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LIBIA

il più famoso prigioniero politico libico, Fathi al-Jahmi...

il più famoso prigioniero politico libico, Fathi al-Jahmi, rischia la condanna a morte per aver diffamato il leader libico Gheddafi e per aver parlato con funzionari esteri, ha detto Human Rights Watch.

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il più famoso prigioniero politico libico, Fathi al-Jahmi, rischia la condanna a morte per aver diffamato il leader libico Gheddafi e per aver parlato con funzionari esteri, ha detto Human Rights Watch.
“Il governo libico sta facendo grandi sforzi per presentare un volto democratico al mondo,” ha detto Leah Whitson, direttore di Human Rights Watch per il medio-oriente. “Ma sembra pronto a giustiziare qualcuno per aver criticato il suo leader e per aver parlato con funzionari esteri, mostrando così di essere molto lontano da dove deve andare.”
Secondo il governo libico, il processo di al-Jahmi è iniziato alla fine del 2005, ma le autorità non hanno reso note le accuse contro di lui. Il suo avvocato d’ufficio ha detto a Human Rights Watch che al-Jahmi è davanti alla corte in base l’articolo 206 del codice penale, tra gli altri reati, ma l’avvocato non ha rivelato ulteriori dettagli.
L’art. 206 del codice penale impone la pena di morte per coloro che chiedono “l’istituzione di qualunque gruppo, organizzazione o associazione vietata dalla legge,” e per coloro che appartengono o sostengono questo tipo di organizzazioni.
Human Rights Watch ha fatto visita a al-Jahmi a maggio 2005, in un istituto speciale di detenzione a Tripoli.
Ha detto di essere imputato su tre capi d’accusa in base agli articoli 166 e 167 del codice penale: tentato rovesciamento del governo; insulto a Gheddafi; e contatti con autorità straniere. La terza accusa, ha detto, è dovuta alle conversazioni che ha avuto con un diplomatico statunitense a Tripoli.
L’art. 166 del codice penale prescrive la pena di morte a chiunque parli o cospiri con un funzionario straniero provocando o contribuendo ad un attacco contro la Libia.
L’art. 167 prescrive pene fino all’ergastolo per cospirazione con un funzionario straniero che causino danni alle Forze Armate libiche, o alla posizione politica o diplomatica del paese.
FONTI
  • (Fonti: Human Rights Watch, 04/05/2006)