Il Ministro italiano per le Pari Opportunità Stefania...
Il Ministro italiano per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo ha detto che è ora che l'Unione Europea ponga fine alla lapidazione delle donne praticata in alcuni paesi arabi
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Il Ministro italiano per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo ha detto che è ora che l'Unione Europea ponga fine alla lapidazione delle donne praticata in alcuni paesi arabi.
Parlando in seguito alla notizia della sentenza di morte di una donna sudanese, condannata dai fondamentalisti per essere rimasta incinta al di fuori del matrimonio, il ministro ha detto: "E' giunto il momento che l'Europa usi il suo peso politico per chiedere il rispetto dei diritti umani garantiti dalle norme internazionali".
"Il caso della diciottenne Abok Afa Akok, condannata alla lapidazione, ci riporta drammaticamente davanti al problema, ancora irrisolto, di Safiya in Nigeria.," ha aggiunto.
"Ancora una volta l'applicazione della Sharia per una gravidanza, che è probabilmente, anche in questo caso, il risultato di uno stupro, fa sì che l'Occidente si confronti con una visione della giustizia e della dignità delle donne che risulta inaccettabile".
Nonostante la campagna italiana e di altri paesi europei, il destino di Safiya Hussaini Tungar Duddu è ancora incerto.
Dopo ripetuti approcci diplomatici dell'Italia, il governo nigeriano ha assicurato che la donna non sarà lapidata a morte per l'accusa di adulterio nello stato di Sokoto.
L'Italia si è mossa anche a livello europeo sollevando l'attenzione dei suoi partner dell'UE sulla situazione di Safiya, in linea con la politica europea per combattere la tortura e la pena di morte.
Parlando in seguito alla notizia della sentenza di morte di una donna sudanese, condannata dai fondamentalisti per essere rimasta incinta al di fuori del matrimonio, il ministro ha detto: "E' giunto il momento che l'Europa usi il suo peso politico per chiedere il rispetto dei diritti umani garantiti dalle norme internazionali".
"Il caso della diciottenne Abok Afa Akok, condannata alla lapidazione, ci riporta drammaticamente davanti al problema, ancora irrisolto, di Safiya in Nigeria.," ha aggiunto.
"Ancora una volta l'applicazione della Sharia per una gravidanza, che è probabilmente, anche in questo caso, il risultato di uno stupro, fa sì che l'Occidente si confronti con una visione della giustizia e della dignità delle donne che risulta inaccettabile".
Nonostante la campagna italiana e di altri paesi europei, il destino di Safiya Hussaini Tungar Duddu è ancora incerto.
Dopo ripetuti approcci diplomatici dell'Italia, il governo nigeriano ha assicurato che la donna non sarà lapidata a morte per l'accusa di adulterio nello stato di Sokoto.
L'Italia si è mossa anche a livello europeo sollevando l'attenzione dei suoi partner dell'UE sulla situazione di Safiya, in linea con la politica europea per combattere la tortura e la pena di morte.
— FONTI
- (Fonti: ANSA - English News Service, 06/02/2002)
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