IRAN: CONDANNA A MORTE ANNULLATA PER PASTORE CRISTIANO
la Corte Suprema iraniana ha annullato la condanna a morte di Yusef Nadarkhani
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la Corte Suprema iraniana ha annullato la condanna a morte di Yusef Nadarkhani, un pastore cristiano accusato di apostasia per essersi convertito dall’Islam, rende noto il suo avvocato.
“La Corte Suprema ha annullato la condanna capitale rinviando il caso al tribunale di Rasht (città di residenza di Nadarkhani), chiedendo all’imputato di pentirsi, ha detto l’avvocato Mohammad Ali Dadkhah.
Nadarkhani, 32 anni, si è convertito dall’Islam al Cristianesimo a 19 anni, diventando pastore di una piccola comunità evangelica chiamata la Chiesa dell’Islam.
Era stato arrestato nell’ottobre 2009 e condannato a morte per apostasia in base alla legge della Sharia, che tuttavia consente l’annullamento della condanna qualora l’imputato “si penta” e rinunci alla conversione.
Dopo l’approvazione nel settembre 2010 della condanna a morte da parte della corte d’appello provinciale di Gilan, Nadarkhani si è rivolto alla Corte Suprema. Sua moglie, inizialmente condannata all’ergastolo, è stata rilasciata in appello.
L’avvocato ha detto che il verdetto gli era stato comunicato al telefono e che si è dovuto recare a Rasht, dove Nadarkhani è detenuto, per leggerlo di persona.
Dadkhah ha detto di esser stato condannato lui stesso da un tribunale di Teheran a nove anni di carcere e allontanato per 10 anni dall’esercizio della professione e dall’insegnamento universitario per “azioni e propaganda contro il regime islamico”.
L’avvocato ha riferito di essere stato criticato per aver collaborato con il Centro per la Difesa dei Diritti Umani, organizzazione fondata dalla premio nobel per la pace Shirin Ebadi, e per aver rilasciato interviste a media stranieri.
“Ho 20 giorni di tempo per presentare appello”, ha aggiunto Dadkhah.
“La Corte Suprema ha annullato la condanna capitale rinviando il caso al tribunale di Rasht (città di residenza di Nadarkhani), chiedendo all’imputato di pentirsi, ha detto l’avvocato Mohammad Ali Dadkhah.
Nadarkhani, 32 anni, si è convertito dall’Islam al Cristianesimo a 19 anni, diventando pastore di una piccola comunità evangelica chiamata la Chiesa dell’Islam.
Era stato arrestato nell’ottobre 2009 e condannato a morte per apostasia in base alla legge della Sharia, che tuttavia consente l’annullamento della condanna qualora l’imputato “si penta” e rinunci alla conversione.
Dopo l’approvazione nel settembre 2010 della condanna a morte da parte della corte d’appello provinciale di Gilan, Nadarkhani si è rivolto alla Corte Suprema. Sua moglie, inizialmente condannata all’ergastolo, è stata rilasciata in appello.
L’avvocato ha detto che il verdetto gli era stato comunicato al telefono e che si è dovuto recare a Rasht, dove Nadarkhani è detenuto, per leggerlo di persona.
Dadkhah ha detto di esser stato condannato lui stesso da un tribunale di Teheran a nove anni di carcere e allontanato per 10 anni dall’esercizio della professione e dall’insegnamento universitario per “azioni e propaganda contro il regime islamico”.
L’avvocato ha riferito di essere stato criticato per aver collaborato con il Centro per la Difesa dei Diritti Umani, organizzazione fondata dalla premio nobel per la pace Shirin Ebadi, e per aver rilasciato interviste a media stranieri.
“Ho 20 giorni di tempo per presentare appello”, ha aggiunto Dadkhah.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 03/07/2011)
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