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BIRMANIA (Myanmar)

Il Burma Lawyers' Council (BLC), un gruppo di legali...

Il Burma Lawyers' Council (BLC), un gruppo di legali birmani con base in Thailandia, ha rivolto un urgente appello alla comunità internazionale in favore di nove persone condannate a morte da un tribunale di Rangoon nel novembre 2003

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Il Burma Lawyers' Council (BLC), un gruppo di legali birmani con base in Thailandia, ha rivolto un urgente appello alla comunit� internazionale in favore di nove persone condannate a morte da un tribunale di Rangoon nel novembre 2003. Aung Htoo, segretario generale del BLC ha detto che il gruppo intende rendere pubblico il caso per far sapere come il governo militare birmano usa l'apparato giudiziario del Paese per rimanere al potere. Il 28 novembre 2003, il Tribunale Distrettuale di Rangoon Nord ha giudicato nove persone colpevoli di aver pianificato l'assassinio dei leader militare e le ha condannate a morte. Tra i condannati vi � Zaw Thet Htwe, editore capo del settimanale sportivo First Eleven ed ex segretario generale del Democratic Party for a New Society. Un altro � Nai Yetkha, eminente membro del New Mon State Party (NMSP), un gruppo etnico ribelle che ha firmato un accordo di cessate il fuoco con Rangoon nel 1995. L'appello del BLC afferma che la prova materiale sulla quale si basava l'accusa non � stata prodotta in tribunale. "E' chiaro inoltre che il Servizio di Intelligence dell'esercito ha potere sui tribunali e che manca quindi un sistema giudiziario indipendente", si legge nella lettera-appello. "E' tipico delle molte tecniche repressive usate per tenere al potere la giunta militare, mettere a tacere - in un modo o nell'altro - chi esprime il proprio appoggio alla democrazia". Aung Htoo spera che l'appello spinga la comunit� internazionale a sollevare domande a Rangoon sul caso e che si giunga a una revisione del caso all'interno del sistema giudiziario birmano e, pi� in generale, a una revisione dell'amministrazione militare. "Io spero che alle vittime venga annullata la condanna a morte", ha detto. "Non vogliamo che vengano mandati a morte degli innocenti".
FONTI
  • (Fonti: Irrawaddy Web Site via BBC Monitoring Asia Pacific, 11/03/2004)