INDIA. SOSPESA L'IMPICCAGIONE DEL MILITANTE KASHMIRO AFZAL
a seguito della presentazione della domanda di grazia, l’esecuzione in India del militante separatista kashmiro Mohammed Afzal risulta sospesa.
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a seguito della presentazione della domanda di grazia, l’esecuzione in India del militante separatista kashmiro Mohammed Afzal risulta sospesa.
Afzal è stato condannato a morte per aver fornito supporto logistico agli estremisti pakistani che nel dicembre 2001 assaltarono il Parlamento indiano. La sua impiccagione era stata fissata per il 20 ottobre nella prigione Tihar della capitale indiana.
Dopo aver ricevuto la richiesta di grazia inoltrata dalla moglie del condannato, il presidente indiano Abdul Kalam l’ha girata al Ministro degli Interni federale per un parere.
La presentazione di una richiesta di grazia implica la sospensione automatica di un’esecuzione.
A favore di Afzal nei giorni scorsi sono scesi in campo molti gruppi in difesa dei diritti umani con petizioni sui giornali e manifestazioni pubbliche. Alla mobilitazione si sono uniti anche i partiti politici del Kashmir indiano.
In particolare, il primo ministro dello stato indiano di Jammu e Kashmir, Ghulab Nabi Azad, aveva rivolto un appello per la sospensione della pena capitale.
I gruppi separatisti sostengono che in occasione del processo Afzal non ha potuto difendersi adeguatamente non potendosi avvalere di un legale.
Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe fornito alloggio, aiuto e automobile al commando suicida che il 13 dicembre 2001 attaccò il parlamento mentre era in corso una seduta, uccidendo 14 persone.
La moglie di Afzal afferma che l’uomo è un ex militante di un gruppo estremista separatista, addestratosi in Pakistan, ma poi arruolato come informatore dall'esercito indiano.
Afzal è stato condannato a morte per aver fornito supporto logistico agli estremisti pakistani che nel dicembre 2001 assaltarono il Parlamento indiano. La sua impiccagione era stata fissata per il 20 ottobre nella prigione Tihar della capitale indiana.
Dopo aver ricevuto la richiesta di grazia inoltrata dalla moglie del condannato, il presidente indiano Abdul Kalam l’ha girata al Ministro degli Interni federale per un parere.
La presentazione di una richiesta di grazia implica la sospensione automatica di un’esecuzione.
A favore di Afzal nei giorni scorsi sono scesi in campo molti gruppi in difesa dei diritti umani con petizioni sui giornali e manifestazioni pubbliche. Alla mobilitazione si sono uniti anche i partiti politici del Kashmir indiano.
In particolare, il primo ministro dello stato indiano di Jammu e Kashmir, Ghulab Nabi Azad, aveva rivolto un appello per la sospensione della pena capitale.
I gruppi separatisti sostengono che in occasione del processo Afzal non ha potuto difendersi adeguatamente non potendosi avvalere di un legale.
Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe fornito alloggio, aiuto e automobile al commando suicida che il 13 dicembre 2001 attaccò il parlamento mentre era in corso una seduta, uccidendo 14 persone.
La moglie di Afzal afferma che l’uomo è un ex militante di un gruppo estremista separatista, addestratosi in Pakistan, ma poi arruolato come informatore dall'esercito indiano.
— FONTI
- (Fonti: Apcom, 03/10/2006; Dpa, 04/10/2006)
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