Il codice penale somalo è un amalgama di vari sistemi giuridici e tradizioni.
Il codice penale somalo è un amalgama di vari sistemi giuridici e tradizioni.
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Il codice penale somalo è un amalgama di vari sistemi giuridici e tradizioni.
Fino al 1991, esistevano almeno tre tipi di tribunali. Quello statale, quello islamico e quello tradizionale, incaricato di dirimere le controversie tra le persone appartenenti allo stesso clan.
Da quando, nel 1991, i “clan” hanno deposto il dittatore Siad Barre, il Paese è stato lacerato da una sanguinosa lotta di potere tra clan avversari che ha provocato decine di migliaia di vittime. Dopo tredici anni di anarchia, di tentativi di stabilire un governo e due anni di colloqui di pace svoltisi sotto l’egida della Comunità internazionale che ha cercato di tenere in considerazione le principali divisioni in clan, nell’ottobre 2004 il Parlamento di transizione ha eletto Abdullahi Yusuf Ahmed come nuovo Presidente del Paese e ha dato vita a un Governo Federale di Transizione (TFG). L’elezione è avvenuta in Kenia perché Mogadiscio era considerata troppo pericolosa. Da allora, a causa della lotta di potere interna alle istituzioni del Paese e della corruzione dilagante, sono falliti tutti i tentativi di portare la pace, la stabilità e la democrazia in Somalia.
In questa situazione, è diventata ancora più violenta l’opposizione armata condotta da Al-Shabaab e altri gruppi come Hizbul Islam, e si è rafforzato il ruolo dei tribunali islamici la cui giurisdizione è stata estesa ai reati comuni. Queste corti, le cui sentenze sono difficilmente appellabili, sono viste da una parte della popolazione come l’unica forza in grado di riportare un po’ d’ordine dopo vent’anni anni di caos totale.
In Somalia, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio hanno sconfitto le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. Ma i ribelli hanno intrapreso una guerriglia difficile da contrastare e, nel sud e nel centro della Somalia, i membri della milizia islamica Al-Shabaab controllano vaste aree dove hanno imposto leggi ispirate alla più severa concezione dell’Islam, mentre il Governo sostenuto dalle Nazioni Unite controlla solo parte della capitale Mogadiscio. Molti leader religiosi somali e altri studiosi islamici contestano la loro interpretazione e messa in pratica della legge islamica. “Quando una persona viene condannata alla lapidazione, ci sono molte condizioni da rispettare: non è qualcosa che si può concludere in due o tre giorni; ci devono essere prove o testimoni oculari che stabiliscano la fattispecie criminale, ma Al-Shabaab non fornisce né prove evidenti né testimoni. Stanno uccidendo la gente senza alcun senso”, ha dichiarato al Somalia Report il leader religioso somalo Abdi Dahir Abdul. "L'applicazione di una pena non è prerogativa di nessun gruppo ma attiene a uno Stato legittimo, il quale soltanto ha il diritto di decidere se applicare la pena di morte o attuare le disposizioni Hudud", ha detto Sheikh Abdulqadir Somow, portavoce del Consiglio Supremo dei giuristi islamici di Ahlu Sunna Wal Jamaa, che fa parte della Federazione degli Ordini Sufi in Somalia. Sheikh Somow ha accusato Al-Shabaab di aver commesso crimini e omicidi contro civili innocenti in base all’accusa pretestuosa di spionaggio. Secondo Somow, tutti i giuristi islamici concordano sul condannare persone accusate di spionaggio, ma ucciderle non è approvato dalla legge islamica. "Questo gruppo ha commesso più di un reato e, se si guarda al modo in cui sta ammazzando la gente, le sue azioni non hanno copertura legale, ma sono contrarie alla legge islamica", ha detto al Sabahionline. "Al-Shabaab sta cercando di terrorizzare i cittadini somali con queste sentenze."
Nell’aprile 2009, nel tentativo di avviare una riconciliazione nazionale, il Parlamento somalo ha approvato all’unanimità la proposta del Governo di introdurre formalmente nel Paese la legge della Sharia. I gruppi armati di opposizione, in particolare quello estremista islamico Al-Shabaab, hanno tuttavia bollato la decisione del Parlamento come una “cospirazione contro i combattenti islamici e la loro causa”.
Nell’agosto 2009, il Governo Federale di Transizione ha istituito un tribunale militare per processare i soldati accusati di reati penali. Tuttavia, questa corte opera al di fuori degli standard minimi per un processo equo, come il diritto ad avere una rappresentanza legale in giudizio e, per quelli condannati, il diritto a presentare ricorso e chiedere la grazia o la commutazione della pena. Il 13 agosto 2011, il presidente del TFG, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, ha dichiarato lo stato di emergenza nelle zone di Mogadiscio lasciate libere da Al-Shabaab. In base al decreto d’urgenza, firmato dal Presidente ma non approvato dal Parlamento, al tribunale militare è stata data giurisdizione su tutti gli abusi commessi in zone soggette alla stato di emergenza, tra cui la giurisdizione sui crimini commessi da civili, in violazione dell’Articolo 57 della Costituzione federale di transizione somala che stabilisce che i tribunali militari sono competenti solo per i reati militari commessi da appartenenti alle forze armate.
Al 23 gennaio 2012, secondo i tribunali militari del Governo Federale di Transizione, erano più di 50 le persone detenute condannate a morte, tra cui soldati del TFG e miliziani di Al-Shabaab. Da quando i tribunali militari sono stati istituiti, la maggior parte delle condanne a morte eseguite ha riguardato soldati governativi, ma vi sono stati anche casi di civili condannati a morte.
Il 10 settembre 2012, i parlamentari somali hanno eletto Hassan Sheikh Mohamud alla più alta carica del Paese alle prime elezioni presidenziali tenute in Somalia negli ultimi due decenni. Mohamud ha sconfitto l'ex Presidente del Governo Federale di Transizione Sheikh Sharif Sheikh Ahmed nel secondo turno di votazione, 190 a 79. I legislatori hanno votato presso l'Accademia di polizia a Mogadiscio, dove erano presenti 271 dei 275 membri del parlamento.
L’autoproclamata Repubblica del Somaliland è la sola parte del distrutto Stato somalo ad avere stabilito la pace, un Governo e un sistema multipartitico. Le elezioni parlamentari si sono tenute nel settembre 2005 e la nuova Repubblica è in attesa di essere riconosciuta a livello internazionale. Il Somaliland, il cui sistema giuridico è basato sul vecchio codice penale somalo, mantiene la pena di morte, sebbene gruppi locali a difesa dei diritti umani ne chiedano l’abolizione. Negli anni più recenti, molti condannati a morte hanno visto le loro sentenze commutate grazie al pagamento del “prezzo del sangue” (Diya) per via dell’applicazione della Sharia.
Il sistema dei clan tradizionali e il diritto consuetudinario Xeer sono molto forti nel Puntland, altra regione autonoma della Somalia, e di solito vengono utilizzati nei procedimenti penali o di altro tipo. Con questo sistema, gli anziani fungono da giudici e aiutano a mediare nei vari casi in base ai precedenti. I clan aiutano le forze di polizia e i tribunali nel loro lavoro. In caso di omicidio volontario, sono previste pene severe sia in termini di “prezzo del sangue” (Diya) sia di privazione della libertà o della stessa vita. Quando i clan si mettono d'accordo in un negoziato che un assassino debba essere ucciso, l'accordo viene portato in tribunale dove il giudice sottopone il caso al presidente per l'approvazione. Il presidente firma l’accordo e lo rimanda al giudice. L’accordo tra clan è definitivo e non può essere oggetto di ricorso. La polizia assicura che la decisione sia attuata, ma è un parente della vittima che effettua l'esecuzione. Ciò serve a ridurre il numero di esecuzioni extragiudiziali che avvengono in alcune città del Puntland.
Nel 2012, sono state effettuate almeno 7 esecuzioni “legali” dal Governo Federale di Transizione e almeno 1 nello Stato semi-autonomo del Puntland. Secondo Amnesty International sono state pronunciate almeno 76 condanne a morte. Nel 2011, sono state effettuate almeno 11 esecuzioni “legali” e comminate almeno 37 condanne a morte. Almeno 7 persone sono state giustiziate dal Governo Federale di Transizione, 3 nella regione autonoma del Puntland e 1 nell’autoproclamatosi Stato di Galmudug. Nel 2010, erano state effettuate almeno 8 esecuzioni e comminate almeno 11 condanne a morte. Nel 2009 non si era registrata nessuna esecuzione ma solo una dozzina di condanne a morte. Nel 2008 sono state effettuate almeno 3 esecuzioni. Nel 2007 sono state messe a morte almeno 5 persone, quasi tutte soldati condannati da tribunali delle forze armate.
Come “esecuzioni extragiudiziarie” andrebbero invece classificate quelle effettuate dagli estremisti islamici di Al-Shabaab che controllano larga parte della Somalia centro-meridionale e vogliono imporre una rigida applicazione della Sharia. Generalmente, i cristiani e le presunte spie vengono giustiziati in pubblico. Ai ladri vengono tagliate mani e gambe. Le donne accusate di adulterio vengono picchiate e lapidate. Le lapidazioni a opera di miliziani Al-Shabaab sono continuate nel 2011 e nel 2012.
Il 21 settembre 2011, nella sua risposta alle raccomandazioni avanzate nell’ambito dell’Esame Periodico Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il Governo Federale di Transizione somalo ha dichiarato che “il Governo non vuole che la pratica della pena di morte aggiunga ulteriori perdite di vite umane ... Mentre la pena capitale è attualmente imposta per i reati più gravi, il Governo si impegna a operare per stabilire una moratoria sulla pena di morte in vista della sua abolizione”.
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 la Somalia ha votato in favore della risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 20 dicembre 2012, per la prima volta, oltre a votare in favore della risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l'ha anche cosponsorizzata.
Fino al 1991, esistevano almeno tre tipi di tribunali. Quello statale, quello islamico e quello tradizionale, incaricato di dirimere le controversie tra le persone appartenenti allo stesso clan.
Da quando, nel 1991, i “clan” hanno deposto il dittatore Siad Barre, il Paese è stato lacerato da una sanguinosa lotta di potere tra clan avversari che ha provocato decine di migliaia di vittime. Dopo tredici anni di anarchia, di tentativi di stabilire un governo e due anni di colloqui di pace svoltisi sotto l’egida della Comunità internazionale che ha cercato di tenere in considerazione le principali divisioni in clan, nell’ottobre 2004 il Parlamento di transizione ha eletto Abdullahi Yusuf Ahmed come nuovo Presidente del Paese e ha dato vita a un Governo Federale di Transizione (TFG). L’elezione è avvenuta in Kenia perché Mogadiscio era considerata troppo pericolosa. Da allora, a causa della lotta di potere interna alle istituzioni del Paese e della corruzione dilagante, sono falliti tutti i tentativi di portare la pace, la stabilità e la democrazia in Somalia.
In questa situazione, è diventata ancora più violenta l’opposizione armata condotta da Al-Shabaab e altri gruppi come Hizbul Islam, e si è rafforzato il ruolo dei tribunali islamici la cui giurisdizione è stata estesa ai reati comuni. Queste corti, le cui sentenze sono difficilmente appellabili, sono viste da una parte della popolazione come l’unica forza in grado di riportare un po’ d’ordine dopo vent’anni anni di caos totale.
In Somalia, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio hanno sconfitto le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. Ma i ribelli hanno intrapreso una guerriglia difficile da contrastare e, nel sud e nel centro della Somalia, i membri della milizia islamica Al-Shabaab controllano vaste aree dove hanno imposto leggi ispirate alla più severa concezione dell’Islam, mentre il Governo sostenuto dalle Nazioni Unite controlla solo parte della capitale Mogadiscio. Molti leader religiosi somali e altri studiosi islamici contestano la loro interpretazione e messa in pratica della legge islamica. “Quando una persona viene condannata alla lapidazione, ci sono molte condizioni da rispettare: non è qualcosa che si può concludere in due o tre giorni; ci devono essere prove o testimoni oculari che stabiliscano la fattispecie criminale, ma Al-Shabaab non fornisce né prove evidenti né testimoni. Stanno uccidendo la gente senza alcun senso”, ha dichiarato al Somalia Report il leader religioso somalo Abdi Dahir Abdul. "L'applicazione di una pena non è prerogativa di nessun gruppo ma attiene a uno Stato legittimo, il quale soltanto ha il diritto di decidere se applicare la pena di morte o attuare le disposizioni Hudud", ha detto Sheikh Abdulqadir Somow, portavoce del Consiglio Supremo dei giuristi islamici di Ahlu Sunna Wal Jamaa, che fa parte della Federazione degli Ordini Sufi in Somalia. Sheikh Somow ha accusato Al-Shabaab di aver commesso crimini e omicidi contro civili innocenti in base all’accusa pretestuosa di spionaggio. Secondo Somow, tutti i giuristi islamici concordano sul condannare persone accusate di spionaggio, ma ucciderle non è approvato dalla legge islamica. "Questo gruppo ha commesso più di un reato e, se si guarda al modo in cui sta ammazzando la gente, le sue azioni non hanno copertura legale, ma sono contrarie alla legge islamica", ha detto al Sabahionline. "Al-Shabaab sta cercando di terrorizzare i cittadini somali con queste sentenze."
Nell’aprile 2009, nel tentativo di avviare una riconciliazione nazionale, il Parlamento somalo ha approvato all’unanimità la proposta del Governo di introdurre formalmente nel Paese la legge della Sharia. I gruppi armati di opposizione, in particolare quello estremista islamico Al-Shabaab, hanno tuttavia bollato la decisione del Parlamento come una “cospirazione contro i combattenti islamici e la loro causa”.
Nell’agosto 2009, il Governo Federale di Transizione ha istituito un tribunale militare per processare i soldati accusati di reati penali. Tuttavia, questa corte opera al di fuori degli standard minimi per un processo equo, come il diritto ad avere una rappresentanza legale in giudizio e, per quelli condannati, il diritto a presentare ricorso e chiedere la grazia o la commutazione della pena. Il 13 agosto 2011, il presidente del TFG, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, ha dichiarato lo stato di emergenza nelle zone di Mogadiscio lasciate libere da Al-Shabaab. In base al decreto d’urgenza, firmato dal Presidente ma non approvato dal Parlamento, al tribunale militare è stata data giurisdizione su tutti gli abusi commessi in zone soggette alla stato di emergenza, tra cui la giurisdizione sui crimini commessi da civili, in violazione dell’Articolo 57 della Costituzione federale di transizione somala che stabilisce che i tribunali militari sono competenti solo per i reati militari commessi da appartenenti alle forze armate.
Al 23 gennaio 2012, secondo i tribunali militari del Governo Federale di Transizione, erano più di 50 le persone detenute condannate a morte, tra cui soldati del TFG e miliziani di Al-Shabaab. Da quando i tribunali militari sono stati istituiti, la maggior parte delle condanne a morte eseguite ha riguardato soldati governativi, ma vi sono stati anche casi di civili condannati a morte.
Il 10 settembre 2012, i parlamentari somali hanno eletto Hassan Sheikh Mohamud alla più alta carica del Paese alle prime elezioni presidenziali tenute in Somalia negli ultimi due decenni. Mohamud ha sconfitto l'ex Presidente del Governo Federale di Transizione Sheikh Sharif Sheikh Ahmed nel secondo turno di votazione, 190 a 79. I legislatori hanno votato presso l'Accademia di polizia a Mogadiscio, dove erano presenti 271 dei 275 membri del parlamento.
L’autoproclamata Repubblica del Somaliland è la sola parte del distrutto Stato somalo ad avere stabilito la pace, un Governo e un sistema multipartitico. Le elezioni parlamentari si sono tenute nel settembre 2005 e la nuova Repubblica è in attesa di essere riconosciuta a livello internazionale. Il Somaliland, il cui sistema giuridico è basato sul vecchio codice penale somalo, mantiene la pena di morte, sebbene gruppi locali a difesa dei diritti umani ne chiedano l’abolizione. Negli anni più recenti, molti condannati a morte hanno visto le loro sentenze commutate grazie al pagamento del “prezzo del sangue” (Diya) per via dell’applicazione della Sharia.
Il sistema dei clan tradizionali e il diritto consuetudinario Xeer sono molto forti nel Puntland, altra regione autonoma della Somalia, e di solito vengono utilizzati nei procedimenti penali o di altro tipo. Con questo sistema, gli anziani fungono da giudici e aiutano a mediare nei vari casi in base ai precedenti. I clan aiutano le forze di polizia e i tribunali nel loro lavoro. In caso di omicidio volontario, sono previste pene severe sia in termini di “prezzo del sangue” (Diya) sia di privazione della libertà o della stessa vita. Quando i clan si mettono d'accordo in un negoziato che un assassino debba essere ucciso, l'accordo viene portato in tribunale dove il giudice sottopone il caso al presidente per l'approvazione. Il presidente firma l’accordo e lo rimanda al giudice. L’accordo tra clan è definitivo e non può essere oggetto di ricorso. La polizia assicura che la decisione sia attuata, ma è un parente della vittima che effettua l'esecuzione. Ciò serve a ridurre il numero di esecuzioni extragiudiziali che avvengono in alcune città del Puntland.
Nel 2012, sono state effettuate almeno 7 esecuzioni “legali” dal Governo Federale di Transizione e almeno 1 nello Stato semi-autonomo del Puntland. Secondo Amnesty International sono state pronunciate almeno 76 condanne a morte. Nel 2011, sono state effettuate almeno 11 esecuzioni “legali” e comminate almeno 37 condanne a morte. Almeno 7 persone sono state giustiziate dal Governo Federale di Transizione, 3 nella regione autonoma del Puntland e 1 nell’autoproclamatosi Stato di Galmudug. Nel 2010, erano state effettuate almeno 8 esecuzioni e comminate almeno 11 condanne a morte. Nel 2009 non si era registrata nessuna esecuzione ma solo una dozzina di condanne a morte. Nel 2008 sono state effettuate almeno 3 esecuzioni. Nel 2007 sono state messe a morte almeno 5 persone, quasi tutte soldati condannati da tribunali delle forze armate.
Come “esecuzioni extragiudiziarie” andrebbero invece classificate quelle effettuate dagli estremisti islamici di Al-Shabaab che controllano larga parte della Somalia centro-meridionale e vogliono imporre una rigida applicazione della Sharia. Generalmente, i cristiani e le presunte spie vengono giustiziati in pubblico. Ai ladri vengono tagliate mani e gambe. Le donne accusate di adulterio vengono picchiate e lapidate. Le lapidazioni a opera di miliziani Al-Shabaab sono continuate nel 2011 e nel 2012.
Il 21 settembre 2011, nella sua risposta alle raccomandazioni avanzate nell’ambito dell’Esame Periodico Universale da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il Governo Federale di Transizione somalo ha dichiarato che “il Governo non vuole che la pratica della pena di morte aggiunga ulteriori perdite di vite umane ... Mentre la pena capitale è attualmente imposta per i reati più gravi, il Governo si impegna a operare per stabilire una moratoria sulla pena di morte in vista della sua abolizione”.
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 la Somalia ha votato in favore della risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 20 dicembre 2012, per la prima volta, oltre a votare in favore della risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l'ha anche cosponsorizzata.
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