Nessuno tocchi Caino
CINA

In un articolo pubblicato sull'"Asian Wall Street Journal"...

In un articolo pubblicato sull'"Asian Wall Street Journal" è stato riportato che quindicimila persone sono state mandate a morte ogni anno in Cina per presunti crimini dal 1998 al 2001

3 MIN DI LETTURA
In un articolo pubblicato sull'"Asian Wall Street Journal" � stato riportato che quindicimila persone sono state mandate a morte ogni anno in Cina per presunti crimini dal 1998 al 2001. Il dato � sconvolgente, oltre quattro volte pi� alto delle pi� alte cifre stimate dagli occidentali sulla carneficina giudiziaria annuale in Cina e il pi� alto in assoluto dalla Rivoluzione Culturale. Il dato proviene dal volume "Disidai", o "La Quarta Generazione", una relazione sull'alta politica in Cina, scritto da un membro interno del partito che ha usato lo pseudonimo di Zong Hairen e che sar� pubblicato il mese prossimo a New York. Se le cifre da lui fornite relative allo scorso anno sono accurate, la Cina conta pi� del 95% di tutte le esecuzioni mondiali. Tuttavia, all'interno della Cina, un piccolo ma crescente gruppo di avvocati, guidati da Liu Yunlong di Nanchang sta promuovendo una battaglia per limitare o abolire la pena di morte. Essi sostengono che l'attuale codice penale, che comprende 68 reati capitali, 28 dei quali non violenti, � troppo draconiano, soprattutto in considerazione del fatto che il sistema degli appelli � un macello. Ma senza una vasta liberalizzazione del sistema politico, essi sono destinati a combattere una difficile battaglia.
L'articolo riporta che l'indifferenza del mondo intero riguardo al genocidio giudiziario � spaventosa. E' una delle pi� forti manifestazioni dell'ineguaglianza della giustizia che c'� al mondo. Le associazioni abolizioniste devolgono forti risorse ai criminali nei bracci della morte negli Stati Uniti - in cui l'anno scorso ci sono state solo 66 esecuzioni - e pochi spiccioli alla Cina. Anche l'Unione Europea, che mantiene la messa al bando della pena di morte come requisito necessario per l'adesione, rivolge il proprio sguardo solo agli Stati Uniti - con l'eccezione dell'ex governatore di Hong Kong e dell'attuale Ministro degli Affari Esteri dell'UE Chris Patten, l'unico a richiamare l'attenzione sulla Cina. La stessa cosa accade per la sempre attenta Amnesty International, il cui sito web contro la pena di morte in gran parte riguarda la Cina. Non solo gli occidentali ma anche i cinesi accusano questa sindrome del "guardare da un altra parte". Hong Kong, per esempio, non muove un dito mentre migliaia di suoi compatrioti sono mandati a morte ogni anno. Questa inazione ha luogo nonostante il fatto che sia unicamente collegata a una forte e in teoria etica professione legale, che potrebbe esercitare pressioni su questa questione. Marco Pannella, direttore dell'associazione abolizionista con base a Roma, Nessuno Tocchi Caino, cos� scrive sul rapporto annuale dell'associazione: "La pratica della pena di morte ha due facce: una, negli Stati Uniti, sotto i riflettori dei media internazionali, e l'altra, in cina, nascosta alla vista. Spesso, per i media, e anche per molti abolizionisti europei, esiste solo la prima... Gli intellettuali occidentali si mordono la lingua riguardo a tutto questo, o tendono a giustificare queste pratiche con il fatto che tanto tutti sanno che quei paesi sono governati da regimi autoritari e che la loro cultura e le loro tradizioni sono molto diverse dalla nostra. Sembrano non capire che questo relativismo culturale � una forma di acquiescenza e di pericoloso razzismo".
FONTI
  • (Fonti: ASIAN WALL STREET JOURNAL 21/10/2002)