Il 5 luglio 2012, con il deposito dello strumento di adesione...
Il 5 luglio 2012, con il deposito dello strumento di adesione...
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Il 5 luglio 2012, con il deposito dello strumento di adesione, il Benin è divenuto parte del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, relativo all’abolizione della pena di morte. Anche se la pena di morte rimane parte della legislazione interna fino a quando il Parlamento non rimuoverà tutte le disposizioni di legge in materia, la ratifica senza riserve del Secondo Protocollo, in vigore a tutti gli effetti dal 5 ottobre 2012, fa del Benin un Paese totalmente abolizionista. Infatti, in base all’articolo 1, commi 1 e 2, del Secondo Protocollo, “Nessuno all’interno della giurisdizione di uno Stato parte del presente Protocollo sarà giustiziato” e “Ogni Stato parte adotta tutte le misure necessarie per abolire la pena di morte nella sua giurisdizione”.
Il 18 agosto 2011, l’Assemblea Nazionale del Benin aveva votato la legge per l’adesione del Benin al Secondo Protocollo con una schiacciante maggioranza: 54 voti favorevoli, cinque contrari e sei astensioni. Contro il progetto di legge si erano espressi alcuni deputati, tra cui Jonas Gbénaméto che ha detto di non capire “come la legge possa proteggere gli assassini a spese degli assassinati”. Un’opinione che, di tutta evidenza, non è stata condivisa dai suoi colleghi.
Il 17 dicembre 2012, il Parlamento del Benin ha votato per l’abrogazione delle disposizioni relative alla pena di morte contenute in due articoli del nuovo codice di procedura penale – adottato nel marzo 2012 – dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale il 4 agosto, in seguito alla ratifica del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Secondo la Corte Costituzionale, con l'adozione della legge di adesione al Secondo Protocollo, il Benin si impegna a rispettare lo strumento giuridico inteso ad abolire la pena di morte. Tutte le rimanenti disposizioni della normativa nazionale che evocano la pena capitale sono nell’agenda del parlamento per la loro abrogazione, prevista nel 2013.
Il 28 febbraio 2009, un anno dopo la sua creazione, avvenuta per decreto presidenziale il 18 febbraio 2008, la commissione ad hoc per la revisione della Costituzione del 1990 (detta Commissione Ahanhanzo-Gléglé) ha pubblicato il suo rapporto. L’art. 15 del progetto di revisione della legge fondamentale è stato redatto in questi termini: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza e all’integrità della sua persona. (…) nessuno può essere condannato a morte”. Il progetto di revisione dovrà essere sottoposto a dibattito nazionale e a referendum. Il Presidente del Benin Thomas Yayi Boni ha chiesto al Parlamento di inscrivere l’abolizione della pena di morte nella Costituzione e, nel novembre del 2009, una proposta di legge in tal senso è stata presentata dal governo all’Assemblea Nazionale per la discussione e l’approvazione finale.
Attualmente, il Codice Penale prevede la pena di morte per omicidio, tradimento, stregoneria e altre pratiche che turbino l’ordine pubblico.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate il 23 settembre del 1987, quando due persone sono state fucilate dopo essere state condannate a morte per omicidio rituale.
L’ultima condanna a morte è stata emessa nel 2010 nei confronti di una donna condannata in contumacia per omicidio.
Sono 13 le persone nel braccio della morte, detenute nella prigione di Akpro Missérété. "La loro pena sarà commutata in ergastolo", ha promesso il Ministro della Giustizia del Benin, Marie-Elise Gbedo.
Il 18 dicembre 2014, il Benin ha co-sponsorizzato e votato a favore della Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2010 era assente al momento del voto.
Il 18 agosto 2011, l’Assemblea Nazionale del Benin aveva votato la legge per l’adesione del Benin al Secondo Protocollo con una schiacciante maggioranza: 54 voti favorevoli, cinque contrari e sei astensioni. Contro il progetto di legge si erano espressi alcuni deputati, tra cui Jonas Gbénaméto che ha detto di non capire “come la legge possa proteggere gli assassini a spese degli assassinati”. Un’opinione che, di tutta evidenza, non è stata condivisa dai suoi colleghi.
Il 17 dicembre 2012, il Parlamento del Benin ha votato per l’abrogazione delle disposizioni relative alla pena di morte contenute in due articoli del nuovo codice di procedura penale – adottato nel marzo 2012 – dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale il 4 agosto, in seguito alla ratifica del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Secondo la Corte Costituzionale, con l'adozione della legge di adesione al Secondo Protocollo, il Benin si impegna a rispettare lo strumento giuridico inteso ad abolire la pena di morte. Tutte le rimanenti disposizioni della normativa nazionale che evocano la pena capitale sono nell’agenda del parlamento per la loro abrogazione, prevista nel 2013.
Il 28 febbraio 2009, un anno dopo la sua creazione, avvenuta per decreto presidenziale il 18 febbraio 2008, la commissione ad hoc per la revisione della Costituzione del 1990 (detta Commissione Ahanhanzo-Gléglé) ha pubblicato il suo rapporto. L’art. 15 del progetto di revisione della legge fondamentale è stato redatto in questi termini: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza e all’integrità della sua persona. (…) nessuno può essere condannato a morte”. Il progetto di revisione dovrà essere sottoposto a dibattito nazionale e a referendum. Il Presidente del Benin Thomas Yayi Boni ha chiesto al Parlamento di inscrivere l’abolizione della pena di morte nella Costituzione e, nel novembre del 2009, una proposta di legge in tal senso è stata presentata dal governo all’Assemblea Nazionale per la discussione e l’approvazione finale.
Attualmente, il Codice Penale prevede la pena di morte per omicidio, tradimento, stregoneria e altre pratiche che turbino l’ordine pubblico.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate il 23 settembre del 1987, quando due persone sono state fucilate dopo essere state condannate a morte per omicidio rituale.
L’ultima condanna a morte è stata emessa nel 2010 nei confronti di una donna condannata in contumacia per omicidio.
Sono 13 le persone nel braccio della morte, detenute nella prigione di Akpro Missérété. "La loro pena sarà commutata in ergastolo", ha promesso il Ministro della Giustizia del Benin, Marie-Elise Gbedo.
Il 18 dicembre 2014, il Benin ha co-sponsorizzato e votato a favore della Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2010 era assente al momento del voto.
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