti studi a sostegno dell’ipotesi ambientale della violenza: chi agisce con aggressività è stato esposto a fattori esterni sfavorevoli che lo spingono all’atto violento”.
Nessuno tocchi Caino lo ricorda con grande affetto e riconoscenza.
— FONTI
- (Fonti: NtC, 08/11/2016)
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