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THAILANDIA

In base al solo codice penale, vi sono 35 crimini capitali...

In base al solo codice penale, vi sono 35 crimini capitali...

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In base al solo codice penale, vi sono 35 crimini capitali, da quelli contro il Sovrano, al tradimento, omicidio, violenza carnale quando la vittima muore in un incendio e rapina nel corso della quale si verifichi un omicidio. L’abuso di potere da parte di un legislatore a fini personali è punibile con la pena capitale anche se in pratica non è mai stata richiesta in questi casi. La pena di morte si può applicare anche per il traffico di eroina e anfetamine, soprattutto se i prigionieri sono giudicati colpevoli dopo essersi dichiarati innocenti all'inizio del processo. Un’ammissione di colpevolezza determina maggiore clemenza da parte dei giudici: da 25 anni di reclusione all’ergastolo invece della condanna a morte.
Dopo il giudizio finale l’esecuzione deve essere sospesa per 60 giorni per permettere al condannato di presentare la richiesta per il perdono del re. La maggior parte delle sentenze capitali sono commutate dalla grazia regale. Se viene concesso il perdono, l’esecuzione viene commutata in ergastolo.
Non si è mai saputo in anticipo quando un’esecuzione viene portata a termine. Di solito l’ordine di esecuzione viene trasmesso la mattina e l’esecuzione avviene il pomeriggio dello stesso giorno. Una donna incinta non può essere giustiziata finché il bambino non è nato. Anche i malati di mente non possono essere giustiziati, almeno finché non sono guariti. Se questa condizione persiste per più di un anno, la condanna viene commutata in ergastolo.
Il 9 maggio 2003, il Senato thailandese ha approvato un disegno di legge che proibisce la condanna a morte e l’ergastolo per i minori di 18 anni, una proposta che era stata approvata in prima lettura dalla Camera il 20 novembre 2002. La sanzione massima per i minorenni è stata portata a 50 anni di detenzione.
Il 19 ottobre 2003, dopo 68 anni e 319 giustiziati tramite plotone (316 uomini e tre donne), è entrato in vigore un emendamento al Codice Penale che introduce l’iniezione letale come metodo di esecuzione. Prima ancora della fucilazione la Thailandia giustiziava i condannati con la decapitazione.
Il 12 dicembre 2003, le prime esecuzioni tramite iniezione letale sono state eseguite nel famigerato carcere di Bang Kwang nei confronti di tre persone accusate di traffico di droga e dell’autore di un omicidio. Per le esecuzioni sono state utilizzate tre droghe: la prima ha sedato i condannati, la seconda ne ha rilassato i muscoli e la terza ne ha fermato il cuore.
Le esecuzioni in Thailandia sono riprese nel 1995, dopo una sospensione di fatto durata otto anni. Notizie fondate parlano di maltrattamenti e torture da parte della polizia nei confronti di sospettati in attesa del processo. Le confessioni in queste condizioni sono usate regolarmente nei processi anche se gli imputati denunciano di aver subito torture per farli confessare.
La Tailandia potrebbe abolire la pena di morte nel quadro del suo Terzo Piano Nazionale sui Diritti Umani per gli anni 2014-2018. “L’obiettivo del piano è quello di abolire la pena di morte”, ha detto Chanchao Chaiyanukit, vice segretario permanente del Ministero della Giustizia. Bowornsak Uwanno, capo del Comitato di redazione costituzionale nominato dalla giunta militare, ha detto che prevede di aggiungere una clausola nella nuova Costituzione per vietare esplicitamente la pena di morte.
Il 26 marzo 2015, il Parlamento ha approvato modifiche alla legge contro la tratta di esseri umani del 2008 che introducono la pena di morte in casi di tratta con conseguenze mortali.
Il 12 luglio 2015, sono entrati in vigore emendamenti alla legge anti-corruzione del 1999 che impongono un severo regime sanzionatorio, tra cui la pena di morte o l’ergastolo, per i funzionari pubblici stranieri, lavoratori delle organizzazioni internazionali e funzionari statali che hanno richiesto o accettato tangenti.
Dopo una nuova sospensione tra il 2004 e il 2008, la Thailandia ha ripreso le esecuzioni legali nell’agosto 2009, quando due uomini sono stati giustiziati mediante iniezione letale, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga.
Nel 2015, per il sesto anno consecutivo, non sono state effettuate esecuzioni in Tailandia.
In base ai dati del Governo, dal 1934, quando il plotone di esecuzione ha sostituito l’impiccagione, la Tailandia ha giustiziato 325 persone, incluse tre donne.
Secondo Amnesty International, nel 2015 sono state imposte almeno 7 nuove condanne a morte, a fronte delle almeno 55 emesse nel 2014.
Al 31 dicembre 2015, c’erano 413 persone nel braccio della morte, tra cui 50 donne, secondo i dati dell’amministrazione penitenziaria. Circa il 55% era stato condannato per reati legati alla droga.

Nel dicembre 2014, la Tailandia si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria sull’uso della pena di morte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È la terza volta consecutiva che i delegati thailandesi si sono astenuti sulla Risoluzione; la Tailandia aveva votato ‘no’ nel 2008 e nel 2007, quando il testo è stato introdotto per la prima volta all’Assemblea Generale.