In Tunisia sono 21 i reati per i quali è prevista la condanna a morte
In Tunisia sono 21 i reati per i quali è prevista la condanna a morte
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In Tunisia sono 21 i reati per i quali è prevista la condanna a morte, inclusi omicidio, stupro e attentati alla sicurezza interna o esterna dello Stato.
Nel corso del suo mandato, l’ex Presidente Ben Alì ha quasi sempre concesso la clemenza ai condannati a morte. L’ultima esecuzione risale al 1991.
Ben Alì, il cui mandato scadeva nel 2004, si è assicurato altri due mandati grazie a un referendum che ha in tal senso cambiato la costituzione. Il 14 gennaio 2011, in seguito a una serie di rivolte popolari, scoppiate a dicembre 2010 in numerose città della Tunisia, il Presidente Zine El Abidine Ben Ali ha abbandonato il paese dopo 23 anni di governo dittatoriale.
Il Primo Ministro Mohammed Ghannouchi ha varato un governo ad interim di unità nazionale, da lui presieduto, in attesa delle elezioni generali che si sono svolte nel 2011.
Il 1° febbraio 2011, il governo ad interim di unità nazionale ha annunciato la ratifica delle più importanti convenzioni internazionali, tra cui lo Statuto di Roma che ha portato all’istituzione della Corte Penale Internazionale [il 24 luglio 2011, la Tunisia ha formalmente depositato gli strumenti di ratifica dello Statuto di Roma presso l’Ufficio del Segretario Generale dell’ONU] e il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici relativo all’abolizione della pena di morte.
Il 23 ottobre 2011, le prime elezioni post Ben Ali, quelle per l’Assemblea Costituente, hanno visto la vittoria del partito islamico Ennahda (Rinascita), mentre il partito politico Congrès pour la République è arrivato secondo. Il 12 dicembre, il leader del Congrès pour la République, Moncef Marzouki, ex attivista per i diritti umani e oppositore del regime di Ben Ali, è stato eletto presidente della Repubblica dall’Assemblea costituente. Il nuovo governo, votato il 22 dicembre, è presieduto da Hamadi Jebali, leader di Ennahda che ha vissuto 16 anni in carcere, di cui 10 in cella d’isolamento, ed è stato scarcerato con l’amnistia dopo la fuga di Ben Alì.
Il 14 gennaio 2012, in occasione del primo anniversario della rivoluzione, a tutti i detenuti nel braccio della morte (122 persone) è stata concessa un’amnistia presidenziale, in base alla quale la pena di morte è stata commutata in una pena detentiva. Complessivamente, circa 9.000 detenuti hanno beneficiato dell’amnistia o della liberazione condizionale dal carcere. L’amnistia è stata concessa a 3.868 prigionieri tunisini e stranieri, mentre la liberazione condizionale ha riguardato 4.976 detenuti.
Gli ordini di esecuzione devono essere approvati dal Presidente della Repubblica, tuttavia il Presidente Moncef Marzouki, noto attivista per i diritti umani, ha già assicurato che non firmerà mai alcun ordine di esecuzione.
Il 9 aprile 2012, durante un programma TV sul primo canale nazionale, il Presidente Moncef Marzouki è stato invitato a parlare della pena di morte e sull’opportunità di adottare una legislazione che la abolisce. Il Presidente ha risposto che era, e continua ad essere, un fervente difensore dei diritti umani, e anche un sostenitore dell’abolizione della pena di morte. “Anche se al momento ci sono difficoltà per far passare un testo che abolisca la pena di morte, io non firmerò mai ordini di esecuzione, finché sarò presidente della Repubblica”, ha aggiunto.
Nel 2011 non vi sono state condanne a morte mentre nel 2012, secondo statistiche ufficiali riferite da Amnesty International, sono state pronunciate 9 condanne a morte, tutte per omicidio. Almeno cinque nuove condanne a morte sono state imposte nel 2013, tutte per omicidio. Un’altra condanna a morte è stata confermata in appello, sempre per omicidio.
Il 13 giugno 2012, l’ex presidente della Tunisia Ben Ali ha evitato la condanna a morte, pur essendo stato riconosciuto colpevole in contumacia di incitamento all’omicidio da un tribunale militare. E’ stato infatti condannato a 20 anni di carcere in relazione agli omicidi di quattro manifestanti, uccisi dalla polizia nella città di Ouardanine mentre tentavano di impedire a suo nipote Kais di fuggire dal Paese. Sempre il 13 giugno, un altro tribunale militare, questa volta a Kef, lo ha condannato al carcere a vita per il ruolo da lui avuto nella repressione durante la rivolta del 2011. Ben Ali aveva già ricevuto quattro condanne detentive con accuse che vanno dalla malversazione di fondi pubblici alle torture e traffico di droga.
Il 19 luglio 2012, un tribunale militare ha condannato di nuovo l’ex Presidente Zine al-Abidine Ben Ali all'ergastolo in contumacia per l'uccisione di manifestanti nella capitale Tunisi e nelle città di Sousse, Nabeul, Bizerte e Zaghouan durante la rivoluzione che ha segnato l’inizio della Primavera Araba.
Ben Ali deve ancora rispondere di numerosi altri capi d’accusa relativi al tentativo di repressione della rivolta che lo rovesciò, durante la quale circa 300 manifestanti furono uccisi. Potrebbe ancora essere condannato a morte, anche se è improbabile che Ben Ali sconti qualsiasi pena, avendo trovato rifugio in Arabia Saudita dopo essere fuggito dal Paese nel gennaio 2011.
Il 19 settembre 2012, la Tunisia, nell’ambito del processo di Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha rigettato le raccomandazioni per l'abolizione della pena di morte, riferendosi al dibattito in corso all’Assemblea Nazionale Costituente e alla necessità di ascoltare la volontà del popolo. Il nuovo progetto di Costituzione, proposto nel mese di agosto, conteneva una disposizione volta a tutelare il diritto alla vita, ma implicitamente ammetteva la pena di morte attraverso il richiamo ad altre leggi. Il 18 dicembre 2014, la Tunisia ha votato, come nel 2012, a favore della Risoluzione per una Moratoria sull’Uso della Pena di Morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2007, nel 2008 e nel 2010 la Tunisia era assente al momento del voto.
Nel corso del suo mandato, l’ex Presidente Ben Alì ha quasi sempre concesso la clemenza ai condannati a morte. L’ultima esecuzione risale al 1991.
Ben Alì, il cui mandato scadeva nel 2004, si è assicurato altri due mandati grazie a un referendum che ha in tal senso cambiato la costituzione. Il 14 gennaio 2011, in seguito a una serie di rivolte popolari, scoppiate a dicembre 2010 in numerose città della Tunisia, il Presidente Zine El Abidine Ben Ali ha abbandonato il paese dopo 23 anni di governo dittatoriale.
Il Primo Ministro Mohammed Ghannouchi ha varato un governo ad interim di unità nazionale, da lui presieduto, in attesa delle elezioni generali che si sono svolte nel 2011.
Il 1° febbraio 2011, il governo ad interim di unità nazionale ha annunciato la ratifica delle più importanti convenzioni internazionali, tra cui lo Statuto di Roma che ha portato all’istituzione della Corte Penale Internazionale [il 24 luglio 2011, la Tunisia ha formalmente depositato gli strumenti di ratifica dello Statuto di Roma presso l’Ufficio del Segretario Generale dell’ONU] e il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici relativo all’abolizione della pena di morte.
Il 23 ottobre 2011, le prime elezioni post Ben Ali, quelle per l’Assemblea Costituente, hanno visto la vittoria del partito islamico Ennahda (Rinascita), mentre il partito politico Congrès pour la République è arrivato secondo. Il 12 dicembre, il leader del Congrès pour la République, Moncef Marzouki, ex attivista per i diritti umani e oppositore del regime di Ben Ali, è stato eletto presidente della Repubblica dall’Assemblea costituente. Il nuovo governo, votato il 22 dicembre, è presieduto da Hamadi Jebali, leader di Ennahda che ha vissuto 16 anni in carcere, di cui 10 in cella d’isolamento, ed è stato scarcerato con l’amnistia dopo la fuga di Ben Alì.
Il 14 gennaio 2012, in occasione del primo anniversario della rivoluzione, a tutti i detenuti nel braccio della morte (122 persone) è stata concessa un’amnistia presidenziale, in base alla quale la pena di morte è stata commutata in una pena detentiva. Complessivamente, circa 9.000 detenuti hanno beneficiato dell’amnistia o della liberazione condizionale dal carcere. L’amnistia è stata concessa a 3.868 prigionieri tunisini e stranieri, mentre la liberazione condizionale ha riguardato 4.976 detenuti.
Gli ordini di esecuzione devono essere approvati dal Presidente della Repubblica, tuttavia il Presidente Moncef Marzouki, noto attivista per i diritti umani, ha già assicurato che non firmerà mai alcun ordine di esecuzione.
Il 9 aprile 2012, durante un programma TV sul primo canale nazionale, il Presidente Moncef Marzouki è stato invitato a parlare della pena di morte e sull’opportunità di adottare una legislazione che la abolisce. Il Presidente ha risposto che era, e continua ad essere, un fervente difensore dei diritti umani, e anche un sostenitore dell’abolizione della pena di morte. “Anche se al momento ci sono difficoltà per far passare un testo che abolisca la pena di morte, io non firmerò mai ordini di esecuzione, finché sarò presidente della Repubblica”, ha aggiunto.
Nel 2011 non vi sono state condanne a morte mentre nel 2012, secondo statistiche ufficiali riferite da Amnesty International, sono state pronunciate 9 condanne a morte, tutte per omicidio. Almeno cinque nuove condanne a morte sono state imposte nel 2013, tutte per omicidio. Un’altra condanna a morte è stata confermata in appello, sempre per omicidio.
Il 13 giugno 2012, l’ex presidente della Tunisia Ben Ali ha evitato la condanna a morte, pur essendo stato riconosciuto colpevole in contumacia di incitamento all’omicidio da un tribunale militare. E’ stato infatti condannato a 20 anni di carcere in relazione agli omicidi di quattro manifestanti, uccisi dalla polizia nella città di Ouardanine mentre tentavano di impedire a suo nipote Kais di fuggire dal Paese. Sempre il 13 giugno, un altro tribunale militare, questa volta a Kef, lo ha condannato al carcere a vita per il ruolo da lui avuto nella repressione durante la rivolta del 2011. Ben Ali aveva già ricevuto quattro condanne detentive con accuse che vanno dalla malversazione di fondi pubblici alle torture e traffico di droga.
Il 19 luglio 2012, un tribunale militare ha condannato di nuovo l’ex Presidente Zine al-Abidine Ben Ali all'ergastolo in contumacia per l'uccisione di manifestanti nella capitale Tunisi e nelle città di Sousse, Nabeul, Bizerte e Zaghouan durante la rivoluzione che ha segnato l’inizio della Primavera Araba.
Ben Ali deve ancora rispondere di numerosi altri capi d’accusa relativi al tentativo di repressione della rivolta che lo rovesciò, durante la quale circa 300 manifestanti furono uccisi. Potrebbe ancora essere condannato a morte, anche se è improbabile che Ben Ali sconti qualsiasi pena, avendo trovato rifugio in Arabia Saudita dopo essere fuggito dal Paese nel gennaio 2011.
Il 19 settembre 2012, la Tunisia, nell’ambito del processo di Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha rigettato le raccomandazioni per l'abolizione della pena di morte, riferendosi al dibattito in corso all’Assemblea Nazionale Costituente e alla necessità di ascoltare la volontà del popolo. Il nuovo progetto di Costituzione, proposto nel mese di agosto, conteneva una disposizione volta a tutelare il diritto alla vita, ma implicitamente ammetteva la pena di morte attraverso il richiamo ad altre leggi. Il 18 dicembre 2014, la Tunisia ha votato, come nel 2012, a favore della Risoluzione per una Moratoria sull’Uso della Pena di Morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2007, nel 2008 e nel 2010 la Tunisia era assente al momento del voto.
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