In base al solo codice penale, vi sono 35 crimini capitali...
In base al solo codice penale, vi sono 35 crimini capitali...
Il codice penale prevede la pena di morte in 55 articoli per vari reati, tra cui: reati contro il re e la famiglia reale (art. 107-110); omicidio premeditato; stupro quando provoca morte; rapimento; terrorismo; spionaggio; tradimento; crimini economici e reati legati alla droga.
Vi sono poi altre leggi che prevedono la pena di morte: la Legge sulle armi da fuoco, le munizioni, gli esplosivi, i fuochi d'artificio e l'equivalente delle armi da fuoco del 1947; la Legge sui narcotici del 1979; la Legge Anticorruzione del 1999, modificata il 9 luglio 2015, quando l'Assemblea legislativa nazionale ha approvato emendamenti che prevedono la pena di morte nei confronti di funzionari pubblici stranieri, lavoratori di organizzazioni internazionali e di funzionari statali che hanno richiesto o accettato tangenti; l'Atto contro il traffico di persone umane del 2008, come modificato il 26 marzo 2015, quando l'Assemblea legislativa nazionale ha approvato emendamenti che consentono la pena di morte nei casi in cui il traffico causi la morte e la Legge del 2015 riguardante i reati riguardanti il trasporto aereo che prescrive la pena di morte per coloro che sono stati dichiarati colpevoli di atti che comportano l’uso di forza letale che causi la chiusura di un aeroporto o danni agli impianti aeroportuali o agli aeromobili.
Il 24 novembre 2016, l'Assemblea legislativa ha adottato l'Atto sui narcotici (Vol. 6) 2016, che ha abolito la pena di morte obbligatoria per il reato di vendita di droghe [vedi il capitolo: La guerra contro le droghe].
Secondo l'articolo 246 del codice di procedura penale, le donne in gravidanza sono esentate dalla pena di morte e devono prendersi cura del loro neonato in un luogo adatto all'interno della prigione per un anno dopo la nascita.
L'articolo 18 del codice penale vieta l'imposizione della pena di morte per i minori di 18 anni. Il 9 maggio 2003 il Senato della Tailandia ha approvato il disegno di legge che vieta la pena capitale per i condannati di meno di 18 anni e prevede come pena massima 50 anni in prigione.
I prigionieri malati di mente sono esclusi dall’esecuzione, almeno fino a quando non guariscono. Se il loro trattamento richiede più di un anno, la pena viene commutata in carcere a vita.
Un’ammissione di colpevolezza determina maggiore clemenza da parte dei giudici: da 25 anni di reclusione all’ergastolo invece della condanna a morte.
Dopo il giudizio finale l’esecuzione deve essere sospesa per 60 giorni per permettere al condannato di presentare la richiesta per il perdono del re. La maggior parte delle sentenze capitali sono commutate dalla grazia regale. Se viene concesso il perdono, l’esecuzione viene commutata in ergastolo.
Non si è mai saputo in anticipo quando un’esecuzione viene portata a termine. Di solito l’ordine di esecuzione viene trasmesso la mattina e l’esecuzione avviene il pomeriggio dello stesso giorno. Il giorno prima dell'esecuzione, la polizia prende le impronte digitali del prigioniero per confrontarle con quelle in suo possesso per accertare che non venga giustiziata una persona sbagliata. Se il prigioniero è un buddista, i monaci sono invitati a tenere un sermone, seguito dalla lettura della pena di morte da parte del direttore della prigione.
La Tailandia ha ripetutamente dichiarato la propria intenzione di considerare l'abolizione della pena capitale.
Durante una conferenza di diversi governi del sud est asiatico sulle prospettive di abolizione della pena di morte, tenutasi a Bangkok il 22-23 ottobre 2013, il Ministro della Giustizia tailandese ha annunciato che il governo avrebbe abolito la pena di morte e che stava considerando la ratifica del Secondo Protocollo Opzionale all’ICCPR.
Il 22 luglio 2014, in una lettera al Presidente dell'UNGA che conteneva impegni sui diritti umani in Thailandia nell'ambito della sua candidatura alla sede del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite per il periodo 2015-2017, il Governo si è impegnato a "studiare la possibilità" di abolire la pena capitale.
La Tailandia potrebbe abolire la pena di morte nel quadro del suo Terzo Piano Nazionale sui Diritti Umani per gli anni 2014-2018. “L’obiettivo del piano è quello di abolire la pena di morte”, ha detto Chanchao Chaiyanukit, vice segretario permanente del Ministero della Giustizia. Bowornsak Uwanno, capo del Comitato di redazione costituzionale nominato dalla giunta militare, ha detto che prevede di aggiungere una clausola nella nuova Costituzione per vietare esplicitamente la pena di morte.
Nel dicembre 2014, il vice segretario permanente del Ministero della Giustizia Chanchao Chaiyanukit ha ribadito che l'obiettivo del Terzo Piano Nazionale sui Diritti Umani è quello di abolire la pena di morte, a condizione che il Ministero possa "convincere l’opinione pubblica".
In una relazione congiunta preparata dalla Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) e dall'Unione per le Libertà Civili (UCL) per il Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani che si è svolto nell'aprile del 2016, viene spiegato che vi sono state diverse dichiarazioni sull’importanza di lavorare per un sostegno da parte dell’opinione pubblica all’abolizione della pena di morte e che però “i governi successivi non hanno fornito al pubblico le informazioni adeguate sulla pena di morte. Da gennaio a marzo 2014, l'Università Mahidol e il Dipartimento per i Diritti e le Libertà del Ministero della Giustizia hanno condotto un sondaggio su 1.073 persone in cinque diverse regioni della Tailandia e a Bangkok sulla pena di morte. Il sondaggio ha rilevato che il 68,7% degli intervistati è favorevole alla pena di morte, mentre il 22,1% è favorevole all'abolizione e il 9,2% è indeciso. In un sondaggio online condotto dalla stessa università nel 2014, l'88% dei 1.301 intervistati ha dichiarato di essere favorevole alla pena di morte, il 9% è favorevole all'abolizione e il 3% è indeciso.
Tuttavia, lo studio è stato condotto senza fornire agli intervistati un'analisi e informazioni imparziali su aspetti chiave dell'applicazione della pena di morte. Ad esempio, l'indagine ha elencato un certo numero di argomenti a favore della pena di morte che avrebbe indotto gli intervistati a credere che la pena capitale sia un deterrente efficace contro la criminalità.
Sulla base di questa mancanza di informazioni si è affermato che il paese non è pronto per l'abolizione, perché l'opinione pubblica sostiene la pena capitale. Tant’è che il 14 luglio 2015, il Ministro della Giustizia, Paiboon Koomchaya, ha detto che la Tailandia non poteva ancora abolire la pena capitale perché era "profondamente radicata nella mente e nell'atteggiamento dei popoli tailandesi". Inoltre, i funzionari governativi e politici hanno occasionalmente fatto dichiarazioni pubbliche a sostegno della pena di morte, in particolare in reazione alla commissione di atti criminali. Ad esempio, dopo la violenza e l'omicidio di una bambina di 13 anni in un treno a Bangkok, il 6 luglio 2014, il governatore di Udon Thani, Seni Chittakasem, ha espresso il sostegno alla condanna a morte del responsabile. Il portavoce del partito democratico, Chavanond Intarakomalyasut ha dichiarato che il colpevole dovrebbe essere giustiziato a mò di esempio ".
Nel 2016, per il settimo anno consecutivo, non si è registrata alcuna esecuzione. Anche se la Tailandia non ha compiuto alcuna esecuzione tra il 2004 e il 2008, la pratica è ripresa nell'agosto 2009, quando due uomini condannati per il traffico di droga sono stati giustiziati con iniezione letale nella prigione di Bang Khwang a Bangkok. La Tailandia ha giustiziato 325 condannati, di cui 3 donne, dal 1934, quando ha cominciato a utilizzare il plotone di esecuzione al posto della decapitazione secondo i dati forniti dal governo.
Secondo le informazioni fornite ad Amnesty International dalle autorità tailandesi, nel 2016 sono state emesse 216 nuove condanne a morte. A fine anno vi erano 427 persone, di cui 24 cittadini stranieri, nel braccio della morte. Le cifre rilasciate dal Ministero della Giustizia nel mese di settembre hanno indicato che vi erano 213 persone condannate a morte per reati legati alla droga. Nel 2015, le nuove condanne a morte sono state 7 e 55 nel 2014. Al 31 dicembre 2015, 413 persone erano nel braccio della morte, di cui 50 donne, secondo il Dipartimento delle Correzioni. Circa il 55% era stato condannato per reati legati alla droga.
La Guerra alla Droga
I reati legati alla droga rappresentano una quota sproporzionata dei reati per i quali viene inflitta la pena di morte. Il 37% degli uomini e l'80% delle donne condannate a morte al 31 maggio 2015 sono state dichiarate colpevoli di reati legati alla droga.
Il 24 novembre 2016, l'Assemblea legislativa nazionale (NLA) ha approvato degli emendamenti alla legge sui narcotici. I cambiamenti sono stati votati all'unanimità 196 sì e 0 no. La legge è entrata in vigore il 15 gennaio 2017. In base alla precedente normativa la pena di morte era obbligatoria per reati legate alla droga. La nuova normativa sostituisce la pena di morte obbligatoria (nei casi in cui gli importi sequestrati superino la soglia indicata) con una presunzione di colpevolezza, non priva di aspetti discutibili ma che comunque lascia un più ampio margine alla difesa. Le altre principali modifiche adottate dall'Assemblea Nazionale del Paese riguardano la riduzione delle sanzioni per possesso, importazione / esportazione e produzione per la vendita.
Il nuovo articolo 65 (2) è meno punitivo per la "vendita di farmaci" e, anziché la pena di morte, la nuova punizione è "una multa di 1 milione baht", 5 milioni di baht o pena di morte ". Anche per "coloro che producono, importano o esportano" la pena è meno punitiva: "il carcere da 10 anni all’ergastolo a vita e una multa da 1 milione baht a 5 milioni di baht". Lo riforma è stata in gran parte determinata dal grave problema del sovraffollamento. La Tailandia ha la più grande popolazione carceraria del Sud-Est asiatico e la sesta del mondo, insieme al tasso più elevato di incarcerazione femminile al mondo, il 70% per reati di droga. La legge sui narcotici istituisce 5 categorie di sostanze: categoria 1: eroina; anfetamine; metamfetamina; mdma (ecstasy); lsd; categoria 2: cocaina; codeina; metadone; morfina; categoria 3: narcotici sotto forma di formule medicinali contenenti stupefacenti della categoria 2; categoria 4: narcotici costituiti da sostanze chimiche utilizzate per la produzione di stupefacenti della categoria 1 o 2, come l'anidride acetica o il cloruro acetilico e la categoria 5: la cannabis, i funghi psicoattivi e la pianta del kratom. Le sanzioni più gravi si riferiscono alla prima categoria per più di 3 grammi.
La pena di morte e le donne
La Tailandia è il primo paese per donne detenute: sono almeno 50 le donne che, su un totale di 427 detenuti, si trovano nel braccio della morte, soprattutto per reati legati alla droga. In base ai dati del Governo, dal 1934, quando il plotone di esecuzione ha sostituito l’impiccagione, la Tailandia ha giustiziato 3 donne su un totale di 325 persone.
Le Nazioni Unite
L’11 maggio 2016, la Tailandia è stata esaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il Governo ha accolto solo una parte delle raccomandazioni relative alla pena di morte, cioè: compiere passi concreti verso l’abolizione della pena di morte; riconsiderare l’abolizione della pena di morte come condanna per vari reati; rivedere l’imposizione della pena di morte per reati connessi al traffico di droga. Nelle considerazioni finali, la delegazione guidata dal Ministro della Giustizia ha detto che anche se circa l’80 per cento dei thailandesi sono contro l’abolizione della pena di morte, il Governo è impegnato a procedere verso l’abolizione, come ribadito nel Terzo Piano Nazionale per i diritti umani. Il Governo ha precisato che, secondo il piano, l’obiettivo sarà raggiunto in tre fasi. Nella prima fase, sarà restituita ai giudici discrezionalità nella condanna per i reati capitali. Nella seconda fase, ci sarà l’abolizione della pena di morte per alcuni reati. E, infine, la pena di morte sarà abolita.
Il 19 dicembre 2016, la Tailandia si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria sull’uso della pena di morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È la quarta volta consecutiva che i delegati thailandesi si sono astenuti sulla Risoluzione; la Tailandia aveva votato ‘no’ nel 2008 e nel 2007, quando il testo è stato introdotto per la prima volta all’Assemblea Generale.
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