INDONESIA. AUSTRALIA AVVERTITA, NESSUNA INTERFERENZA NEL PROCESSO AI ‘NOVE DI BALI’
i giudici indonesiani che stanno processando i “Nove di Bali” hanno avvertito l’Australia di non tentare alcun condizionamento dei processi.
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i giudici indonesiani che stanno processando i “Nove di Bali” hanno avvertito l’Australia di non tentare alcun condizionamento dei processi.
I “Nove di Bali”, nove cittadini australiani arrestati lo scorso anno sull’Isola indonesiana, rischiano di essere condannati a morte per traffico di droga.
Ogni tentativo di influenzare la gestione dei casi – dicono i giudici indonesiani - avrà l’effetto di una provocazione, così come nel caso a Singapore del cittadino australiano Van Tuong Nguyen, alla fine giustiziato.
“Ci aspettiamo critiche dall’esterno, ma i tribunali indonesiani si atterranno alle leggi in vigore nel Paese, che prevedono la pena di morte”, ha dichiarato I Wayan Yasa Abadhi, giudice del Tribunale Distrettuale di Denpasar.
“I giudici non si piegheranno, non ci lasceremo influenzare dalla pubblica opinione o dagli organi di informazione”, ha aggiunto Yasa, uno dei tre giudici nel processo a carico di Myuran Sukumaran, presunto capo del gruppo.
“E’ possibile che alcuni membri del gruppo vengano condannati alla fucilazione, se giudicati colpevoli”, ha aggiunto il giudice. “Il traffico di droga prevede come pena massima la morte, tuttavia i giudici potrebbero trovare motivi per emettere una pena meno pesante”.
I “Nove di Bali”, nove cittadini australiani arrestati lo scorso anno sull’Isola indonesiana, rischiano di essere condannati a morte per traffico di droga.
Ogni tentativo di influenzare la gestione dei casi – dicono i giudici indonesiani - avrà l’effetto di una provocazione, così come nel caso a Singapore del cittadino australiano Van Tuong Nguyen, alla fine giustiziato.
“Ci aspettiamo critiche dall’esterno, ma i tribunali indonesiani si atterranno alle leggi in vigore nel Paese, che prevedono la pena di morte”, ha dichiarato I Wayan Yasa Abadhi, giudice del Tribunale Distrettuale di Denpasar.
“I giudici non si piegheranno, non ci lasceremo influenzare dalla pubblica opinione o dagli organi di informazione”, ha aggiunto Yasa, uno dei tre giudici nel processo a carico di Myuran Sukumaran, presunto capo del gruppo.
“E’ possibile che alcuni membri del gruppo vengano condannati alla fucilazione, se giudicati colpevoli”, ha aggiunto il giudice. “Il traffico di droga prevede come pena massima la morte, tuttavia i giudici potrebbero trovare motivi per emettere una pena meno pesante”.
— FONTI
- (Fonti: dailytelegraph.news.com.au, 07/12/2005)
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