CARO ALEMANNO, SPIEGA A VANNACCI COS’È IL CARCERE: NEL NOME DI ABELE PUÒ DIVENTARE CAINO
Sergio D’Elia su l’Unità del 25 giugno 2026

Sergio D’Elia su l’Unità del 25 giugno 2026
Caro Gianni, appena uscito da Rebibbia, ti affido subito un compito: spiega a Vannacci cos’è il carcere. Parlagli delle gabbie e delle chiavi, che ingoiano e serrano esseri umani. Fagli capire che il carcere è un luogo di privazione non solo della libertà ma anche di quelli che sono i sensi umani fondamentali, della salute e della stessa vita.
Raccontagli le malattie “professionali” dei carcerati: quelle dei polmoni, del cuore e della mente. Digli della perdita dell’aria e della luce, della vista e del respiro, dell’udito e dei denti. Digli, invece, dell’enorme guadagno che i carcerati incassano in termini di infezioni intestinali, di scabbia, di cimici. Parlagli degli infarti e dei tumori, delle ferite da taglio e dei suicidi. Fagli sentire il fetore di urina e di feci e del cibo mai consumato che avvolge tutto e tutti, detenuti e “detenenti”, colpevoli e innocenti, condannati e in attesa di giudizio.
Digli che se vuole conoscere la vera feccia deve andare lì, in carcere, a Rebibbia. Però, digli anche che lì, dove hanno scaricato il letame della società, la feccia della feccia, tu hai conosciuto Fabio Falbo, lo “scrivano di Rebibbia”, avvocato legale e difensore civico, ancora di salvezza di tanti disperati.
Parlagli di te, del “legislatore di Rebibbia” che sei stato, raccontagli come nel luogo dei fuorilegge e della pena hai concepito riforme della legge penale. Digli dei Laboratori Spes contra spem di Nessuno tocchi Caino che hanno riunito a Rebibbia le commissioni Giustizia congiunte di Camera e Senato, il CSM, Presidenti e vicepresidenti delle Camere, Magistrati di sorveglianza. Digli come il luogo della pena ha supplito alle mancanze del Parlamento.
Raccontagli anche la vera storia di Caino e Abele. Che sono sempre fratelli, vittima e carnefice, indissolubilmente legati nel male e nel lutto. Ricordagli che il Signore pose su Caino un segno perché non lo toccasse chiunque l’avesse incontrato, e perciò divenne costruttore di città e genitore di nuove discendenze. Digli che sei iscritto a Nessuno tocchi Caino da almeno venticinque anni, ininterrottamente, e che non sei diventato garantista solo entrando a Rebibbia.
Digli che le vittime meritano ascolto, rispetto, verità e riparazione. Ma che meritano anche uno Stato di Diritto capace di difenderle innanzitutto prevenendo i delitti e non semplicemente e ferocemente punendo i delinquenti. Che la forza di uno Stato di Diritto si misura nella capacità di difendere Abele senza essere disumano con Caino. Che il rischio mortale per lo Stato è diventare, in nome di Abele, esso stesso Caino.
Sullo stesso fronte

‘FARE DI UNA MANCANZA UNA PRESENZA’ - IL 19 MAGGIO A VIA DELLA PANETTERIA

SALVIAMO PAPALIA DALLA MORTE PER PENA… E LA CALABRIA DAL MARCHIO D’INFAMIA

LA COMUNITÀ PENITENZIARIA: IL CARCERE SECONDO PANNELLA

LA COMUNITÀ PENITENZIARIA: IL CARCERE SECONDO PANNELLA

PANNELLA E CAPITINI, ‘COMPRESENTI’ NELLA LOTTA NONVIOLENTA A DIFESA DEI POVERI CRISTI CROCIFISSI DALLO STATO

