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LIBIA

In base al codice penale in vigore nella Libia di Gheddafi, risalente al 1953...

In base al codice penale in vigore nella Libia di Gheddafi, risalente al 1953...

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In base al codice penale in vigore nella Libia di Gheddafi, risalente al 1953, i reati punibili con la pena di morte erano 21, tra cui attività non violente relative alla libertà di espressione e di associazione e altri “reati politici” ed economici. Le informazioni su esecuzioni e condanne a morte erano raramente riportate.
Nel febbraio 2011, risentendo dell’effetto domino delle rivolte nei Paesi vicini, è scoppiata in Libia un’insurrezione contro il regime del Colonnello Muammar Gheddafi al potere dal 1969. Dopo otto mesi di guerra civile e di raid aerei della Nato, il conflitto armato in Libia si è di fatto concluso il 20 ottobre 2011, con la cattura e l’uccisione del Rais.
Diversi video relativi alla sua morte sono stati trasmessi da canali di notizie e diffusi via Internet. Il primo filmato mostra Gheddafi in vita, la sua faccia e la camicia insanguinate, barcollante mentre viene trascinato verso l’ambulanza da uomini armati inneggianti “Dio è grande” in arabo. La seconda mostra Gheddafi, a torso nudo, sofferente per una ferita verosimilmente da arma da fuoco alla testa e in una pozza di sangue, insieme a combattenti festanti che sparano in aria con armi automatiche. Un terzo video, pubblicato su YouTube, mostra combattenti che si aggirano intorno al suo corpo apparentemente senza vita, in posa per fotografie mentre tirano su e giù per i capelli la sua testa floscia.
Il 23 ottobre 2011, durante il suo discorso alla nazione a Bengasi per dichiarare formalmente la liberazione del Paese dal regime di Gheddafi, il leader transitorio della Libia, Mustafa Abdul-Jalil, ha detto che la Sharia sarebbe diventata la “fonte principale” della legislazione nell’era post-Gheddafi. “Qualsiasi legge che va contro i principi islamici della Sharia è giuridicamente nulla”, ha detto Jalil, il quale ha voluto però rassicurare la comunità internazionale affermando che i libici sono musulmani moderati e che la nuova Libia non avrebbe adottato alcuna ideologia estremista. Non ci saranno, secondo lui, il taglio delle mani dei ladri o la lapidazione degli adulteri.
Il Governo centrale del Paese è apparso essere impotente di fronte al miscuglio di milizie tribali e cittadine e fazioni islamiste che sono venute alla ribalta dopo il rovesciamento nel 2011 del dittatore libico Muammar Gheddafi.
Comunque, dalla fine del conflitto del 2011, che ha portato alla liberazione dal regime di Muammar Gheddafi, non risulta siano state effettuate esecuzioni legali in Libia. Le ultime esecuzioni note sono avvenute il 30 maggio 2010 nei confronti di diciotto persone, tra cui diversi cittadini stranieri, fucilate dopo essere state riconosciute colpevoli di omicidio premeditato.
In ogni caso, i tribunali penali militari e civili di Misurata, Zawiyah, Bengasi e Tripoli hanno emesso decine di condanne a morte, per casi relativi alla guerra del 2011, così come per fatti di criminalità comune, soprattutto di omicidio.
Il 28 luglio 2015, un tribunale libico ha condannato a morte il figlio più noto di Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, e altre otto persone per crimini di guerra, tra cui uccisioni di manifestanti durante la rivoluzione del 2011 che mise fine al governo di suo padre. Gli altri ex alti funzionari del regime di Gheddafi condannati alla fucilazione includono: Abdullah al-Senussi, ex capo dei servizi segreti; Baghdadi al-Mahmoudi, ex primo ministro; Mansour Daw, capo della sicurezza; Abuzeid Dorda, capo dei servizi segreti esterni; Milad Salem Daman, capo dell’agenzia di sicurezza interna; Generale Mondher Mukhtar al-Gheneimi; Abdul Hamid Ammar Waheda, aiutante di Senussi; Awidaat Ghandour al-Noubi, responsabile dei comitati rivoluzionari del Colonnello Gheddafi a Tripoli. Il verdetto relativo a Saif al-Islam è stato emesso in contumacia a Tripoli dal momento che si trova prigioniero dal 2011 di un ex gruppo ribelle nella regione montagnosa di Zintan, fuori dal controllo del governo centrale. Saif è comparso in collegamento video solo all’inizio del processo.
Come “esecuzioni extragiudiziarie” andrebbero invece classificate le decine di fucilazioni effettuate nel 2015 dagli estremisti dello Stato Islamico (ISIS).


Le Nazioni Unite
Il 13 maggio 2015, la Libia è stata esaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Nel suo rapporto nazionale, il Governo ha detto che il parlamento libico stava cercando di limitare l’uso della pena di morte con l’introduzione di norme volte a ridurre al minimo il suo utilizzo, la più significativa delle quali era il pagamento del “prezzo del sangue”. Il Governo ha aggiunto che era in corso un dibattito tra coloro che chiedono l’abolizione della pena di morte e coloro che ne sostengono la necessità per via della Sharia. Nel novembre 2015, nella sua risposta alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha respinto quelle volte a stabilire una moratoria in vista della sua abolizione.
Il 18 dicembre 2014, la Libia ha votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come negli anni precedenti.