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SIRIA

In Siria sono considerati reati capitali tradimento...

In Siria sono considerati reati capitali tradimento...

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In Siria sono considerati reati capitali tradimento, omicidio, alcuni atti politici come azioni armate contro la Siria nelle fila nemiche, diserzione dalle forze armate e atti di istigazione sotto la legge marziale o in tempo di guerra, furto con violenza, stupro, attacchi verbali contro la dirigenza, appartenenza ai Fratelli Musulmani. La pena di morte è applicata anche per il traffico di droga e l’ergastolo per il solo possesso.
Ispirate dalle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, come parte dell’ondata di sconvolgimenti politici e sociali che ha attraversato tutto il mondo arabo per chiedere maggiore libertà e la fine di ultradecennali regimi autocratici, proteste di massa sono esplose anche in Siria nel marzo 2011 e si sono rapidamente sviluppate in una rivolta nazionale, con i manifestanti che chiedevano le dimissioni del presidente Bashar al-Assad e il rovesciamento del governo. Il regime siriano ha deciso di usare il pugno di ferro per impedire al movimento di massa di crescere ulteriormente. Numerose città sono state invase con carri armati e i quartieri sono stati bombardati. Arresti di massa, torture, esecuzioni e stupri, sono tutti metodi a cui il regime ha fatto ricorso.
Nel dicembre 2011, il Presidente siriano ha promulgato una legge che prevede la pena di morte “per chiunque fornisca o contribuisca a fornire armi destinate per la realizzazione di atti terroristici”.
Il 2 luglio 2012, il Presidente al-Assad ha emanato tre nuove leggi "antiterrorismo", ha reso noto l’agenzia di stampa ufficiale siriana SANA. "Coloro che creano o dirigono gruppi terroristici possono essere condannati da 10 a 20 anni di lavori forzati, ma la punizione può essere più grave se l'obiettivo è quello di cambiare il regime o la struttura dello Stato", è scritto nel testo di legge approvato dal parlamento il 28 giugno. "Se questi atti (terroristici) provocano la morte o invalidità per le vittime, la condanna a morte può essere imposta.” Inoltre, "il finanziamento del terrorismo, comprese le azioni per raccogliere e fornire, direttamente o indirettamente, denaro, armi, munizioni, esplosivi, apparati di comunicazione o informazioni per favorire atti di terrorismo sono punibili da 15 a 20 anni di carcere”. La punizione minima è di cinque anni di carcere per atti che non comportano la perdita di vita o proprietà. Un'altra legge dice che i dipendenti statali colpevoli di "qualsiasi atto di terrorismo – impegnati direttamente, essendo complici o fornendo sostegno materiale o morale a gruppi terroristici in qualunque modo – saranno licenziati", ha scritto la SANA. Questa legge si applica anche ai dipendenti del governo precedente, che rischiano di perdere la loro pensione in caso di condanna. Una terza legge prevede pene detentive da 10 a 20 anni con lavori forzati e una multa per ogni sequestro di persona a scopo di estorsione, ha aggiunto l'agenzia, secondo cui, durante il dibattito del 28 giugno, membri del parlamento hanno detto che le leggi sono state "necessarie in questa fase, dato l'impatto negativo del terrorismo sulla sicurezza del Paese e dei suoi cittadini”.
Il 23 ottobre 2012, Bashar al-Assad ha promulgato il decreto legislativo No. 71 del 2012, concedendo un’amnistia generale per i crimini commessi prima della sua entrata in vigore. Il decreto sostituisce la condanna a morte con l’ergastolo ai lavori forzati o lunghe pene detentive, a seconda del reato commesso. Inoltre commuta l’ergastolo ai lavori forzati in 20 anni di detenzione con lavori forzati, e l’ergastolo semplice con 20 anni di detenzione. Sarà liberato chi soffre di malattie incurabili e chi ha già compiuto 70 anni alla data della promulgazione del decreto. Restano invece fuori dal decreto i reati di traffico di armi e di droga. L’opposizione siriana ha bollato il decreto come mistificatorio, ha riportato l’agenzia DPA. “Non si tratta di una vera amnistia. Per ogni 100 prigionieri rilasciati, al-Assad ne imprigiona altri 500”, ha dichiarato alla stessa agenzia Rami Abdul-Rahman, capo dell’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani.
Nel 2011, notizie di condanne a morte e di esecuzioni sono state riportate da organizzazioni umanitarie, anche se non confermate da fonti ufficiali del regime siriano. Nel 2010, sono state effettuate almeno 17 esecuzioni, mentre nel 2009 erano state almeno 8. Nel 2008, era stata effettuata almeno una esecuzione e nel 2007 risulta ne siano state effettuate almeno 7. Ne sono state registrate almeno 2 nel 2006, mentre non risultano esecuzioni nel 2005.
Non è possibile indicare il numero esatto delle esecuzioni in Siria nel 2012, a causa della guerra civile in corso e della mancanza di informazioni ufficiali fornite dalle autorità siriane. Tuttavia, notizie non confermate riportate da media locali hanno registrato diversi casi di pena capitale.
Il 29 gennaio 2012, l’Associazione siriana per la Difesa dei Diritti Umani ha affermato che i soldati della forza di intelligence dell’aeronautica avevano eseguito la condanna a morte tramite fucilazione del militare dissidente Hussein Harmoush. L’associazione ha detto che la notizia della esecuzione proveniva da fonti militari siriane e ha chiesto alle autorità di consegnare il suo corpo alla famiglia per la sepoltura. Harmoush era apparso in un video nel giugno 2011 denunciando il suo governo e invitando i commilitoni a ribellarsi. Il 29 agosto, Harmoush era scomparso da un campo profughi dove aveva vissuto in Turchia. Era poi riapparso sulla televisione siriana, contraddicendo le sue precedenti dichiarazioni e dicendo che “durante il mio servizio nell’esercito siriano, nessuno mi ha ordinato di sparare sui civili”.
Il 20 dicembre 2012, la Siria ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.